circonvenzione incapace

La circonvenzione di incapace

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Introduzione

La circonvenzione di incapace è penalmente sanzionata nel nostro ordinamento e consiste nell’approfittamento di soggetti “vulnerabili” quali minorenni, infermi o con deficienza psichica, anche se non interdetti o inabilitati, con il fine di trarre profitto.

Il reato rientra tra i delitti contro il patrimonio, e pertanto il bene giuridico tutelato dalla fattispecie è l’integrità patrimoniale e la libera determinazione circa gli atti di disposizione patrimoniale, da parte del soggetto debole.

Talvolta, vittima della circonvenzione di incapace è un anziano. Infatti, lo stato di vulnerabilità della persona offesa non deve arrivare necessariamente alla infermità psicofisica potendo essere integrata anche con uno stato di decadimento cognitivo.

Quando la circonvenzione di incapace è posta in essere da parte del figlio o dagli altri soggetti indicati dall’art. 649 cod. pen. (coniuge non legalmente separato o unito civilmente, ascendente o discendente, affine in linea retta, adottante o adottato, fratello o sorella conviventi) ad esempio per ottenere disposizioni testamentarie favorevoli, opera la causa di non punibilità, salvo che la circonvenzione dell’anziano sia commessa con violenza.

Al di la del reato, tra le varie figure che permettono di tutelare le persone vulnerabili dalla circonvenzione di incapace, l’amministratore di sostegno è forse quella più diffusa. Infatti, gli eventuali atti o contratti compiuti senza l’approvazione o comunque il controllo dell’amministratore di sostegno (ed in alcuni casi senza l’autorizzazione del Giudice Tutelare o del Tribunale) sono annullabili ex art. 412 cod. civ..

 

COS’È LA CIRCONVENZIONE DI INCAPACE

Il bene giuridico tutelato dal reato di cui all’art. 643 cod. pen. è stato oggetto di dibattiti. Secondo alcuni si tratterebbe della dignità e della libertà di autodeterminazione, in quanto la circonvenzione di incapace lederebbe non direttamente il patrimonio del soggetto offeso, ma il suo interesse a disporre liberamente (Cass. n. 1427/2004).

Per altri invece, considerando che si tratta di un reato contro il patrimonio, la circonvenzione di incapace tutelerebbe esclusivamente il suo patrimonio  (Cass. n. 38508/2011; Cass. n. 41376/2010).

La tesi intermedia, infine, considera la circonvenzione di incapace come un reato plurioffensivo, pertanto, idoneo a ledere sia il patrimonio sia la libertà di autodeterminazione.

CHI COMMETTE IL REATO DI CIRCONVENZIONE DI INCAPACI ART. 643 DEL COD. PEN.?

L’art. 643 cod. pen. disciplina il reato di circonvenzione di incapace che punisce con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 206 a euro 2.065 chi, al fine di ottenere per sé o per terzi un profitto, abusa di bisogni, passioni o dell’inesperienza di un minorenne, di un soggetto mentalmente infermo o comunque con problemi psichici.

Il reato può essere commesso da chiunque, salvo però il ricorrere della causa di non punibilità per alcuni soggetti, legati alla persona offesa da un particolare vincolo di familiarità.

Infatti, l’art. 649 cod. pen. stabilisce che non è punibile chi ha commesso il reato di circonvenzione di incapace in danno:

  • del coniuge non legalmente separato;
  • della parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso;
  • di un ascendente o discendente o di un affine in linea retta, ovvero dell’adottante o dell’adottato;
  • di un fratello o di una sorella che con lui convivano.

La ratio è quella di evitare una sentenza di condanna (o anche solo un processo penale) che potrebbe avere, all’interno dei rapporti familiari, conseguenze peggiori di quelli che deriverebbero dal fatto delittuoso, quando invece quest’ultime potrebbero essere “superate” dall’affectio parentale.

