Le Successioni Ereditarie

Parlando di successioni ereditarie è bene distinguere tra:

L’elemento temporale e l’elemento spaziale nel fenomeno successorio

Le successioni ereditarie sono disciplinate nel libro II del codice civile. Secondo quanto previsto dall’art. 456 c.c., la successione si apre al momento della morte del de cuius, nel luogo del suo ultimo domicilio.

In base a tale ultimo assunto si determina la competenza territoriale nelle cause relative alle successioni ereditarie: il luogo in cui si aprono le successioni ereditarie non è quello in cui avviene la morte, ma quello in cui il defunto ha fissato il suo ultimo domicilio.

Per quanto concerne il momento della morte (coincidente con la cessazione irreversibile delle funzioni dell’encefalo), questo rileva in relazione a diversi aspetti, quali il termine prescrizionale per l’accettazione dell’eredità, il valore dei beni, la capacità di succedere degli eredi.

Quali sono i rapporti trasmissibili nelle successioni ereditarie

Le successioni ereditarie determinano il trasferimento, al successore, delle posizioni giuridiche patrimoniali del defunto, sia esse passive che attive. Tra queste si annoverano tutti quei rapporti che non si estinguono con la morte del soggetto (come i diritti patrimoniali assoluti, i contratti, le obbligazioni che non siano intuitu personae).

Pertanto a non essere oggetto di trasmissione, sono tutti quei rapporti non patrimoniali, ossia quelli personalissimi e familiari (come i diritti della personalità e il matrimonio) cfr. artt. 587 e 588 c.c.

Le successioni ereditarie di tipo testamentario e di tipo necessario

Quando è presente un testamento, è la volontà del de cuius a stabilire in che modo distribuire la quota disponibile tra gli eredi (art. 587 c.c.).

Tuttavia, non solo tale volontà deve essere espressa in una delle forme indicate dall’ordinamento giuridico (testamento olografo, pubblico, segreto e speciale), ma deve finanche essere rispettosa di quelle regole volte a tutelare gli interessi dei legittimari (la c.d. quota di riserva).

Ed invero, nelle successioni ereditarie, a taluni soggetti, quali il coniuge, i discendenti ed in mancanza di questi gli ascendenti, la legge riserva il diritto ad una quota dell’eredità (successioni ereditarie necessarie).
Se il testatore non lascia ai legittimari le quote spettanti loro per legge, questi possono impugnare il testamento tramite la c.d. azione di riduzione.

Possono redigere testamento tutti coloro che non siano stati dichiarati incapaci dalla legge (ossia gli interdetti per infermità mentale, i minori, gli incapaci di intendere e volere al momento della redazione del testamento).
Il testamento redatto da persona incapace può essere impugnato da chiunque vi abbia interesse, tuttavia, lo stesso rimane efficace finché non ne viene dichiarato l’annullamento.

Nelle successioni ereditarie possono ricevere per testamento le persone giuridiche, nonché tutte le persone fisiche nate o concepite prima dell’apertura della successione.

Le successioni ereditarie a titolo universale e a titolo particolare

Le successioni ereditarie sono a titolo universale quando l’erede subentra nell’interezza o in una quota dei rapporti giuridici del defunto (art. 588 c.c.).

Differentemente, nelle successioni ereditarie a titolo particolare, oggetto della stessa sono solo le specifiche disposizioni indicate dal defunto: in sintesi, nelle successioni ereditarie a titolo particolare il legatario non ha una quota del patrimonio ereditario come accade per l’erede.

Inoltre il legatario, ossia il destinatario della disposizione a titolo particolare, non solo non può rispondere dei debiti ereditari oltre il valore della cosa legata, ma non viene considerato, come l’erede, un successore nel debito ereditario.

Strettamente connessa a tale circostanza è la regola in base alla quale l’eredità deve essere accettata, mentre il legato, essendo una disposizione migliorativa della posizione del destinatario, non ha bisogno di tale atto formale ma si acquista di diritto, salva la possibilità di rinuncia.

Per lo stesso principio, l’erede che succede al defunto continua il possesso del proprio dante causa senza interruzione alcuna. Mentre il legato ne inizia uno nuovo.
Ancora, per il principio semel heres semper heres, l’erede non può essere a termine come il legatario, che può beneficiare di una disposizione temporanea.

L’accettazione dell’eredità

Nelle successioni ereditarie, affinché possa prodursi l’acquisto dell’eredità occorre che il chiamato compia un atto di accettazione della stessa, dal momento che nel nostro ordinamento non si può diventare eredi contro la propria volontà.

Tale atto è un negozio giuridico unilaterale e non recettizio. Ha un’efficacia retroattiva, retroagendo al momento della morte del de cuius, e può essere espresso o tacito.

Nelle successioni ereditarie l’accettazione è espressa quando viene manifestata in una scrittura privata o all’interno di un atto pubblico. Mentre è tacita quando il chiamato compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare, come vendere un bene facente parte del patrimonio ereditario.

L’accettazione può essere pura o con beneficio d’inventario. In tale ultimo caso l’erede limita la propria responsabilità per i debiti ereditari entro i limiti del patrimonio del de cuius. Si verifica cioè la separazione dei due patrimoni (quello dell’erede e quello del defunto).

Presupposto necessario affinché l’accettazione avvenga con beneficio d’inventario è la redazione dell’inventario. Ossia di un elenco formale circa le attività e le passività che formano l’eredità.

In mancanza di tale inventario (da compilarsi entro tre mesi dal giorno di apertura della successione) l’accettazione viene considerata come pura e semplice, con tutte le conseguenze annesse.

L’accettazione deve avvenire entro 10 anni dal momento di apertura della successione e non può essere parziale, sottoposta a condizione o a termine.
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