L’ingresso in Italia per motivi di lavoro e il decreto flussi 2020

Il decreto flussi 2020

L’ingresso in Italia per motivi di lavoro e il decreto flussi 2020

Nonostante che ad oggi il decreto flussi per il 2021 sia ancora in fase di preparazione, possiamo anticiparne il contenuto sulla base dell’analisi del decreto flussi 2020, in esaurimento.
Il decreto flussi 2020 con la programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari nel territorio dello Stato prevista dal DPCM del 7/07/20, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12/10/20, è stato il provvedimento che ha dettato per il 2020-2021, le condizioni per cui i cittadini stranieri hanno potuto fare ingresso in Italia per motivi di lavoro.

Cosa prevede il Decreto flussi 2020? Quali documenti servono per avanzarne richiesta? Chi ha potuto usufruirne?


COS’È IL DECRETO FLUSSI 2020

Il decreto flussi, disciplinato dal decreto legislativo 286/98, è un atto normativo con il quale il Governo stabilisce annualmente la quota massima di ingressi di cittadini stranieri non comunitari consentiti sul territorio nazionale per motivi di lavoro subordinato, autonomo e stagionale. Si tratta di uno strumento volto a combattere l’immigrazione clandestina, che offre la possibilità di fare ingresso in Italia e lavorare in totale legalità purché vi sia un’effettiva proposta di assunzione da parte del datore di lavoro.
Con il decreto flussi 2020 si sono stabiliti anche le quote di conversione nel permesso di soggiorno per lavoro subordinato e autonomo, dei permessi di soggiorno per lavoro stagionale, per studio, tirocinio e/o formazione professionale e dei permessi di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell’Unione europea.
Il decreto flussi annuale ed il “documento programmatico” triennale regolano, in base alla legge 40/1998, i flussi di ingresso in Italia per motivi di lavoro.


COME SONO STATE INDIVIDUATE LE QUOTE DEL DECRETO FLUSSI 2020

Le quote contenute all’interno del decreto flussi sono stabilite tenendo conto:

  • delle indicazioni fornite dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, circa lo stato dell’occupazione e il numero degli stranieri iscritti alle liste di collocamento,
  • della collaborazione delle Regioni, le quali posseggono la facoltà di far recapitare, entro il 30 novembre di ogni anno, un rapporto sulla presenza di cittadini extracomunitari sul proprio territorio,
  • dei dati sulla effettiva richiesta di lavoro.

Possono essere previste quote in via preferenziale, riservate ai cittadini stranieri:

  • di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea retta di ascendenza;
  • degli Stati “virtuosi” con i quali l’Italia abbia concluso accordi finalizzati alla regolamentazione dei flussi d’ingresso e delle procedure di riammissione.

Viceversa, nel decreto flussi sono previste restrizioni numeriche ai cittadini stranieri degli Stati “che non collaborano adeguatamente nel contrasto all’immigrazione clandestina o nella riammissione di propri cittadini destinatari di provvedimenti di rimpatrio” (art. 27 Testo unico immigrazione).


QUANDO SI PUÒ LAVORARE IN ITALIA A PRESCINDERE DALLE QUOTE DEL DECRETO FLUSSI 2020

È infine prevista la possibilità di ingressifuori quota”, indicati nell’art. 27 del testo unico dell’immigrazione. Si tratta di ingressi per attività specifiche come ad esempio dirigenti o personale altamente specializzato, lettori universitari di scambio o di madre lingua; professori universitari destinati a svolgere in Italia un incarico accademico; traduttori e interpreti; lavoratori occupati presso circhi; personale artistico e tecnico per spettacoli lirici, teatrali, concertistici o di balletto; ballerini, artisti e musicisti da impiegare presso locali di intrattenimento; artisti da impiegare da enti musicali teatrali o cinematografici.

