giustizia riparativa

La giustizia riparativa

  • Categoria dell'articolo:Diritto penale
  • Commenti dell'articolo:0 commenti
  • Tempo di lettura:20 minuti di lettura
Avv. Gabriele Toninelli
Latest posts by Avv. Gabriele Toninelli (see all)

Introduzione

La giustizia riparativa, incentivata dalle ultime riforme (d.lgs. 150/2022 “Cartabia”), è stata definita una “rivoluzione copernicana” nel senso di spostare l’attenzione del processo penale dal reato e imputato alla vittima, cui posizione è assai trascurata nel sistema penale tradizionale.

Mentre la commissione di un illecito civile, come ad esempio l’inadempimento di un contratto, riguarda normalmente solamente soggetti privati (sebbene possano essere numerosi), al contrario, la commissione di un reato non è un fatto privato tra autore e vittima, ma riguarda l’intera collettività. Il reato è, da un punto di vista sostanziale, una lesione tipizzata di un bene giuridico di interesse pubblico.

Ed infatti nel nostro sistema, nel processo penale prende parte anche il pubblico ministero, rappresentante dell’interesse pubblico, e le udienze penali sono normalmente aperte al pubblico.

Tuttavia, sempre nel sistema processualistico italiano, la vittima viene neutralizzata: non è elemento necessario del processo, se non quando chiamata a rendere testimonianza, e viene sostituita dallo Stato nell’accertamento del fatto e nella punizione del colpevole.

La giustizia riparativa pone invece l’accento sul fatto che il reato non determina solamente una lesione del bene comune, ma anche dell’interesse privato della vittima.

Per la riforma Cartabia la giustizia riparativa serve da una parte a riconoscere il ruolo della vittima all’interno del fatto di reato, dall’altra parte a responsabilizzare l’autore sul fatto commesso.

Ai programmi di giustizia riparativa si accede per qualsiasi reato (anche i più gravi) e in ogni stato e fase del procedimento, sin dalle indagini preliminari, ed anche se non è stata presentata una querela, previa richiesta all’autorità giudiziaria. Con la riforma Cartabia la giustizia riparativa è sottoposta alla duplice condizione dell’utilità del percorso e dell’assenza di pericolo concreto per i partecipanti o per l’accertamento dei fatti del procedimento penale.

Infatti, giustizia riparativa e processo penale non sono tra di loro alternativi, ma complementari: seguono due strade diverse, che talvolta si intersecano. Da una parte alla mediazione penale è assicurata riservatezza, a tal punto che i documenti e le informazioni ivi emerse non possono essere, salvo eccezioni, prodotte nel processo penale.

Dall’altra parte, se l’esito negativo del programma di giustizia riabilitativa non incide in alcun modo sull’accertamento del fatto e delle responsabilità penali, viceversa l’esito riparatorio può essere valutato dal giudice anche ai fini della gravità del fatto e della pena.

Alla mediazione penale possono partecipare tutti i soggetti interessati, non solo la vittima e l’autore (presunto) del fatto, ma anche soggetti estranei, che possono agevolare il buon esito riparativo, mentre i difensori hanno un ruolo poco più che marginale, e comunque non partecipano agli incontri con il mediatore.

Nel concreto, secondo la Cartabia la giustizia riparativa si conclude o meno con l’”esito riparativo”, ossia un accordo  volto alla riparazione dell’offesa e idoneo a rappresentare l’avvenuto riconoscimento reciproco e la possibilità di ricostruire la relazione tra i partecipanti. L’esito riparativo raggiunto, a sua volta, può influire nel processo penale.

L’esito del programma può essere riparativo in senso materiale (ad esempio il risarcimento dei danni, la restituzione delle cose sottratte …) o simbolico (ad esempio scuse formali e pubbliche, l’impegno a aderire ad associazioni di volontariato o svolgere attività socialmente utili, o a intraprendere un percorso di cura dalle dipendenze).

