La responsabilità per l’inquinamento dell’aria

La responsabilità per l’inquinamento dell’aria

L’inquinamento dell’aria: cause, effetti e normativa

La responsabilità per l’inquinamento dell’aria

Come è possibile contrastare il fenomeno dell’inquinamento dell’aria? Trova riscontro nel nostro ordinamento giuridico?
In via generale, tutti i cittadini e le istituzioni sono chiamati a proteggere l’ambiente. Ai sensi dell’art. 3 ter del d.lgs. 152/2006La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché al principio “chi inquina paga” ”.
L’inquinamento dell’aria rappresenta uno dei principali problemi su cui organizzazioni nazionali ed internazionali stanno investendo le proprie energie.
L’impatto che le sostanze inquinanti hanno sull’ambiente è estremamente dannoso per la salute dell’uomo, in aggiunta mettono a serio repentaglio l’intero sviluppo dell’ecosistema.
Anche per l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’inquinamento ambientale costituisce uno dei maggiori nemici da combattere; a tal fine sono state promulgate numerose linee guida da far adottare agli Stati affinché si abbassino i livelli delle sostanze inquinanti.
La normativa italiana, come approfondito in questo articolo, seppur molto recente in materia ha predisposto sanzioni molto severe, annoverando l’inquinamento ambientale tra i reati punibili con la reclusione. Peraltro, la responsabilità penale è estesa anche alle società, in base al D.Lgs. 231/2001.
Non mancano, infine, disposizioni legislative comunitarie promosse dall’Unione Europea che dettano i criteri da seguire per disciplinare al meglio i reati ambientali.


QUAL È IL PROBLEMA DELL’INQUINAMENTO DELL’ARIA

Il fenomeno dell’inquinamento atmosferico è una piaga che affligge in maniera sempre più ingente la popolazione globale a seguito dei numerosi danni che provoca sull’ambiente. Si tratta di un problema in costante sviluppo, tanto da obbligare il legislatore a porre normative ben chiare in materia per tentare di sensibilizzare l’opinione pubblica e limitare gli effetti dell’inquinamento atmosferico.
Tra i vari tipi di inquinamento ambientale, l’inquinamento atmosferico rappresenta solo una delle tante categorie da contrastare. Come stabilisce l’articolo 268 del Codice Ambientale, si intende per “[..] inquinamento atmosferico: ogni modificazione dell’aria atmosferica, dovuta all’introduzione nella stessa di una o di più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da ledere o da costituire un pericolo per la salute umana o per la qualità dell’ambiente oppure tali da ledere i beni materiali o compromettere gli usi legittimi dell’ambiente”.
L’inquinamento dell’aria è determinato dalla diffusione di gas nocivi e polveri sottili prodotti per lo più dall’utilizzo dei combustibili fossili.
Le principali cause dell’inquinamento, difatti, diffuse a livello mondiale, derivano dalle attività industriali: impianti siderurgici, di produzione di energia, di riscaldamento, di incenerimento dei rifiuti e, non da meno, dal traffico stradale.
Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla popolazione sono tutt’altro che da sottovalutare: l’impatto dell’inquinamento dell’aria sulla salute delle persone può comportare danni all’appartato circolatorio, respiratorio e cardiaco.
Approfondiremo in questo articolo come nel nostro ordinamento viene inteso l’inquinamento ambientale e quali sono le misure adottate dal legislatore per contrastare questo preoccupante fenomeno in ampliamento.


COSA SI INTENDE QUANDO SI PARLA DI INQUINAMENTO DELL’ARIA

A a cosa ci si riferisce quando si affronta il tema dell’inquinamento atmosferico?
L’inquinamento dell’aria è solo uno tra i vari tipi di inquinamento, interessa l’atmosfera terrestre comportandone la sua modificazione a seguito degli agenti chimici e fisici dannosi che produce.
L’inquinamento dell’aria rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per la salute dell’uomo, oltre che un ingente danno per l’ecosistema e l’ambiente.
Il fenomeno dell’inquinamento atmosferico interessa in massima parte le grandi metropoli ovvero le aree urbanizzate e industrializzate: nelle prime le maggiori cause dell’inquinamento provengono dall’emissione dei gas derivanti dagli scarichi dei veicoli a seguito del traffico, nel secondo caso – quello di cui ci occuperemo in questo articolo – le sostanze inquinanti sono prodotte all’interno di fabbriche nonché stabilimenti di vario tipo.
Le sostanze causanti l’inquinamento dell’aria difficilmente interessano esclusivamente la zona in cui è circoscritta l’attività produttiva; a causa del vento e di altri fattori ambientali, gli agenti inquinanti sono trasportati anche a notevole distanza.


