lesioni personali colpose

Le lesioni personali colpose

  • Categoria dell'articolo:Diritto penale
  • Commenti dell'articolo:0 commenti
  • Tempo di lettura:15 minuti di lettura
Avvocato Berti
Latest posts by Avvocato Berti (see all)

Introduzione

Tra i delitti contro la persona che il legislatore penale ha posto a tutela della integrità e della salute fisica, esistono diverse ipotesi di lesioni personali. Si distinguono, a seconda della “volontarietà”, le lesioni personali colpose (art. 590 cod. pen.) da quelle dolose (art. 582 cod. pen.), oppure a seconda della gravità, le lesioni lievi, lievissime, gravi e gravissime. Alcune ipotesi ricevono una particolare disciplina come, a titolo esemplificativo, le lesioni personali al pubblico ufficiale o all’esercente la professione sanitaria.

Spesso il reato di lesioni personali colpose viene contestato a seguito di un sinistro stradale con danni alla persona. In tal caso potrebbe applicarsi la fattispecie delle lesioni colpose stradali ex art. 590 bis cod. pen.

In ogni caso, il reato di lesione personale richiede l’esistenza di una “malattia” e cioè in una alterazione delle normali funzioni psicofisiche dell’organismo, e ciò a differenza del reato meno grave di percosse.

CHE COSA SI INTENDE PER LESIONI?

Prima di addentrarci nell’esame delle singole fattispecie incriminatrici, vediamo cos’è una lesione in senso penalistico, e qual è la differenza con le percosse.

Entrambe sono conseguenze dell’azione fisica di un corpo su un altro.

Si pensi ad uno schiaffo, un pizzicotto, una spinta da una parte, ad un pugno, una frattura, un’amputazione dall’altra.

La differenza tra percosse e lesioni personali è la presenza o meno di una “malattia”, che caratterizza le seconde. Infatti per l’art. 582 cod. pen. rubricato “lesione personale” è rilevante solamente quella lesione personale dalla quale deriva “una malattia nel corpo o nella mente”.

Negli anni la giurisprudenza non ha avuto una visione sempre univoca del concetto di malattia, infatti, inizialmente si faceva riferimento a qualsiasi forma di alterazione anatomica o funzionale dell’organismo, anche se di minima entità tale da non arrecare pregiudizi all’organismo nel suo complesso. Successivamente, l’evoluzione concettuale ha ristretto il significato penalmente rilevante di malattia, considerando solamente quella perturbazione funzionale idonea a provocare sensibili menomazioni funzionali all’organismo, sia che nasca da una lesione localizzata che diffusa (Cass., Sez. Un., sent. n. 2437/2009; Cass. pen., sez. I, sent., n. 31008/2020).

Al contrario, per integrare il reato di percosse (art. 581 cod. pen.) non è necessario l’atto di colpire violentemente un’altra persona, ma è sufficiente una manomissione violenta della fisicità altrui, purché sia oggettivamente idonea a determinare una sensazione dolorifica (anche se in concreto il dolore può non essere soggettivamente avvertito), e non diretta a cagionare una malattia.

COSA VUOL DIRE LESIONI COLPOSE?

Le lesioni colpose sono quelle cagionate “per colpa” e cioè senza che siano volute.

Derivano da una condotta colposa (e non dolosa) dell’agente, caratterizzata dalla violazione di regole cautelari specifiche o generiche (la normale prudenza, perizia e diligenza).

Di norma, un delitto è punito solamente se doloso, e cioè compiuto con la volontà di realizzarlo, mentre per le contravvenzioni, cioè per i reati meno gravi, si risponde indifferentemente dall’elemento soggettivo. Eccezionalmente, tuttavia, alcuni delitti sono puniti anche se commessi per semplice imprudenza, negligenza o imperizia. Tra questi rientra anche il reato di lesioni colpose, previsto all’art. 590 cod. pen.

Ipotesi particolare di lesioni “non volute” sono quelle previste all’articolo 586 cod. pen., quando queste sono conseguenti ad un fatto previsto come delitto doloso, purchè siano prevedibili ed evitabili e purchè il delitto-base sia idoneo a provocare la conseguenza non voluta. È il tipico esempio dello spacciatore, che in base a questa norma risponde per i danni fisici (fino anche alla morte) che il cliente patisce per l’assunzione di stupefacenti, da questo ceduti.

QUANTI TIPI DI LESIONI PERSONALI CI SONO?