CHE COSA È LA GIUSTIZIA RIPARATIVA?

Sotto il nome di giustizia riparativa rientrano tutti quei procedimenti, complementari al tradizionale processo penale, che mirano al recupero sociale del reo ed alla riappacificazione con la vittima.

All’art. 42 del d.lgs. 150/2022 “Cartabia” la giustizia riparativa è definita come “ogni programma che consente alla vittima del reato, alla persona indicata come autore dell’offesa e ad altri soggetti appartenenti alla comunità di partecipare liberamente, in modo consensuale, attivo e volontario, alla risoluzione delle questioni derivanti dal reato, con l’aiuto di un terzo imparziale, adeguatamente formato, denominato mediatore”.

Ciò nella prospettiva di una migliore applicazione dell’art. 27 Costituzione, in base al quale la pena ha una funzione anche (sebbene non esclusivamente) rieducativa, e di una maggiore attenzione alla vittima del reato, che nel processo penale (soprattutto minorile) ha un ruolo assai limitato.

QUALI SONO GLI OBIETTIVI DELLA GIUSTIZIA RIPARATIVA?

Secondo questa impostazione, quindi, l’obiettivo principale (art. 43) della giustizia riparativa secondo la riforma Cartabia è, in primo luogo, la auto-responsabilizzazione del reo, permettendogli, mediante lo svolgimento di programmi di giustizia riparativa (che prevedono anche un confronto con la vittima) un migliore rinserimento nel tessuto sociale, messo in crisi dal compimento del reato.

Dall’altra parte, i programmi di giustizia riparativa servono, dal punto di vista della vittima, a porre rimedio a tutte le conseguenze che le sono derivate dal reato, che non si limitano al danno economicamente valutabile (che peraltro può già essere risarcito all’interno del tradizionale processo “punitivo”), ma che comprendono la sua sofferenza morale.

Infine i programmi di giustizia riparativa intendono ricostruire i legami tra colpevole e collettività.

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELLA GIUSTIZIA RIPARATIVA

Ciò che caratterizza la giustizia riparative e la mediazione penale è l’incontro con la vittima, in presenza di un soggetto terzo. A differenza del tradizionale processo penale, i programmi di giustizia riparativa hanno carattere:

  • Consensuale e volontario: ai programmi di giustizia riparativa si partecipa solamente se vi è il consenso dell’autore del reato, che anzi deve dimostrare di aver preso coscienza delle conseguenze del fatto, e di volersi riappacificare con la vittima. Il consenso deve essere libero, e cioè non costretto dall’autorità giudiziaria, che si limita ad invitare gli interessati ad intraprendere il percorso (senza alcuna conseguenza nel caso di rifiuto, abbandono o insuccesso del programma), ed informato. A tal proposito, l’autorità giudiziaria ed altri soggetti hanno l’obbligo di informare l’autore dell’offesa e la vittima della possibilità di accedere ai programmi (art. 47). Inoltre i soggetti interessati ai programmi di giustizia riparativa hanno diritto di ricevere dai mediatori una informazione effettiva, completa e obiettiva sui programmi di giustizia riparativa disponibili, sulle modalità di accesso e di svolgimento, sui diritti e i doveri, sui potenziali esiti e sugli eventuali accordi.

Se il consenso a partecipare ai programmi di giustizia riparativa deve essere fornito in forma scritta (art. 48), è invece revocabile senza formalità, anche per fatti concludenti.

  • Partecipativo: l’autore del reato non si limita a subire il programma, ma partecipa attivamente, a differenza di quanto avviene nel processo penale, in cui l’assenza dell’imputato non può avere per conseguenze pregiudizievoli.

COME NASCE LA GIUSTIZIA RIPARATIVA?