QUALI SONO I TIPI DI INQUINAMENTO OLTRE ALL’INQUINAMENTO DELL’ARIA

Oltre all’inquinamento dell’aria analizzato nel paragrafo precedente, esistono numerose tipologie di inquinamento che interessano molteplici aspetti.
L’inquinamento ambientale ingloba al proprio interno più fattispecie tutte dannose per la conservazione dell’ecosistema e per la tutela della salute: inquinamento termico, idrico, del suolo, acustico.
L’inquinamento termico si verifica a causa dell’innalzamento delle temperature, le quali possono provocare la modifica dell’ecosistema (il surriscaldamento globale di cui tanto si sente discutere negli ultimi decenni). Le principali cause dell’inquinamento termico sono: il processo industriale, la deforestazione, la produzione delle centrali elettriche, l’effetto serra.
L’inquinamento idrico rientra tra i problemi di maggiore preoccupazione a livello mondiale: le acque risultano essere sempre più inquinate, tanto da aver comportato un dimezzamento della fauna marina e una progressiva limitazione dell’acqua potabile. Le cause dell’inquinamento idrico sono in grossa parte: materiali di scarico, petrolio e derivati, detriti e plastiche, scorie radioattive, discariche e fognature che immettono nell’acqua sostanze nocive.
Tra i vari tipi di inquinamento, ancora, troviamo quello acustico: il meno discusso ma non il meno pericoloso giacché potrebbe comportare, a lungo andare, seri danni alla salute dell’uomo. Le fonti principali dell’inquinamento acustico sono: aeroporti, porti e tutti i luoghi interessati da un indigente traffico, l’eccessiva movida notturna, i cantieri di produzione.
L’inquinamento dell’aria, ad ogni modo, risulta uno dei più preoccupanti, sul quale il legislatore italiano e non solo ha concentrato maggiormente la propria attenzione.


QUALI SONO LE PRINCIPALI FONTI DELL’INQUINAMENTO DELL’ARIA

L’inquinamento dell’aria, come accennato precedentemente, è determinato per lo più dalla mano dell’uomo. Le principali cause dell’inquinamento, definite antropiche, sono le seguenti:

  • Utilizzo di combustibili fossili: il biossido di zolfo proveniente dalla combustione dei combustibili fossili costituisce la prima causa di inquinamento atmosferico. L’esempio più lampante è da rintracciare nell’utilizzo del carbone nelle centrali elettriche e del petrolio nelle raffinerie. Segue la combustione della benzina o del gasolio prodotti da veicoli di piccola e grossa taglia (aerei, camion, auto, moto).
  • Combustione di biomasse: l’emissione di agenti tossici derivanti dalla combustione di sostanze quali legna, pellet e simili contribuisce a innalzare il livello dell’inquinamento dell’aria. Questa può derivare tanto dai grandi impianti di produzione quanto dal riscaldamento domestico.
  • Emissioni: i processi industriali rilasciano nell’aria un’enorme quantità di agenti chimici e composti organici, tutte sostanze dannose per l’ambiente e per l’uomo giacché riducono a gran misura la qualità dell’aria provocando l’inquinamento ambientale.
  • Incenerimento dei rifiuti:  la dispersione nell’aria delle sostanze tossiche e cancerogene dopo la combustione dei rifiuti, rientra tra le cause dell’inquinamento. A contribuire all’innalzamento dell’inquinamento dell’aria è anche l’attività degli impianti a biogas che si occupano del trattamento dei rifiuti organici.
  • Estrazione mineraria o petrolifera: durante il processo di estrazione svolto mediante l’utilizzo di grandi apparecchiature, si disperdimento in aria polveri sottili e sostanze chimiche che costituiscono uno fattore di inquinamento atmosferico.