decreto flussi 2020


QUALI SONO LE QUOTE DEL DECRETO FLUSSI 2020

Il Decreto flussi 2020 ha previsto al proprio interno un determinato numero di quote riservate a cittadini provenienti da particolari Paesi che hanno sottoscritto con l’Italia accordi di cooperazione in materia migratoria, ovvero che siano in procinto di farlo; a tal proposito l’articolo 3 del DPCM 7/07/20 ha predisposto l’ingresso di “4.500 lavoratori subordinati non stagionali cittadini di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina; b) n. 1.500 lavoratori subordinati non stagionali cittadini di Paesi con i quali nel corso dell’anno 2020 entrino in vigore accordi di cooperazione in materia migratoria”.
Il decreto flussi 2020 si compone di nove articoli, il primo dei quali indica il numero di ingressi di lavoratori non comunitari previsto per l’anno trascorso: “A titolo di programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per l’anno 2020, sono ammessi in Italia, per motivi di lavoro subordinato stagionale e non stagionale e di lavoro autonomo, i cittadini non comunitari entro una quota complessiva massima di 30.850 unità”.
Nello specifico, la quota massima di 30.850 lavoratori è così suddivisa.
Per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo, possono fare ingresso in Italia 12.850 cittadini non comunitari (articolo 2). Tra questi, stando all’articolo 3 “sono ammessi in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale nei settori dell’autotrasporto merci per conto terzi, dell’edilizia e turistico-alberghiero, 6.000 cittadini dei Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere specifici accordi di cooperazione in materia migratoria [..]”. Le rimanenti quote sono suddivise tra cittadini non comunitari che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nei Paesi di origine, lavoratori di origine italiana residenti in Venezuela e conversioni dei permessi di soggiorno già detenuti ad altro titolo in permessi di soggiorno per lavoro subordinato e per lavoro autonomo. Nella quota prevista dall’articolo 2 è altresì inserita l’unità di 500 lavoratori autonomi non comunitari appartenenti alle seguenti categorie: “a) imprenditori che intendono attuare un piano di investimento di interesse per l’economia italiana, che preveda l’impiego di risorse proprie non inferiori a 500.000 euro, nonché la creazione almeno di tre nuovi posti di lavoro; b) liberi professionisti [..]; c) titolari di cariche societarie di amministrazione e di controllo [..]; d) artisti di chiara fama o di alta e nota qualificazione professionale [..]; e) cittadini stranieri che intendono costituire imprese «start-up innovative» [..]”.
Per motivi di lavoro subordinato stagionale nei settori agricolo e turistico-alberghiero, possono fare ingresso in Italia 18.000 cittadini non comunitari residenti all’estero di cui 1.000 unità sono riservate a cittadini extracomunitari che “abbiano fatto ingresso in Italia per prestare lavoro subordinato stagionale almeno una volta nei cinque anni precedenti e per i quali il datore di lavoro presenti richiesta di nulla osta pluriennale per lavoro subordinato stagionale” e 6.000 riservate ai cittadini provenienti dai Paesi indicati al primo comma dell’articolo 3 la cui domanda di nulla osta è stata richiesta direttamente dalle organizzazioni professionali dei datori di lavoro.