Testa di ponte della giustizia riparativa nel panorama normativo italiano è stato il dpr sul processo penale minorile n. 448/1988, che ha introdotto il meccanismo della sospensione del processo con messa alla prova, col fine di accelerare la fuoriuscita del minorenne dal circuito penalistico e per compensare la scarsissima rilevanza della persona offesa (la quale neppure può costituirsi parte civile).

Già nel 2012 l’Unione Europea si era mossa con la direttiva n. 2012/29, invitando gli Stati a porre attenzione ai diritti ed alla tutela della vittima del reato.

GIUSTIZIA RIPARATIVA E PROCESSO MINORILE

Già il meccanismo della messa alla prova, di cui all’art. 28 del codice del processo penale minorile (dpr 448/1988), rientra in una accezione ampia di giustizia riparativa, permettendo all’autorità giudiziaria di sospendere il processo penale e incaricare il minore di osservare un programma elaborato di concerto con i servizi minorili, nonché ulteriori prescrizioni dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione con la persona offesa.

L’art. 28 è stato oggetto di riforma ad opera della riforma Cartabia, per cui l’autorità giudiziaria invita il minorenne anche a partecipare anche a programmi di giustizia riparativa, ove ne ricorrano le condizioni.

Ma sin dalla fase delle indagini preliminari, l’art. 9 onera l’autorità giudiziaria di svolgere un accertamento sulla personalità e sulle condizioni socio culturali del minore, anche incaricando l’ufficio per la mediazione alla ricerca di un confronto con la vittima.

Il positivo incontro tra autore e vittima del reato potrebbe portare, in base all’art. 27, alla declaratoria di una sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto.

I programmi di giustizia riparativa rilevano anche nella fase dell’esecuzione della pena e delle misure di comunità: ad essi si fa riferimento all’art. 1 comma 2 del d.lgs. 121/2018

QUANDO SI APPLICA LA GIUSTIZIA RIPARATIVA?

I programmi di giustizia riparativa sono accessibili:

  • per qualsiasi fattispecie di reato.
  • in ogni stato e grado del procedimento penale: dalla fase delle indagini preliminari (qualora si tratti di delitti perseguibili a querela, anche prima che la stessa sia stata proposta) a sin dopo l’esecuzione della pena o della misura di sicurezza, nonché all’esito di una sentenza di non luogo a procedere o di non doversi procedere, per difetto della condizione di procedibilità o per intervenuta causa estintiva del reato.

Sono previste tre condizioni (art. 129 bis cod. proc. pen.):

  • l’utilità del percorso alla risoluzione delle questioni derivanti dal fatto per cui si procede.
  • l’assenza di pericolo concreto per i partecipanti.
  • l’assenza di pericolo concreto per l’accertamento dei fatti.

Importante sottolineare che avvenuto l’accertamento del fatto di reato non figura tra i requisiti: alla giustizia riparativa si può accedere anche prima dell’avvio del processo penale, e quindi “da innocenti”.

giustizia riparativa

CHI PUÒ CHIEDERE LA GIUSTIZIA RIPARATIVA?

La persona a cui il fatto di reato è attribuito e la persona offesa possono chiedere, in ogni stato e grado del procedimento e per qualsiasi ipotesi di reato, di accedere ai programmi di giustizia riparativa (art. 129 bis c.p.p.). La richiesta deve essere fatta personalmente o a mezzo di procuratore speciale.

La richiesta deve essere presentata all’autorità giudiziaria che procede, ed in particolare (art. 45 ter disp. att. c.p.p.):

  • al pubblico ministero in pendenza delle indagini preliminari.
  • al GIP se è stato emesso decreto di citazione diretta a giudizio e fino alla trasmissione del fascicolo al giudice dell’udienza predibattimentale.
  • al giudice del dibattimento, se è stata emessa la sentenza e fino alla trasmissione degli atti al giudice dell’impugnazione.
  • al giudice che ha emesso l’atto impugnato, nelle more del ricorso per cassazione

Prima di decidere con ordinanza, l’autorità giudiziaria deve sentire le parti, i difensori nominati e, se lo ritiene necessario, la vittima del reato.