In base all’elemento soggettivo, e cioè alla volontarietà, le lesioni personali possono essere dolose (art. 582 cod. pen.) o colpose (art. 590 cod. pen.).

Tra le lesioni dolose, il codice conosce alcune fattispecie particolari, come l’art. 583 bis cod. pen., (mutilazione degli organi genitali femminili), l’art. 583 quater cod. pen. (lesioni personali arrecate ad un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive e al personale sanitario, v. Cass. pen. sez V, sentenza n. 3117/2024), l’art. 583 quinquies cod. pen. (lesioni permanenti al viso che provochino una deformazione dell’aspetto).

Tra le lesioni personali colpose, sono dotate di autonoma previsione le lesioni stradali gravi e gravissime (art. 590 bis cod. pen.), se cagionate per colpa e con violazione delle norme sulla circolazione stradale.

Infine, l’art. 586 cod. pen. punisce la lesione personale quale conseguenza non voluta di un fatto previsto come delitto doloso.

COME SI DISTINGUONO LE LESIONI?

Le lesioni personali colpose si distinguono anche in base alla loro gravità: possono essere lievissime, lievi, gravi o gravissime.

Come indicato dall’art. 582 cod. pen., sono considerate lievissime le lesioni personali ove la malattia ha una durata non superiore a venti giorni.

COSA SI RISCHIA PER LESIONI LIEVI?

Si parla di lesioni personali lievi quando il periodo di malattia dura da ventuno a quaranta giorni. Queste lesioni personali sono sanzionate con la reclusione da tre mesi a tre anni e sono anche procedibili d’ufficio dalla Procura competente che ha notizia del reato commesso.

QUANDO LA LESIONE È GRAVE?

Le lesioni personali vengono definite gravi ex art. 583 c.p. se dal fatto deriva, in alternativa:

  • un pericolo di morte imminente. Il pericolo deve essere attuale e va desunto utilizzando una regola di comune esperienza alla luce dei sintomi della malattia e delle implicazioni provocare alle funzioni organiche del danneggiato (Cass. pen, sez. V, sent., n. 31134/2007; Cass., sez. V, sent., n. 4014/2016).
  • una malattia di durata superiore a quaranta giorni
  • una incapacità di svolgere le attività quotidiane di durata superiore a quaranta giorni. Tale incapacità alle mansioni quotidiane (sia lavorative che non lavorative, comunque riconducibili allo stile di vita precedente) può essere totale o relativa, qualora cioè le normali attività possano essere compiute, ma con sforzo straordinario o con una sensibile limitazione della qualità della vita,
  • l’indebolimento, e cioè la diminuzione funzionale permanente di un organo o di un senso. Come precisato dalla Cassazione penale, “non rilevano né il grado di tale indebolimento né il riflesso che esso può avere sulla capacità lavorativa, trattandosi di elementi non presi in considerazione dalla norma: è, invece, necessaria e sufficiente l’avvenuta menomazione permanente, in misura anche minima, della funzione uditiva) o di un organo, che risulti menomato nella sua potenzialità funzionale e indipendentemente dalla possibilità di ovviare altrimenti alla naturale funzionalità” (Cass., sez. V, sent., n. 4433/1999).

Infine, la lesione è gravissima se comporta:

  • la deformazione o lo sfregio del volto, cioè l’alterazione anatomica della simmetria o della regolarità dei tratti somatici,
  • una malattia non curabile alla luce della migliore scienza del momento,
  • la perdita anatomica o funzionale di un organo, di un senso o della capacità riproduttiva,
  • una grave e permanente difficoltà di parola. La giurisprudenza ha voluto precisare che si tratterebbe di ipotesi nelle quali “non è necessario che si giunga ad impedire la comunicazione del proprio pensiero attraverso la parola parlata, ma è sufficiente una difficoltà di espressione vocale, la quale sia, oltre che permanente anche grave e sia apprezzabile in modo oggettivo, per se stessa, e senza tener conto degli eventuali accorgimenti apprestati dalla scienza medica e o in concreto impiegato dalla persona offesa per diminuire gli effetti negativi derivanti da quella determinata lesione” (Cass. pen., sez. I, sent. n. 8085/1986).
lesioni personali colpose

QUALI SONO LE LESIONI PERMANENTI?

Sono permanenti quei pregiudizi psicofisici derivanti da atti di lesione personale, colposa o dolosa, che non hanno prospettiva di guarigione. Si fa riferimento a malattie certamente o probabilmente insanabili (possibilità di guarigione nulle o inferiori a quelle di non guarigione).