COME ENTRARE IN ITALIA CON IL DECRETO FLUSSI 2020

Per poter fare ingresso e lavorare in Italia tramite il decreto flussi 2020, il datore di lavoro deve richiedere il nulla osta al visto di ingresso.
La richiesta deve essere presentata, anche in via telematica, presso lo Sportello Unico per l’immigrazione della Prefettura della provincia del luogo ove si svolgerà l’attività lavorativa, allegando alla domanda alcuni documenti comprovanti i requisiti necessari per avvalersi del decreto flussi 2020. È possibile indicare se il datore vuole assumere uno straniero in particolare, fornendone i dati identificativi.
Lo Sportello Unico, dopo avere ottenuto il parere della Direzione provinciale del lavoro sulla regolarità del datore e del contratto di lavoro (art. 30 bis del dpr 394/1999 regolamento di attuazione del testo unico immigrazione), trasmette la richiesta al Centro per l’impiego, che comunica al datore di lavoro, se presenti, i nominativi di lavoratori disponibili a svolgere e medesime mansioni, iscritti nelle liste di collocamento (art. 30 quinques dpr 394/1999). La richiesta di nullaosta rimane sospesa sino a quando il datore di lavoro comunica, che intende confermarla per il lavoratore eventualmente nominato.
Successivamente, lo Sportello acquisisce il parere del questore sul al rilascio del nullaosta (art. 31 dpr 394/1999).
Se l’ingresso del lavoratore straniero rientra nei limiti del decreto flussi 2020, la Prefettura convoca il datore di lavoro per il rilascio del nullaosta di sei mesi e, se richiesto da quest’ultimo, trasmette la documentazione agli uffici consolari. Il datore di lavoro informa il lavoratore straniero dell’avvenuto rilascio del nullaosta, al fine di consentirgli di richiedere il visto d’ingresso alla rappresentanza diplomatica o consolare competente. Una volta rilasciato il visto d’ingresso, lo straniero può venire in Italia, e deve presentarsi entro 8 giorni dall’ingresso presso la prefettura, dove riceve il codice fiscale e sottoscrive il contratto di soggiorno, esibendo il titolo idoneo a comprovare l’effettiva disponibilità dell’alloggio, la richiesta di certificazione d’idoneità alloggiativa, e la dichiarazione di impegno al pagamento delle spese di viaggio (art. 35).
Contestualmente, lo straniero fa richiesta del permesso di soggiorno per motivi di lavoro e riceve la data della convocazione alla Prefettura per i rilievi fotodattiloscopici.


QUALI SONO I DOCUMENTI RICHIESTI DAL DECRETO FLUSSI 2020

Il termine per poter presentare domanda per il Decreto flussi 2020 è scaduto il 31 Dicembre 2020.
I documenti richiesti sono:

  • passaporto in corso di validità del lavoratore straniero che vuole fare ingresso in Italia;
  • certificato di idoneità abitativa dell’alloggio di dimora;
  • la proposta di contratto di soggiorno per lavoro
  • documenti di identità del datore di lavoro operante in Italia che abbia presentato offerta di assunzione;
  • visura camerale del datore di lavoro. Si tratta di un documento contenente informazioni anagrafiche, giuridiche, fiscali ed economiche di ogni impresa;
  • certificazioni circa il modello di contratto (incluse le indicazioni circa l’orario settimanale, livello e mansioni che il lavoratore andrà a svolgere) e il numero di dipendenti dell’impresa assumente;
  • bilancio contabile dell’azienda relativo all’anno 2019;
  • DURC (il documento unico di regolarità contributiva).

È infine necessario compilare la richiesta di nulla osta per il visto di ingresso per motivi di lavoro.


QUALI REQUISITI SONO RICHIESTI DAL DECRETO FLUSSI 2020

Affinché un cittadino extracomunitario residente all’estero possa lavorare regolarmente in Italia, usufruendo del Decreto flussi 2020, è necessario che siano soddisfatti alcuni requisiti.
Il datore di lavoro deve dimostrare la sussistenza di un reddito minimo e di un’effettiva proposta di assunzione. È altresì obbligatorio indicare l’alloggio presso il quale il cittadino extracomunitario risiederà durante il proprio soggiorno in Italia, il quale dovrà rispondere ai criteri di idoneità stabiliti dalla legge al terzo comma dell’articolo 23 del decreto legislativo 286/98.
Il datore di lavoro che intende effettuare richiesta di assunzione mediante il Decreto flussi 2020 deve fornire indicazioni circa:

  • le generalità  del titolare o del rappresentante legale dell’impresa per la quale il cittadino straniero andrà a lavorare, la ragione sociale, la sede e l’indicazione del luogo di lavoro;
  • le complete generalità del lavoratore straniero residente all’estero che intende assumere;
  • le specifiche contrattuali, le quali saranno riportate di seguito sul contratto di soggiorno.