L’autorità giudiziaria può disporre anche d’ufficio l’invio dei soggetti di cui sopra al Centro per la giustizia riparativa.

CHI PUÒ ACCEDERE ALLA GIUSTIZIA RIPARATIVA?

Di regola, l’accesso alle forme di giustizia riparativa è libero, e può essere limitato dall’autorità giudiziaria soltanto in caso di pericolo concreto per i partecipanti, derivante dallo svolgimento del programma.

Vi può partecipare (art. 45 d.lgs. 150/2022) chiunque vi abbia interesse, in primo luogo, la persona indicata come autore del reato e la vittima.

L’art. 42 della riforma Cartabia sulla giustizia riparativa fornisce una definizione ampia dell’autore dell’offesa, anche perché la richiesta può essere fatta sin dalle indagini preliminari fino addirittura a dopo l’esecuzione della condanna definitiva. È autore dell’offesa la persona indicata come tale dalla vittima, anche prima della proposizione della querela; l’indagato; l’imputato; la persona sottoposta a misura di sicurezza personale; la persona condannata. Può accedere alla giustizia riparativa anche la persona destinataria di una sentenza di non luogo a procedere o di non doversi procedere, per difetto della condizione di procedibilità o per intervenuta causa estintiva del reato.

La vittima è la persona fisica (ma non anche le persone giuridiche, le società, gli enti …) che ha subito direttamente dal reato qualunque danno, nonché il familiare della persona fisica la cui morte è stata causata dal reato e che ha conseguentemente subito un danno.

In alcuni casi (ad esempio nel caso di mancato consenso della vittima), partecipa alla mediazione penale della giustizia riparativa una vittima aspecifica, e cioè la vittima di un reato analogo (seppur della stessa fattispecie) di quello contestato alla persona indicata come autore. Ad esempio, la mediazione può svolgersi tra l’autore di una rapina e la persona offesa di una rapina diversa.

Alla partecipazione dei programmi di giustizia hanno comunque interesse:

  • i familiari dell’autore e della vittima,
  • persone di supporto indicate dall’autore e dalla vittima,
  • enti ed associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato,
  • rappresentanti o delegati di Stato, Regioni, enti locali o di altri enti pubblici,
  • autorità di pubblica sicurezza,
  • servizi sociali.

I difensori partecipano solamente su richiesta delle parti, e solamente in due momenti: in occasione dei colloqui preliminari (art. 54) e nella definizione degli accordi relativi all’esito materiale del programma. Restano fuori dagli incontri coi mediatori.

QUALI SONO LE MISURE DI GIUSTIZIA RIPARATIVA?

Ai sensi dell’art. 53 d.lgs. 150/2022, le misure di giustizia riparativa e mediazione penale comprendono:

  1. la mediazione penale tra l’autore dell’offesa e la vittima, anche estesa ai gruppi parentali;
  2. il dialogo riparativo;
  3. ogni altro programma dialogico guidato da mediatori, svolto nell’interesse della vittima e dell’autore dell’offesa.

QUAL È LA PRATICA ELETTIVA DELLA GIUSTIZIA RIPARATIVA?

Elemento centrale della giustizia riparativa è la mediazione penale. Dopo una fase preliminare, dove i mediatori prendono contatti con ciascuno degli interessati, separatamente, per vagliare la fattibilità dei programmi (art. 54), si svolgono gli incontri con i mediatori, i quali assicurano il trattamento rispettoso, non discriminatorio ed equiprossimo dei partecipanti, garantendo tempi adeguati alle necessità del caso. (art. 55).

Il mediatore trasmette al giudice una relazione periodica ed una finale, in cui dà atto delle attività svolte, dello stato e dei tempi del programma di giustizia riparativa, dell’esito raggiunto o non raggiunto.

QUALI SONO I PROGRAMMI DI GIUSTIZIA RIPARATIVA PENALE?

