separazione divorzio cartabia

Separazione e divorzio dopo la legge Cartabia

Avvocato Berti
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Cosa cambia nella separazione con la Cartabia? Cosa prevede la nuova legge sul divorzio?

Con la Riforma Cartabia sono state apportate numerose modifiche al codice di procedura civile. In particolare, alcune di queste hanno riguardato l’iter per la separazione ed il divorzio.

Per quanto attiene al procedimento di separazione e divorzio con la Riforma Cartabia, analizzeremo le modifiche introdotte nel Libro II del codice di procedura civile, con il Titolo IV bis (artt. 473 bis, 1 fino all’art. 473 bis 71), nucleo fondamentale della Riforma, con cui si è approdati all’introduzione di un rito unico per tutti i procedimenti in materia di persone, minorenni e famiglie. Inoltre, tale rivoluzione supera la precedente divisione per competenze tra diversi Giudici e Tribunali (il Tribunale ordinario, con la suddivisione delle competenze tra il Giudice ordinario e il Giudice tutelare, ed il Tribunale per i minorenni), introducendo un Tribunale Unico per le persone, i minorenni e le famiglie.

Si auspica che ciò determini la diminuzione del numero dei procedimenti, oltre ad una maggiore conformità di giudizio.

Non per ultimo l’introduzione del Tribunale Unico determina una parificazione, anche dal punto di vista procedurale dei figli indipendentemente dalla circostanza che siano nati all’interno del matrimonio o meno.

Le tappe di questa vera e propria rivoluzione hanno come riferimento due date fondamentali: il 28 febbraio 2023, data in cui è entrato in vigore il nuovo rito per i procedimenti in materia di persone, minorenni e famiglie; il 17 ottobre 2024 istituzione del Tribunale Unico con contestuale soppressione del Tribunale per i minorenni.

Rimanendo sul piano procedurale si rileva come una delle novità più importanti è la possibilità di presentare contestualmente domanda di separazione e divorzio, anche se, sul punto, non sono mancati problemi interpretativi, fino al recente intervento della Corte di Cassazione (si veda sent.Cass.n.28727/2023).

1. Cosa cambia con le nuove norme per separazioni e divorzi? Le nuove norme per separazioni e divorzi congiunti.

La riforma Cartabia ha riguardato i procedimenti di separazione, di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento dell’unione civile e di regolamentazione dell’esercizio della responsabilità genitoriale, nonché di modifica delle relative condizioni, che come detto dal 28.02.2023 seguono un unico rito. L’art. 473 bis 51 c.p.c., sì come introdotto con la riforma 2023, detta il procedimento attraverso il quale richiedere, su domanda congiunta delle parti, la pronuncia di separazione personale o di divorzio. Questa si propone con ricorso da depositare presso il Tribunale del luogo di residenza o domicilio di una delle parti. Il ricorso, oltre che dall’avvocato viene sottoscritto anche dalla parte e deve contenere una serie di elementi fondamentali (art. 473 bis 12 c.p.c. riforma Cartabia), tra i quali, le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni (disponibilità patrimoniali e reddituali) e degli oneri a carico delle parti, oltre le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici. Le parti, infatti, con il ricorso possono anche regolare tra loro i rapporti patrimoniali.

La prima udienza fisica, può essere sostituita, su richiesta delle parti dall’udienza a trattazione scritta (senza, quindi, comparizione personale delle parti), in questo caso sarà necessario sottoscrivere la dichiarazione di non volersi riconciliare da depositare contestualmente alle note che costituiranno il verbale dell’udienza “cartolare”.

Depositato il ricorso, sottoscritto anche dalle parti, verrà fissata con decreto dal presidente del Tribunale la prima udienza da tenersi innanzi al designato giudice relatore. Il decreto verrà comunicato al P.M dalla cancelleria. Anche se la prima udienza si tiene nelle forme della trattazione scritta (non in presenza) il giudice relatore può sempre chiedere chiarimenti o documenti alle parti da depositare telematicamente. Inoltre, se l’accordo prospettato dai coniugi risulta in contrasto con l’interesse dei figli, il giudice li convocherà al fine di “suggerire” le modifiche da apportare.