QUALI SONO GLI EFFETTI DELL’INQUINAMENTO DELL’ARIA

Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sono rintracciabili in diversi settori: da quello ambientale e climatico a quello della salute, nonché nel settore economico.
Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sull’ambiente sono i più discussi. Vi rientrano:

  • Il riscaldamento globale:  l’inquinamento dell’aria, a causa della diffusione di particelle tossiche e di agenti chimici derivanti dal processo di industrializzazione, ha causato l’aumento delle temperature su scala mondiale.
  • L’assottigliamento dello strato di ozono. Questo fenomeno potrebbe comportare non pochi problemi alla salute dell’uomo dal momento in cui lo strato di ozono protegge dai raggi ultravioletti nocivi del sole.
  • Lo smog: è causato dalla reazione tra le sostanze chimiche presenti nell’aria, che determinano l’inquinamento ambientale, e la luce solare.
  • Le piogge acide: derivano dall’interazione tra le gocce di pioggia e gli agenti inquinanti presenti nell’atmosfera. La loro caduta sul suolo provoca non pochi pericoli per l’agricoltura e la salute degli esseri viventi.
  • Tra gli effetti dell’inquinamento atmosferico non è da tralasciare il rischio di malattie. Gli apparanti maggiormente interessati sono quello respiratorio e cardiocircolatorio. L’inquinamento dell’aria è uno dei  fattori cancerogeni per l’uomo.


QUALI SONO LE SOSTANZE PIÙ PERICOLOSE PRODOTTE DELLE INDUSTRIE CHE PROVOCANO L’INQUINAMENTO DELL’ARIA

Due tra le più conosciute organizzazioni impegnate nel contrasto all’inquinamento atmosferico, la Green Cross e la Pure Earth, nel 2015 hanno stilato un elenco delle sostanze che maggiormente incidono sui livelli di inquinamento ambientale, oltre ad essere lesive per la salute dell’uomo.
Tra gli agenti più inquinanti rientrano:

  • Il cromo esavalente, utilizzato per lo più da industrie che si occupano della lavorazione dei metalli. Può comportare danni al sistema respiratorio oltre che essere fattore di numerose tipologie di cancro.
  • Il mercurio, spesso utilizzato in processi industriali, è causato principalmente dall’emissione delle centrali elettriche a carbone. Questa sostanza inquinante può comportare danni per il cervello, i reni e per il sistema immunitario.
  • I pesticidi, la cui natura chimica può causare conseguenze notevoli sulla salute neurologica, riproduttiva e dermatologica di quanti vi siano a costante contatto.
  • Il piombo, la cui esposizione o contaminazione può provocare disturbi neurologici, nervosi e intaccare il sistema immunitario.


COME AVVIENE LA MISURAZIONE DELLA QUALITÀ DELL’ARIA

La misurazione della qualità dell’aria è un aspetto alquanto importante per tentare di prevenire ovvero tenere sotto controllo l’inquinamento ambientale. Si tratta di uno strumento utile non solo per i cittadini, i quali possono essere così aggiornati circa la condizione dell’aria che respirano, ma anche per le pubbliche amministrazioni, che possono emanare provvedimenti volti al ristabilimento dell’indice qualitativo standard previsti dall’apposita normativa di riferimento: il Decreto Legislativo n.155/2010, che recepisce la direttiva europea n.2008/50.
La misurazione della qualità dell’aria permette di individuare il livello di inquinamento atmosferico, al fine di poter adottare le misure necessarie a prevenire che una concentrazione elevata di sostanze tossiche nell’aria, possa cagionare un danno alla salute dei cittadini.
La misurazione della qualità dell’aria avviene tramite apparecchiature automatiche contenute all’interno di centraline, le quali rilevano la concentrazione delle principali sostanze che causano l’inquinamento ambientale (il particolato, il monossido di carbonio, il biossido di azoto e di zolfo, l’ozono).
Il calcolo della misurazione della qualità dell’aria avviene dividendo la misura di una determinata sostanza inquinante tra quelle elencate, per il suo limite di riferimento di cui al Decreto Legislativo n.155/2010.
Ad esempio, per l’ozono, il limite del valore medio rilevabile nell’arco di un’ora è di 200 µg per metro cubo (sono consentiti 18 superamenti nell’arco di un anno), mentre il limite del valore medio rilevabile nell’arco di un anno è di 40 µg per metro cubo; per il monossido di carbonio, il limite del valore medio rilevabile in un giorno (calcolato su 8 ore) è di 10 µg per metro cubo.
Si è provveduto ad effettuare una classificazione dei risultati ottenuti dalla misurazione della qualità dell’aria in una suddivisione in cinque livelli di diverso colore: azzurro quando l’aria è buona, verde quando la qualità dell’aria è discreta, arancione quando la misurazione della qualità dell’aria ha portato ad un risultato mediocre, rosso quando l’indice di qualità è scadente, viola quando la qualità dell’aria a seguito dell’inquinamento atmosferico è pessima.