Tuttavia, la scriminante è superata (e quindi il soggetto attivo che rientri nell’elenco ut sopra è punibile) quando la circonvenzione di incapace viene commessa con violenza alla persona ex art. 649 comma 3 cod. pen.. In particolare, la giurisprudenza restringe l’interpretazione della norma alla violenza fisica (Cass. pen., Sez. II, Sentenza, 09/03/2023, n. 22930 : “la minaccia o la mera violenza psichica non escludono la configurabilità della causa di non punibilità e della perseguibilità a querela per i reati contro il patrimonio commessi in danno dei prossimi congiunti, in quanto la clausola derogatoria prevista dall’art. 649, comma terzo, cod. pen., opera solo quando il fatto sia commesso con violenza fisica”. In senso conforme anche Cass. pen., Sez. II, Sentenza, 10/05/2013, n. 32354; Cass. pen., Sez. II, 17/03/2005, n. 16023).

COME SI DEFINISCE UNA PERSONA INCAPACE?

Sotto il profilo del soggetto passivo, la vittima del reato deve essere un incapace, e cioè

  • un minorenne
  • un soggetto affetto da infermità o deficienza psichica

Nel nostro ordinamento, la capacità d’agire (ossia la capacità di compiere atti e contratti giuridicamente validi ed efficaci) viene normalmente acquistata al compimento dei diciotto anni (art. 2 cod. civ.) salvo i casi di emancipazione (art. 390 cod. civ.) mentre la capacità naturale è la capacità di intendere e volere e si acquisisce sin dalla nascita.

Il delitto di circonvenzione di incapace non esige che il soggetto passivo versi in stato di incapacità di intendere e di volere. Anzi, parte della dottrina esclude la sussistenza del reato se commesso a danno di una persona totalmente priva di capacità naturale, poiché la condotta di “induzione” presume la possibilità, almeno in astratto che la vittima possa elaborare un autonomo percorso critico/volitivo.

L’infermità di cui parla il reato di circonvenzione di incapace, secondo la giurisprudenza, non si limita alla incapacità naturale essendo “sufficiente anche una minorata capacità psichica, con compromissione del potere di critica ed indebolimento di quello volitivo, tale da rendere possibile l’altrui opera di suggestione e pressione”. Quindi:

  • la infermità psichica consiste in ogni alterazione psichica derivante da un vero e proprio stato patologico, catalogabile fra le malattie mentali o da una condizione soggettiva che, sebbene non patologica, menomi le facoltà intellettive o volitive del soggetto quale conseguenza di una anomalia mentale (stati psiconeurologici)
  • la deficienza psichica consiste in una minorazione non patologica della capacità critica e volitiva, generalmente meno grave dell’infermità, che esponga particolarmente il soggetto ai condizionamenti ed alle insidie di altre persone (Cass. pen., sez. II., sent. n. 46552 del 22 settembre 2022). Ad esempio, può essere vittima di circonvenzione di incapace un anziano o una persona di carattere particolarmente fragile. In un caso di circonvenzione di un anziano da parte del figlio, la giurisprudenza ha ribadito che “al fine di accertare lo stato di deficienza psichica della vittima, può assumere rilievo anche la passione morbosa che essa nutre per l’agente, poiché la tenace presenza di un’idea dominante, carica di contenuto emotivo, e la forte tensione affettiva possono, specie in persone anziane o in soggetti dalla personalità debole, avere un effetto deviante del pensiero critico ed un’azione nettamente inibitrice sulla volontà” (Cass. pen., sez. III, sent. n. 38705 del 21 agosto 2018).

Inoltre, al fine di individuare il soggetto passivo, si prescinde da una formale dichiarazione di interdizione o inabilitazione.

Infine, non sono considerati soggetti passivi coloro la cui capacità giuridica è limitata a seguito di una sentenza di condanna (interdizione legale di cui parliamo in questo articolo).

COME SI DIMOSTRA LA CIRCONVENZIONE DI INCAPACE?

Il reato di circonvenzione di incapace si configura quando la vittima è indotta a compiere un atto che comporti, per sè e/o per terzi, effetti giuridici dannosi di qualsiasi natura.

Indurre vuoi dire incidere sul processo volitivo del soggetto “debole”, convincere, influire sulla volontà altrui, essendo necessario uno stimolo che determini il soggetto passivo al compimento dell’atto dannoso, non essendo sufficiente giovarsi semplicemente delle sue menomate condizioni psichiche (Sez. 2, sent. n. del 24/06/1985, Rv. 170826).

L’induzione può concretizzarsi anche attraverso comportamenti che implicano il ricorso a forme di violenza morale, estrinsecantisi in atti di intimidazione del soggetto passivo idonei a ridurne od eliminarne la capacità di autodeterminarsi, che, pur senza trascendere nella violenza fisica o nella minaccia che caratterizzano il diverso delitto di estorsione, rendono tuttavia la suggestione e la conseguente induzione meno facilmente resistibile da parte della vittima (Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 18997 del 27 aprile 2021).