Terminato questo passaggio, la causa è rimessa al collegio per la decisione. Il rigetto si potrà avere nel caso in cui le parti non giungano ad un accordo soddisfacente neanche in seguito alle modifiche, tutto a tutela del superiore interesse dei figli (minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti).

In merito alla novità, contenuta poi nell’art. 473 bis 49 c.p.c. sulla domanda simultanea di separazione e divorzio, nei giudizi contenziosi, la norma stabilisce la procedibilità di entrambe le domande “decorso il termine a tal fine previsto dalla legge, e previo passaggio in giudicato della sentenza che pronuncia la separazione personale”. Questo passaggio normativo ha generato diversi problemi interpretativi che affronteremo più avanti.

La separazione ed il divorzio contenziosi dopo la riforma Cartabia

Con la riforma Cartabia dal 28.02.2023 sono cambiate molti aspetti procedurali relativi alla separazione e divorzio contenziosi. Di seguito si tratteranno i più importanti.

Il Tribunale competente è quello del luogo in cui il minore ha la residenza abituale. Il ricorso per la separazione deve essere sottoscritto dalle parti quando è congiunto o dalla singola parte nei casi in cui manchi l’accordo. In passato non era un requisito obbligatorio in quanto bastava che il cliente sottoscrivesse la procura e non il ricorso.

L’art. 473 bis 12 c.p.c. indica gli elementi del ricorso ed i documenti da allegare, quali le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni, la documentazione attestante la titolarità di diritti reali su beni immobili e beni mobili registrati, nonché di quote sociali; gli estratti conto dei rapporti bancari e finanziari relativi agli ultimi tre anni. In presenza di minori al ricorso deve essere allegato un piano genitoriale (il cui modello è scaricabile dal sito del CNF). Alcuni Tribunali richiedono la compilazione del piano genitoriale anche in caso di separazione e divorzio congiunti. Una delle peculiarità è la previsione, all’art. 473 bis 4, c.p.c. dell’ascolto del minore che abbia compiuto 12 anni nei giudizi contenziosi (non sarà obbligatorio in quelli consensuali) e del conseguente obbligo, per il Giudice, di tenere in considerazione le opinioni espresse dal medesimo.

L’art. 473 bis 14 c.p.c prevede che, depositato il ricorso, il presidente entro tre giorni dal deposito provveda alla nomina del giudice relatore (delegato alla prosecuzione del procedimento).Tra il deposito del ricorso e l’udienza non devono passare più di 90 giorni. Nel decreto di fissazione dell’udienza, è assegnato un termine per la costituzione del convenuto di almeno 30 giorni prima dell’udienza. L’attore dovrà notificare il ricorso ed il decreto di fissazione dell’udienza al convenuto, almeno 60 giorni prima dell’udienza.

L’art. 473 bis 16 c.p.c. prevede che il convenuto si costituisca (entro il termine previsto. nel decreto), mediante deposito di una comparsa di risposta, il cui contenuto è prescritto negli artt. 167 e 473 bis 12, secondo, terzo e quarto comma.

L’art. 473 bis 17 c.p.c., prevede la possibilità di produrre ulteriori memorie rispetto agli atti introduttivi e precisamente:

  • Entro 20 giorni prima dell’udienza, l’attore può depositare una memoria per prendere posizione “in maniera chiara e specifica sui fatti allegati dal convenuto”, modificare o precisare domande e conclusioni, proporre domande ed eccezioni conseguenti alle difese del convenuto, indicare mezzi di prova e produrre documenti. Se il convenuto ha richiesto un contributo economico, l’attore deve depositare la documentazione prevista nell’articolo 473 bis 12, terzo comma, entro lo stesso termine.
  • Entro 10 giorni prima dell’udienza, il convenuto può depositare un’ulteriore memoria mediante la quale, a pena di decadenza, precisa e modifica le domande, eccezioni e conclusioni già proposte, propone eccezioni non rilevabili d’ufficio conseguenti alla domanda riconvenzionale o alle difese svolte dall’attore con la memoria del primo comma, indicare mezzi di prova e produrre documenti, anche a prova contraria.
  • Entro 5 giorni prima della data di udienza, l’attore può depositare un’ulteriore memoria per fornire soltanto indicazioni di prova contraria rispetto ai mezzi istruttori presentati nella memoria del secondo comma.

La nuova normativa introdotta prevede, altresì, la possibilità da parte del giudice di adottare provvedimenti indifferibili, ex art. 473bis.15, qualora si sia in presenza di un danno imminente e irreparabile o quando convocare le parti potrebbe compromettere l’efficacia dei provvedimenti. In questi casi il presidente o il giudice delegato, acquisite, se necessario, informazioni sommarie, può adottare con un decreto provvisoriamente esecutivo le misure necessarie nell’interesse dei figli e, nei limiti delle richieste avanzate, delle parti coinvolte. Con il decreto viene fissata un’udienza entro i successivi 15 giorni per confermare, modificare o revocare le misure adottate inaudita altera parte, assegnando al richiedente un termine per notificare il decreto alla controparte. Di fatto, il provvedimento adottato ha natura cautelare.

In sede di prima udienza le parti devono comparire personalmente ed il Giudice, oltre a tentare la conciliazione, con ordinanza stabilisce i provvedimenti temporanei ed urgenti nell’interesse delle parti, ma soprattutto dei figli (art.473bis.22) e rimette la causa per la decisione.

Quando questi consistono nell’obbligo di versare un contributo economico, il giudice determina la data di decorrenza del provvedimento, con la possibilità di retrodatare fino alla data della domanda. Tale ordinanza è da titolo esecutivo e titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale e mantiene la sua efficacia anche dopo l’estinzione del processo, fino a quando non viene sostituita da un altro provvedimento.

Detti provvedimenti, ai sensi dell’art. 473 bis 23 cpc, possono essere modificati o revocati dal collegio o dal giudice delegato in presenza di eventi successivi o nuovi accertamenti istruttori, nonché le parti posso presentare reclamo, entro 10 giorni dalla pronuncia del provvedimento in udienza ovvero dalla comunicazione o notificazione se anteriore, alla Corte d’Appello (473 bis 24 cpc).

Dopo aver adottato i provvedimenti urgenti, il giudice si pronuncia sulle richieste istruttorie e stabilisce il calendario del processo, fissando entro i successivi 90 giorni l’udienza per l’assunzione delle prove ammesse.

Viceversa se ritiene la causa matura per la decisione senza bisogno di ulteriori prove, il giudice, dopo aver fatto precisare le conclusioni, emette i provvedimenti necessari e ordina la discussione orale della causa nella stessa udienza o, su istanza di una delle parti, in un’udienza successiva. All’esito della discussione, il giudice trattiene la causa in decisione.

Assunte le prove, ai sensi dell’art. 473 bis 28 cpc, il giudice fissa l’udienza per la rimessione della causa in decisione, assegnando alle parti i seguenti termini:

  1. non più di sessanta giorni prima dell’udienza per il deposito delle note scritte di precisazione delle conclusioni;
  2. non più di trenta giorni prima dell’udienza per il deposito delle comparse conclusionali;
  3. non più di quindici giorni prima dell’udienza per il deposito delle memorie di replica.

La causa viene rimessa in decisione e il giudice delegato si riserva di riferire al collegio.

La sentenza viene depositata entro i successivi sessanta giorni.

3. Quanto tempo ci vuole per ottenere il divorzio dopo la separazione? È possibile procedere contestualmente alla separazione ed al divorzio?