Oltre a quanto detto sull’inquadramento penale (lesioni gravi e gravissime), le lesioni permanenti rilevano anche ai fini della quantificazione del risarcimento del danno. Infatti, ai sensi del codice civile (art. 2043) qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.

In caso di lesioni personali colpose, un medico legale valuta le lesioni permanenti che il danneggiato ha patito, e le quantifica in una percentuale di invalidità da queste derivanti.

In particolare, si parla di lesioni macropermanenti se la percentuale di invalidità è almeno del 10% (art. 138 del Codice delle assicurazioni, Dlgs n. 209/2005), altrimenti si parla di lesioni micropermanenti o di lieve entità (art. 139 del Codice delle assicurazioni, Dlgs n. 209/2005).

Sulla base della percentuale di invalidità e della durata della malattia, è possibile calcolare il risarcimento del danno biologico.

COME È PERSEGUITO IL REATO DI LESIONI PERSONALI COLPOSE?

In via generale chi provoca lesioni colpose ad un soggetto è punito con la pena della reclusione fino a tre mesi e con una multa fino ad euro 309,00.

Nei casi di lesioni colpose gravi si applica la reclusione da uno a sei mesi e la multa può arrivare ad euro 619,00.

Per le lesioni colpose gravissime è prevista la reclusione da tre mesi a due anni o la multa da euro 309,00 ad euro 1.239,00.

Le pene sono aumentate se le lesioni colpose sono gravi o gravissime e derivano:

  • dal mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro. In tal caso per le lesioni gravi, è prevista la reclusione da tre mesi a un anno o la multa da euro 500,00 a euro 2.000,00, mentre per le lesioni gravissime è prevista la reclusione da uno a tre anni.
  • dall’esercizio abusivo di una professione (medica ad esempio). È prevista la pena della reclusione da sei mesi a due anni per lesioni gravi, mentre da un anno e sei mesi a quattro anni per lesioni gravissime.
  • dalla violazione delle norme sulla circolazione stradale (art. 590 bis c.p.). In tal caso si applica la reclusione da tre mesi a un anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime. Le pene sono ancora più severe nel caso della guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti (ne abbiamo parlato anche in questo articolo), e nel caso di violazione di norme specifiche (commi 5 e 6), mentre sono diminuite in caso di concorso di colpa (comma 7).

Come anche per altri reati, quando le lesioni colpose colpiscono più soggetti, si applica la pena per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo, ma in ogni caso entro il limite di cinque anni di reclusione.

QUANDO SI PROCEDE D'UFFICIO PER LESIONI COLPOSE?

Ai sensi dell’art. 590 cod. pen., sono perseguibili d’ufficio le lesioni personali solamente se gravi o gravissime, e se sono commesse in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni o dell’igiene sul lavoro, oppure se hanno determinato una malattia professionale. In tutti gli altri casi, si procede a querela della persona offesa.

Anche per l’ipotesi delle lesioni personali stradali, si procede di regola a querela della persona offesa, salvo che ricorra una circostanza aggravante.

A QUANTO AMMONTA IL RISARCIMENTO PER LESIONI PERSONALI?

Come già anticipato, spetta ad un medico legale valutare il danno prodotto dalle lesioni personali.

Questo consiste in una componente” permanente” individuata in percentuale di invalidità, ed in una componente “transitoria” individuata in giorni di malattia fino alla completa guarigione.

Una volta quantificato il danno biologico, è possibile utilizzare il sistema delle tabelle (di Roma e Milano) per liquidarlo e calcolare a quanto ammonta il risarcimento per lesioni personali. Queste tengono conto della percentuale di invalidità e dell’età della persona danneggiata

Oltre al danno biologico in senso stretto, le tabelle richiamate considerano anche il danno morale, per la sofferenza cagionata dalle lesioni, nonché una quota di “personalizzazione” ove nel caso specifico si verifichino conseguenze peculiari, rispetto a quelle che normalmente occorrono.

 

Dove opera BT Studio Legale

Lo Studio Legale Berti e Toninelli opera presso i Tribunali di Pistoia, Firenze, Lucca e Prato e fornisce consulenza in tutta Italia tramite i servizi online. Si trova a Pistoia in Piazza Garibaldi n. 5.
Per richiedere consulenza o assistenza in materia penale, è possibile utilizzare i pulsanti qui sotto.

Come funziona la Consulenza Online dello Studio Legale Berti Toninelli