QUAL È STATO IL PRIMO INTERVENTO NORMATIVO ITALIANO IN MATERIA DI INQUINAMENTO DELL’ARIA

In Italia il legislatore ha provveduto a disciplinare il fenomeno dell’inquinamento atmosferico già nel 1966, emanando la legge n.615 del 13 luglio, poi sostituita dal codice dell’ambiente (D.Lgs 152/2006), ponendo la base normativa in materia di tutela ambientale.
La prima legge sull’inquinamento dell’aria è stata emanata con il nome di “Legge anti-smog” e considerava le maggiori cause dell’inquinamento (industrie, impianti termici e veicoli a motore) allo scopo di limitare gli effetti dell’inquinamento atmosferico.
Il primo articolo della legge sull’inquinamento dell’aria dettava: “L’esercizio di impianti termici, alimentati con combustibili minerali, solidi o liquidi, a ciclo continuo o occasionale, nonché l’esercizio di impianti industriali e di mezzi motorizzati, che diano luogo ad emissione in atmosfera di fumi, polveri, gas e odori di qualsiasi tipo atti ad alterare le normali condizioni di salubrità dell’aria e di costituire pertanto pregiudizio diretto o indiretto alla salute dei cittadini e danno ai beni pubblici o privati, sarà sottoposto alle norme di cui alla presente legge”.
La legge, agli articoli 8 e 9, sanciva le condizioni e i requisiti tecnici da rispettare per l’istallazione degli impianti termici, prevedendo altresì le sanzioni pecuniarie in caso di violazione: “[..] Chiunque installa, trasforma o amplia un impianto termico di cui al precedente articolo 8, senza la preventiva approvazione di cui al presente articolo, è punito con l’ammenda da lire 300.000 a lire 3.000.000”.
Dall’articolo 20 e seguenti la legge 615/1966 dettava i criteri entro cui le industrie devono regolamentarsi al fine di limitare l’inquinamento dell’aria, prevedendo le rispettive sanzioni.


COSA SONO GLI ILLECITI ED I REATI AMBIENTALI

Gli illeciti amministrativi ed i reati ambientali sono disposizioni, per lo più contenute nel codice penale e nel d.lgs. 152/2006, che sanzionano alcuni comportamenti che causano o potrebbero causare danni rilevanti all’ambiente (e indirettamente alla salute dell’uomo) mediante l’emissione di sostanze nocive che possano causare l’inquinamento dell’aria, delle acque ovvero del suolo.
Tra gli illeciti contenuti nel codice dell’ambiente, ed in particolare quelli posti a limitare l’inquinamento dell’aria, si segnalano quelli indicati all’art. 279, art. 288 e art. 296.


COSA STABILISCE IL TESTO UNICO AMBIENTALE IN MATERIA DI INQUINAMENTO DELL’ARIA

Nel 2006 è stata emanata quella che possiamo definire la principale norma di riferimento in materia ambientale. Parliamo del Testo Unico Ambientale (o codice dell’ambiente), meglio definito Decreto Legislativo n.152/2006, che ha come obiettivo primario la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali” (art. 2 D.Lgs 152/2006).
Il codice dell’ambiente prevede anche le misure per limitare il fenomeno dell’inquinamento dell’aria. In particolare, il decreto in esame disciplina i limiti di emissione per ogni classe di sostanza e per tipologia di attività, al fine di prevenire l’inquinamento ambientale.
Il Testo Unico Ambientale sancisce al primo articolo quelle che sono le materie oggetto del decreto:

“a) nella parte seconda, le procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la valutazione d’impatto ambientale (VIA) e per l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC);

b) nella parte terza, la difesa del suolo e la lotta alla desertificazione, la tutela delle acque dall’inquinamento e la gestione delle risorse idriche;

c) nella parte quarta, la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati;

d) nella parte quinta, la tutela dell’aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera;

e) nella parte sesta, la tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente”.