È possibile chiedere con un unico ricorso sia separazione che divorzio, ciò non significa che questi vengano dichiarati con un’unica sentenza. Infatti, nei casi in cui viene dichiarata ammissibile la domanda contestuale (di separazione e divorzio) dovranno comunque passare, tra l’una e l’altro, 6 (o 12) mesi dall’udienza di comparizione.

Una questione controversa ha riguardato la possibilità di applicare il cumulo di domande anche nei casi di separazione e divorzio congiunti (quindi non contenziosi). Sul punto, le prime applicazioni della riforma Cartabia hanno portato ad interpretazioni contrastanti. Da un lato il Tribunale di Milano (sent. 3542 del 5 maggio 2023) ha ritenuto applicabile il cumulo di domande anche ai casi in cui si tratti di separazione e divorzio consensuali. Ha fornito, quindi, un’interpretazione estensiva della norma. Nel caso di specie, dopo aver pronunciato la separazione dei coniugi ha riconosciuto, trascorso il temine di cui all’art. 3, n. 2, lett. b., legge n. 898/1970 (legge sul divorzio) pari a sei (o dodici) mesi dalla pronuncia di separazione, la procedibilità anche della domanda di divorzio (dello stesso orientamento estensivo: Trib. Lamezia Terme, ord. 13 maggio 2023; Trib. Vercelli, 17 maggio 2023, n. 230; Trib. Modena, 27 febbraio 2023; Trib. Rovigo, 31 marzo 2023; Trib. Bolzano, 21 aprile 2023; Trib. Genova, sezione Famiglia, verbale riunione ex art. 47-quater ord. giud. E Trib. Vercelli, nota del Presidente del 15 marzo 2023; Trib. Terni, 22 giugno 2023). Diversamente, invece, si è pronunciato il Tribunale di Firenze (oltre a: Trib. Ferrara, 31 maggio 2023, n. 406; Trib. Bari, nota del Presidente della Prima Sezione civile del 6 aprile 2023 e Trib. Padova, nota del Presidente del Tribunale del 7 aprile 2023) a distanza di pochi giorni (sent. n. 4458 del 15 maggio 2023). Questo ha rilevato d’ufficio l’inammissibilità della domanda congiunta di separazione e divorzio (consensuale e congiunto) affermando l’applicabilità dell’art. 473 bis 51 c.p.c in luogo dell’art. 473 bis 49 c.p.c., omologando l’accordo di separazione e, contestualmente, rigettando la domanda di divorzio. Il Tribunale fiorentino ha ritenuto applicabile il cumulo di domande ai soli giudizi contenziosi. Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione con la sentenza n. 28727 del 16 ottobre 2023 la quale ha chiarito come “in tema di crisi familiare, nell’ambito del procedimento di cui all’art.473-bis.51 c.p. c., è ammissibile il ricorso dei coniugi proposto con domanda congiunta e cumulata di separazione e di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio … è ammissibile il cumulo delle domande di separazione e scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio nel caso di proposizione cumulativa delle stesse domande in via consensuale” in quanto “non si riscontrano ragioni che possano giustificare una disparità di trattamento tra il giudizio contenzioso e quello su istanza congiunta”.

Quando è entrato in vigore l'art 473 bis introdotto con la riforma Cartabia?

La Riforma Cartabia, in via generale, è entrata in vigore il 30 dicembre 2022 con l’intento di velocizzare, snellire e semplificare il processo civile in Italia. Per quanto attiene le norme su separazione e divorzio della riforma Cartabia, sono entrate in vigore il 28 febbraio 2023.

Uno degli scopi principali della riforma su separazione e divorzio del 2023 è quello di rendere questi procedimenti meno oneroso per le parti e più celeri nel loro svolgimento.

Tuttavia, solo attraverso le applicazioni pratiche sarà possibile capire se le criticità prima facie manifestate siano o meno superabili dalla prassi giurisprudenziale.

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