Ai fini della dimostrazione del reato di circonvenzione di incapace, anziano, minore …. la prova dell’induzione ben può essere fondato su elementi indiretti e indiziari, cioè risultare da elementi precisi e concordanti come la natura degli atti compiuti e il pregiudizio da essi derivante (cfr. in tal senso Cass. Sez. 2, Sent. n. 17415 del 23/01/2009, dep. 23/04/2009, Rv. 244343).

Tale condotta deve essere qualificata, da una parte, dall’abuso della condizione di minoranza psichica, dall’altra parte dal dolo specifico di procurare un profitto.

Sotto il primo profilo, l’abuso dello stato di vulnerabilità del soggetto passivo, si verifica quando l’agente, ben conscio della vulnerabilità altrui, ne sfrutti la debolezza per raggiungere il fine di procurare a sè o ad altri un profitto (Cass. Sez. 2, sent. n. 39144 del 20/06/2013, dep. 23/09/2013, Rv. 257068).

Sotto il profilo soggettivo, il dolo specifico consiste nella coscienza e volontà di indurre la vittima a compiere ad un atto pregiudizievole, abusandone della debolezza, col fine di trarre un profitto per sé o per altri.

Non solo. La prova della circonvenzione dell’incapace anziano, minorenne … deve comprendere il nesso causale tra l’attività induttiva ed il compimento dell’atto, tal che senza l’attività del soggetto attivo, la persona offesa non avrebbe compiuto l’atto pregiudizievole.

Infine, al fine del delitto di circonvenzione di incapace, occorre la prova dell’atto pregiudizievole, che può essere di varia natura, purché giuridicamente rilevante: si parla di contratti, dichiarazioni o comportamenti riconducibili a manifestazioni di volontà della vittima, idonee a produrre pregiudizi anche solo potenziali (si tratta infatti di un reato di pericolo) viziati dal dolo o dalla frode dell’agente (Cass. n. 2063/2000; Cass. n. 12406/2009; Cass., Sez. Un., n. 1669/1973). Ad esempio, nel caso in cui la vittima sia indotta a fare testamento olografo, la circonvenzione di incapace si consuma nel momento della pubblicazione, verificandosi in tale momento la situazione di pericolo determinata dall’induzione (Cass. Pen. sent. 46552/2022) mentre rimane estraneo al perfezionamento dell’illecito il conseguimento del profitto, che si ricollega all’accettazione dell’eredità ed attiene esclusivamente al piano del dolo specifico (Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 10165 del 26 gennaio 2021).

Inoltre come affertato da una recente sentenza, “è necessario, da un lato, che il depauperamento delle consistenze patrimoniali della vittima sia effettivo e, dall’altro, che il profitto realizzato dall’agente sia caratterizzato da ingiustizia, in quanto, diversamente, non vi può essere frode patrimoniale” (Cass. pen., sez. II, sent. n. 22481 del 22 aprile 2021).

COSA SI RISCHIA PER LA CIRCONVENZIONE DI INCAPACE?

L’art. 643 cod. pen. indica che per il reato di circonvenzione di incapace è prevista la reclusione da due a sei anni e la multa da € 206,00 ad € 2.065,00.

Tuttavia, come già detto i soggetti indicati nell’art. 649 c.p. sono punibili solo nel caso in cui si dimostri che la circonvenzione di incapace sia avvenuta tramite violenza.

QUANDO POSSONO ESSERE ANNULLATI GLI ATTI COMPIUTI DALL’INCAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE CHE NON SIA STATO INTERDETTO?

Nelle ipotesi di circonvenzione, l’incapace, l’anziano o comunque i soggetti deboli vengono indotti a compiere atti, stipulare contratti, revocare o modificare testamenti, fare donazioni, intestare beni a determinati soggetti, ecc… che possono essere resi inefficaci.

In via generale, gli atti compiuti dal soggetto incapace di intendere e di volere (incapacità naturale) sono annullabili nel termine di prescrizione di cinque anni ex art. 1425 cod. civ..