La parte che più strettamente riguarda l’inquinamento dell’aria è contenuta nella parte quinta, agli articoli 267 e seguenti, e “ si applica agli impianti, inclusi gli impianti termici civili non disciplinati dal titolo II, ed alle attività che producono emissioni in atmosfera e stabilisce i valori di emissione, le prescrizioni, i metodi di campionamento e di analisi delle emissioni ed i criteri per la valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite” (art. 267 D.Lgs 152/2006).
Il Testo Unico Ambientale è stato integrato, nel 2008, da cinque nuovi articoli e modificato ampiamente dal D./Lgs. 46/2014 che ha focalizzato l’attenzione sull’autorizzazione integrata ambientale e apportato novità in materia di inquinamento dell’aria e riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti nell’atmosfera.


PERCHÉ IN MATERIA DI INQUINAMENTO DELL’ARIA È IMPORTANTE LA LEGGE N.68/2015

La novità più significativa in ambito di inquinamento dell’aria è da riscontrare nell’emanazione della legge n.68/2015, la quale, recependo le disposizioni della direttiva UE 2008/99/CE, ha previsto sanzioni per chiunque commetta illeciti amministrativi e penali in materia ambientale, tra cui l’inquinamento dell’aria. L’importanza della legge risiede nella fermezza del legislatore di voler attribuire finalmente una precisa tutela giurisdizionale, mediante sanzioni chiare e specifiche, a quei comportamenti lesivi per l’ambiente, tra cui l’inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque.
In particolare, al fine di tutelare l’ecosistema e prevenire i vari tipi di inquinamento, ha introdotto all’interno del Codice Penale il nuovo titolo “Dei Delitti Contro L’Ambiente” (articoli 452 bis e seguenti) disciplinando i delitti di:

Peraltro, la responsabilità per i reati di inquinamento ambientale (doloso e colposo), disastro ambientale (doloso e colposo), associazione a delinquere finalizzata a commettere taluno dei delitti contro l’ambiente oggi introdotti e traffico ed abbandono di materiale ad alta radioattività è estesa anche alle persone giuridiche: la legge 68/2015 li ha inclusi nell’elenco ex art. 25 undecies della L. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti e delle società.
La legge citata ha integrato il Testo Unico Ambientale Dlgs 152/2006, approfondito nel paragrafo precedente, introducendo agli articoli 318 ter e seguenti un procedimento di estinzione delle contravvenzioni in materia ambientale previste dallo stesso testo unico.


COME È PUNITO L’INQUINAMENTO DELL’ARIA NEL REATO DI INQUINAMENTO AMBIENTALE

Tra i delitti introdotti dalla Legge 68/2015, quello di maggior importanza ai fini della trattazione, è certamente quello di inquinamento ambientale ex art.452 bis cod. pen. il quale, con il reato di disastro ambientale, rappresenta il punto cardine della nuova norma.
È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:
1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;
2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna”.
La norma prevede al secondo comma un’aggravante ad effetto comune: “Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata”.
Una ipotesi di diminuzione della pena, dalla metà a due terzi, è prevista dall’art. 452 decies cod. pen. (c.d. ravvedimento operoso) “nei confronti di colui che si adopera per evitare che l’attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori, ovvero, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi, e diminuite da un terzo alla metà nei confronti di colui che aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella ricostruzione del fatto, nell’individuazione degli autori o nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti.”
Ai sensi dell’art. 452 undecies cod. pen., in caso di condanna o sentenza di patteggiamento è sempre ordinata la confisca (anche per equivalente) del prodotto, del profitto del reato e/o delle cose che servirono a commetterlo, salvo che appartengano a persone estranee al reato o che “l’imputato abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza e, ove necessario, alle attività di bonifica e di ripristino dello stato dei luoghi.”