La normativa non prevede un elenco tassativo dei programmi di giustizia riabilitativa, ma essi comunque prevedono la mediazione penale, il dialogo tra gli interessati ed in genere qualsiasi programma finalizzato ad avvicinare autore dell’offesa e vittima.

GIUSTIZIA RIPARATIVA: COME SI CONCLUDONO I PROGRAMMI?

L’esito della mediazione può essere riparativo o non riparativo.

A sua volta, la riparazione può essere materiale e/o meramente simbolica:

  • l’esito riparativo materiale può comprendere il risarcimento del danno, le restituzioni, l’adoperarsi per eliminare o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato o evitare che lo stesso sia portato a conseguenze ulteriori.
  • l’esito riparativo simbolico può comprendere dichiarazioni o scuse formali, impegni comportamentali anche pubblici o rivolti alla comunità (ad esempio l’impegno a partecipare ad attività di volontariato), accordi relativi alla frequentazione di persone o luoghi. La riparazione simbolica soddisfa l’obiettivo della giustizia riparativa di riavvicinare l’autore del reato alla vittima (tramite il pentimento del primo e il perdono della seconda) ed alla collettività.

GIUSTIZIA RIPARATIVA: QUALI SONO LE CONSEGUENZE NEL PROCESSO PENALE

Il meccanismo della giustizia riparativa della Cartabia non sostituisce, ma affianca il processo penale: processo penale e giustizia riparativa sono due paradigmi tendenzialmente separati, che talvolta hanno punti di contatto.

Da una parte, la ratio della pretesa punitiva dello Stato non ha alcuna aspirazione riparativa. La sanzione penale ha semmai funzioni retributive, preventive, rieducative.

Dall’altra parte, principio cardine dei programmi di giustizia riparativa è la riservatezza sulle dichiarazioni e sulle attività svolte (art. 43 d.lgs. 150/2022), il che rende le dichiarazioni e gli elementi affiorati nell’esecuzione dei programmi, inutilizzabili nel processo e nell’esecuzione della pena (art. 51), salvo che:

  • il contenuto della relazione che il mediatore invia all’autorità giudiziaria,
  • vi sia il consenso di tutti i partecipanti,
  • la rivelazione sia assolutamente necessaria per evitare la commissione di imminenti o gravi reati,
  • le dichiarazioni integrino di per sé reato.

L’obbligo di riservatezza vale tanto per i mediatori (su cui grava un vero e proprio segreto professionale ex art. 52) ed il personale dei centri per la giustizia riparativa, quanto dagli stessi partecipanti (art. 50) almeno fino alla conclusione e alla definizione del processo penale

La giustizia riparativa non è quindi pensata come strumento deflattivo del sistema, né come rinuncia alla pretesa sanzionatoria dello Stato.

Pur tuttavia, l’esito positivo dei programmi riparativi può avere qualche riflesso all’interno del processo. Infatti, mentre la mancata effettuazione o l’interruzione del programma, o il mancato raggiungimento di un esito riparativo non producono effetti sfavorevoli nei confronti dell’autore dell’offesa, viceversa l’eventuale esito riparativo (materiale e/o simbolico) è valutato dall’autorità giudiziaria anche ai fini della valutazione della gravità del reato e della pena. Segnatamente, l’avere partecipato a un programma di giustizia riparativa con la vittima del reato, concluso con un esito riparativo, rileva come:

Dove opera BT Studio Legale

Lo Studio Legale Berti e Toninelli opera presso i Tribunali di Pistoia, Firenze, Lucca e Prato e fornisce consulenza in tutta Italia tramite i servizi online. Si trova a Pistoia in Piazza Garibaldi n. 5.
Per richiedere consulenza o assistenza in materia penale, è possibile utilizzare i pulsanti qui sotto.

Come funziona la Consulenza Online dello Studio Legale Berti Toninelli