Parimenti sono annullabili gli atti compiuti dall’incapace beneficiario di amministrazione di sostegno senza il consenso dell’amministratore, ed in certi casi dell’autorizzazione del giudice o del tribunale.

Tuttavia, gli atti che sono conseguiti alla circonvenzione dell’incapace, sono nulli e non semplicemente annullabili. Questo perché, ai sensi dell’art. 1418 cod. civ. la violazione della norma penale (art. 643 cod. pen.) è causa di nullità per violazione di norma imperativa. Infatti, come ribadito dalla Cassazione, la nullità è posta a salvaguardia, non del patrimonio dei contraenti, ma del superiore interesse pubblico alla tutela dell’autonomia personale e patrimoniale di ogni singolo individuo, che risulta vulnerato per l’effetto della commissione di un reato (Cass. civ. n. 19665/2008; Cass. civ. n. 1427/2004; Cass. civ. n. 3272/2001; Cass. Civ. n. 8948/1994).

circonvenzione incapace

CHI DECIDE SE UNA PERSONA È INCAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE?

La limitazione alla capacità di agire, ossia della capacità di compiere fruttuosamente atti giuridicamente validi, può derivare da:

  • minore età, salvo i casi di emancipazione.
  • interdizione legale, a seguito di una sentenza di condanna.
  • interdizione giudiziale, a seguito dell’accertamento della incapacità di intendere o volere.
  • Inabilitazione.
  • Amministrazione di sostegno.

D’altra parte, ai sensi dell’art. 428 cod. civ. gli atti di una persona incapace di intendere e volere, sebbene non interdetta, possono essere annullati.

In altri termini, la incapacità di intendere e volere del maggiorenne può avere alcune conseguenze:

  • L’apertura di un procedimento di interdizione giudiziale o inabilitazione o (raramente) amministrazione di sostegno, a seconda della gravità dell’incapacità, cui segue la nomina di un rappresentante legale (tutore o curatore o amministratore di sostegno) che cura il patrimonio dell’incapace.
  • anche in assenza dell’interdizione, l’annullamento degli atti compiuti direttamente dall’incapace.
  • sul piano penale, la non imputabilità per il reato commesso da persona incapace di intendere e volere al momento del fatto.

Nelle persone maggiorenni, la capacità di intendere e volere è presunta, e considerata la delicatezza e soprattutto le conseguenze giuridiche sulla libertà negoziale di un soggetto, la dichiarazione di incapacità di intendere e volere è sempre rimessa al giudice.

Nel corso del processo, viene nominato un medico per coadiuvare il giudice nella valutazione del  livello di autonomia (se esistente) del soggetto.

CHI PUÒ FARE DENUNCIA PER CIRCONVENZIONE DI INCAPACE?

Il reato di circonvenzione di incapace è di regola procedibile d’ufficio, pertanto a tal fine, la notizia di reato può essere portata a conoscenza dell’autorità giudiziaria da chiunque, anche se estraneo alla famiglia, ad esempio dagli amici o dagli assistenti sociali.

Tuttavia, il comma 2 dell’art. 649 cod. pen. stabilisce che sia necessaria la querela della persona offesa, entro 90 giorni, quando la persona accusata del reato sia:

  • il coniuge legalmente separato,
  • l’unito civilmente nel caso in cui sia stata manifestata la volontà di scioglimento dell’unione dinanzi all’ufficiale dello stato civile e non sia intervenuto lo scioglimento
  • il fratello o la sorella non conviventi,
  • lo zio o il nipote o l’affine in secondo grado conviventi.

Nel caso in cui la persona offesa (il minore o l’infermo o il deficiente psichico) sia giuridicamente impossibilitato a presentarla, la querela per circonvenzione di incapace può essere proposta dall’amministratore di sostegno, dal genitore, dal tutore o dal curatore.

QUANDO SI PRESCRIVE IL REATO DI CIRCONVENZIONE DI INCAPACE?

La durata per la prescrizione del reato di circonvenzione di incapace è di sei anni, e fino a sette anni e sei mesi in caso di interruzione.

Il giorno dal quale il termine comincia a decorrere, dipende dalle caratteristiche dell’azione delittuosa, nel senso che nei casi di condotta frazionata o multipla (più azioni nel corso di un arco temporale), la prescrizione decorre dal giorno dell’ultimo episodio (sul punto si veda: Cass. n. 45786/2012). 

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