QUANDO L’INQUINAMENTO DELL’ARIA COSTITUISCE REATO

L’inquinamento dell’aria, come visto, rientra tra i comportamenti riconducibili al reato di inquinamento ambientale di cui all’articolo 452 bis del Codice Penale e come tale punibile penalmente.
Il reato di inquinamento ambientale si configura quale fattispecie a forma libera: la disposizione normativa non richiede particolari modalità per la sussunzione del delitto, che al contrario punisce l’autore indipendentemente dal mezzo utilizzato.
La fattispecie oggetto della nostra trattazione, ancora, può rappresentarsi sia in veste di condotta attiva che di condotta omissiva: nel primo caso all’autore del reato è rimproverabile per aver posto in essere un comportamento attivo che abbia determinato l’inquinamento dell’aria, del suolo o delle acque; nel secondo caso è rimproverabile per un’omissione, cioè per non essersi attivato per evitare i vari tipi di inquinamento.
Infine, il reato di inquinamento dell’aria (come di qualsiasi altro tipo di inquinamento ambientale) non richiede che il comportamento criminoso sia commesso esclusivamente con dolo. L’inquinamento ambientale è punito anche se commesso con colpa. In tali casi, l’art. 452 quinques cod. pen. prevede che la pena è diminuita da un terzo a due terzi. Inoltre, in mancanza di un danno effettivo, se la commissione dei fatti indicati determina un pericolo di inquinamento ambientale, la pena è ulteriormente diminuita di un terzo.

inquinamento dell'aria. Norme e giustizia.


COME DENUNCIARE IL REATO DI INQUINAMENTO DELL’ARIA

Le condotte che costituiscono il reato di inquinamento ambientale, tra cui l’inquinamento dell’aria, possono essere segnalate da cittadini che ne siano venuti a conoscenza.
Si premette che i reati sopra descritti sono procedibili d’ufficio, nel senso che non è richiesta la querela per perseguire i responsabili. Questo comporta due aspetti. In primo luogo, che salvo i limiti temporali della prescrizione, la denuncia per il reato di inquinamento ambientale può essere fatta in ogni momento, e non entro lo stretto limite di tre mesi.
In secondo luogo, non è richiesta la forma ed il contenuto della querela, ma le segnalazioni circa i vari tipi di inquinamento possono essere presentate senza particolari formalità, anche in forma anonima mediante appositi servizi telefonici e telematici.
In alternativa il cittadino può presentare un formale esposto indirizzato al Comune della zona interessata, alle Forze dell’Ordine ovvero al comando dei Vigili Urbani. Nell’esposto, il soggetto descrive la sussistenza dell’inquinamento dell’aria o i vari tipi di inquinamento che rappresentano reato.
Qualora la segnalazione avanzata circa l’inquinamento dell’aria richieda indagini di natura tecnica, l’ente a cui è stata indirizzata avrà il compito di attivare l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA), la quale provvede non solo ad accertare che siano rispettate le disposizioni contenute all’interno delle autorizzazioni ma si adopera altresì per effettuare la misurazione della qualità dell’aria. I risultati derivanti dalle indagini sono trasmessi agli organi di competenza, per valutare se sussistono gli estremi del reato di cui all’articolo 452 bis del Codice Penale.


COME OTTENERE IL RISARCIMENTO DEL DANNO CAUSATO DALL’INQUINAMENTO DELL’ARIA

Il danno causato dall’inquinamento dell’aria si configura quale danno ambientale, il cui significato è stato esplicitato dall’articolo 300 del Testo Unico Ambientale: “È danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima”.
Il risarcimento del danno trova tutela giudiziaria nell’articolo 2043 del Codice Civile: “qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.
Inoltre, l’art. 2058 cod.civ. stabilisce che “il danneggiato può chiedere la reintegrazione in forma specifica, qualora sia in tutto o in parte possibile”.
La legge n.349/86, prevede il risarcimento del danno causato dall’inquinamento ambientale, sia “in forma specifica”, consistente nel ripristino dello stato dei luoghi a spese del responsabile, che il risarcimento pecuniario “per equivalente”, calcolato e liquidato in via equitativa, qualora non fosse possibile procedere alla quantificazione del danno.
L’obbligo di risarcimento del danno in vista di reati ambientali tra cui l’inquinamento dell’aria è disciplinato dall’articolo 311 del Codice Ambientale, il quale stabilisce che: “Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare agisce, anche esercitando l’azione civile in sede penale, per il risarcimento del danno ambientale in forma specifica e, se necessario, per equivalente patrimoniale, oppure procede ai sensi delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto”.
L’obbligo risarcimento del danno ambientale, nel nostro caso a seguito degli effetti dell’inquinamento atmosferico, può essere sancito durante un procedimento penale mediante la costituzione di parte civile di chiunque, possedendone i requisiti, voglia presentarne domanda.
Il secondo comma della disposizione sancisce l’obbligo di risarcire il danno in forma specifica, in capo a chiunque commetta un fatto illecito, arrecando un danno all’ambiente.
Il terzo ed ultimo comma del testo normativo detta i criteri di determinazione del risarcimento del danno e, infine, stabilisce che nell’ipotesi di concorso ciascun autore risponde nei limiti della propria responsabilità personale.


QUALI SONO STATI GLI INTERVENTI LEGISLATIVI DELL’UNIONE EUROPEA PER CONTRASTARE IL FENOMENO DELL’INQUINAMENTO DELL’ARIA

L’Unione Europea si è sempre dimostrata sensibile al tema dell’inquinamento, tanto da agire su più livelli: da una parte promuovere numerose iniziative di sensibilizzazione al tema, per prevenire l’inquinamento ambientale e dall’altra contrastare gli effetti dell’inquinamento atmosferico.
Tra i molteplici interventi legislativi dell’Unione Europea in tema di inquinamento ambientale, ricordiamo la Direttiva n.96/62 CE, volta a stabilire i criteri che regolano la misurazione della qualità dell’aria, il cui obiettivo è (articolo 1) quello di “Definire i principi di base di una strategia comune volta a: definire e stabilire obiettivi di qualità dell’aria ambiente nella Comunità europea al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi sulla salute umana e sull’ambiente nel suo complesso; valutare la qualità dell’aria ambiente negli Stati membri in base a metodi e criteri comuni; disporre di informazioni adeguate sulla qualità dell’aria ambiente e far sì che siano rese pubbliche, tra l’altro mediante soglie d’allarme; mantenere la qualità dell’aria ambiente, laddove è buona, e migliorarla negli altri casi”.
Inoltre, con la Direttiva n.2001/81 CE, l’Unione Europea ha voluto (articolo 1): “limitare le emissioni delle sostanze inquinanti ad effetto acidificante ed eutrofizzante e dei precursori dell’ozono, onde assicurare nella Comunità una maggiore protezione dell’ambiente e della salute umana [..]”.
La norma impone i limiti per le emissioni dei quattro agenti maggiormente inquinanti per l’atmosfera e che nuocciono gravemente alla salute dell’uomo e dell’ambiente (ossidi di azoto, diossido di zolfo, composti organici volatili diversi dal metano e ammoniaca).
Ad oggi, la direttiva in materia di inquinamento dell’aria più recente è la n.2016/2284, la quale stabilisce la riduzione delle emissioni nazionali di determinati agenti inquinanti.


QUALE TUTELA PENALE HA ADOTTATO L’UNIONE EUROPEA IN MATERIA DI INQUINAMENTO DELL’ARIA

L’Unione Europea è intervenuta con la Direttiva n.99/2008, volta a prevenire gli effetti dell’inquinamento atmosferico, sancendo la tutela penale dell’ambiente. L’art. 5 della direttiva obbliga gli Stati membri ad adottare “le misure necessarie per assicurare che i reati di cui agli articoli 3 e 4 siano puniti con sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive”.
L’Italia ha provveduto al recepimento della Direttiva in due tempi. In un primo momento, con l’adozione del Decreto Legislativo n.121/2011, con il quale il legislatore ha esteso la responsabilità amministrativa degli enti nelle ipotesi di commissione di reati ambientali e ha predisposto sanzioni pecuniarie e interdittive molto severe.
Il totale recepimento è avvenuto solo con l’adozione della legge n.68/2015, analizzata nei paragrafi precedenti, che ha comportato l’introduzione dei nuovi reati ambientali all’interno del Codice Penale.


CHE RUOLO SVOLGE L’AEA IN MATERIA DI INQUINAMENTO ATMOSFERICO

L’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) è una delle agenzie dell’Unione Europea il cui compito è quello di vigilare mediante una rete di monitoraggio e fornire le informazioni ottenute in materia ambientale circa l’inquinamento dell’aria affinché sia possibile individuare le cause dell’inquinamento.
L’Agenzia, oltre ad un lavoro di coordinazione e consulenza, ha l’incarico di fornire anche un supporto allo sviluppo di strategie volte a prevenire gli effetti dell’inquinamento atmosferico, adottando rapporti circa le possibili direzioni da intraprendere.
Il lavoro svolto dall’Agenza Europea dell’Ambiente ha contribuito e influito sull’emanazione delle numerose direttive europee, alcune delle quali analizzate nei paragrafi precedenti, volte a limitare l’inquinamento dell’aria.
Ogni anno l’AEA pubblica le relazioni delle indagini tecnico-scientifiche svolte, allegando le valutazioni sull’andamento dell’inquinamento atmosferico a seguito della misurazione della qualità dell’aria.


QUALI SONO GLI STANDARD EUROPEI SULLE EMISSIONI CHE PROVOCANO L’INQUINAMENTO DELL’ARIA

Tra le cause dell’inquinamento sono da annoverare, oltre alle sostanze nocive prodotte dagli impianti industriali, anche i fumi e i gas provocati dagli scarichi delle automobili. Al fine di contrastare questa tipologia di inquinamento, l’Unione Europea è intervenuta imponendo limiti ai valori delle emissioni dei veicoli venduti all’interno della zona comunitaria.
Il processo consiste nell’individuazione di categorie (Euro 1, Euro2, Euro 3 …) in relazione alle caratteristiche, sempre più restrittive, che deve possedere la vettura esposta in commercio.
L’attuale classificazione comprende i veicoli da Euro-0 a Euro-6: i primi sono quelli immatricolati prima del 1992, cioè prima dell’entrata in vigore della direttiva di riferimento.
Lo standard Euro-6 prevede la diffusione di auto ibride ed elettriche, così da ridurre le emissioni di gas nocivi e dunque contrastare una delle cause dell’inquinamento atmosferico.
In materia di restrizioni circa gli standard europei sulle emissioni inquinanti, è da evidenziare che sono sempre più frequenti i “blocchi”, cioè veri e propri divieti di circolazione, predisposti per i veicoli altamente inquinanti, al fine di ridurre l’impatto di questo sull’ambiente.
Peraltro, la violazione del blocco del traffico configura un illecito amministrativo sanzionato ai sensi del comma 13-bis dell’articolo 7 del Codice della Strada: “Chiunque, in violazione delle limitazioni previste ai sensi della lettera b) del comma 1, circola con veicoli appartenenti, relativamente alle emissioni inquinanti, a categorie inferiori a quelle prescritte, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 163 a euro 658 e, nel caso di reiterazione della violazione nel biennio, alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da quindici a trenta giorni ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI”.


COS’È IL PACCHETTO “ARIA PULITA”

Il pacchetto “Aria Pulita”, promosso dalla Commissione Europea nel 2013, mira a promuovere soluzioni volte a combattere l’inquinamento dell’aria, stabilendo degli obiettivi comuni che gli Stati membri devono perseguire con l’intento di ridurre gli effetti dell’inquinamento atmosferico entro il 2030.
Il pacchetto “Aria Pulita” si compone di un programma contenente tre proposte legislative circa le strategie sviluppate dalla Commissione per contrastare l’inquinamento ambientale e volte a garantire il raggiungimento degli obiettivi prefissati: una revisione ed integrazione della Direttiva europea che ha sancito i limiti tollerabili delle emissioni delle principali sostanze inquinanti, una nuova direttiva la cui finalità è ridurre l’inquinamento causato dagli impianti di combustione, una proposta di approvazione delle norme internazionali sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza.
L’attuazione del pacchetto “Aria pulita” incide positivamente e notevolmente sulla qualità dell’aria, apportando benefici per la salute tutti i cittadini dell’Unione Europea e per la sopravvivenza dell’ecosistema.

Per una consulenza in materia penale, il nostro Studio Legale si trova, in Piazza Garibaldi n. 5 a Pistoia. Offriamo assistenza e consulenza legale in tutta Italia, in particolare presso i Tribunali di Pistoia, Prato, Lucca e Firenze. Potete contattarci all’indirizzo info@btstudiolegale.it oppure tramite il form presente su questa pagina: https://www.btstudiolegale.it/contatti/