Inoltre, deve assumersi l’impegno di garantire un trattamento retributivo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi applicati e di farsi carico delle spese di viaggio per il rientro nel Paese d’origine del lavoratore qualora questo venga espulso.

cosa dice il decreto flussi 2021


COME INOLTRARE LA DOMANDA PER USUFRUIRE DEL DECRETO FLUSSI 2020

La domanda per l’ottenimento del nulla osta all’ingresso del lavoratore straniero è stata inoltrata in maniera telematica, mediante la compilazione dei moduli presenti nell’apposita sezione del sito del Ministero dell’Interno.
La richiesta deve essere avanzata dal datore di lavoro, italiano o straniero residente regolarmente in Italia, che voglia assumere il cittadino extracomunitario. Una condizione obbligatoria per compilare e inoltrare i modelli del Decreto flussi 2020 è il possesso dello SPID, la certificazione dell’identità digitale.
La procedura per inoltrare la domanda di ingresso in Italia tramite il Decreto flussi 2020 è la seguente:

  • effettuare l’accesso al sito istituzionale del Ministero dell’Interno mediante l’accesso con SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale);
  • registrarsi sul sito del Ministero dell’Interno;
  • accedere all’apposita sezione di richiesta dei moduli di domanda;
  • iniziare la compilazione della domanda prestando attenzione che il modulo sia quello idoneo alla tipologia di lavoro ed inviare la domanda.

La compilazione della domanda avviene per pagine: alla fine di ognuna di queste viene effettuato un salvataggio automatico dei dati inseriti. La presa in carico delle domande è avvenuta secondo l’ordine d’arrivo delle stesse.


QUALI SONO I MODELLI PREVISTI DAL DECRETO FLUSSI 2020

I modelli presenti sul sito del Ministero dell’Interno per la compilazione della domanda per il Decreto flussi 2020 variano in base alla tipologia di lavoro per la quale il cittadino extracomunitario residente all’estero sarà assunto. I modelli, da compilare in base alle proprie esigenze, sono i seguenti:

  • modelli A e B per i lavoratori di origine italiana residenti in Venezuela;
  • modello VA per la conversione dei permessi di soggiorno per studio in permesso di lavoro subordinato;
  • modello VB per la conversione dei permessi di soggiorno per lavoro stagionale in lavoro subordinato;
  • modello Z per la conversione dei permessi di soggiorno per studio in permessi di lavoro autonomo;
  • modello LS per la conversione dei permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo in permesso di lavoro subordinato / modello LS1 per la conversione dei permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo in permesso di lavoro subordinato domestico/ modello LS2 per la conversione dei permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo in permesso di lavoro autonomo;
  • modello BPS per la richiesta di assunzione riservata a lavoratori che hanno partecipato a
    programmi di formazione e di istruzione nei Paesi di origine;
  • modello B2020 per la richiesta di assunzione riservata a lavoratori nel settore dell’autotrasporto, dell’edilizia e turistico- alberghiero.


COSA PREVEDE IL DECRETO FLUSSI 2020 IN MATERIA DI CONVERSIONE DEL PERMESSO DI SOGGIORNO

Non solo l’ingresso in Italia per motivi di lavoro, ma anche la conversione del permesso di soggiorno per motivi di lavoro è contingentata alle quote indicate nel decreto flussi 2020.
L’art. 4 comma 3 del Decreto flussi 2020 stabilisce che, nell’ambito della quota di 12.850 cittadini extracomunitari residenti all’estero ammessi in Italia, sono inserite altresì le conversioni dei permessi di soggiorno già posseduti per lavoro subordinato: “Nell’ambito della quota prevista all’art. 2, è autorizzata la conversione in permessi di soggiorno per lavoro subordinato [..]”.
La ripartizione stabilita dalla disposizione è la seguente:

  • 4.060 conversioni da permesso per lavoro stagionale a permesso di soggiorno per lavoro subordinato;
  • 1.500 conversioni da permessi per studio, tirocinio e/o formazione professionale a permessi di soggiorno per lavoro subordinato;
  • 200 conversioni da permessi UE per lungo soggiornanti rilasciati da altri stati europei a permessi di soggiorno per lavoro subordinato.

Il quarto comma del medesimo articolo consente altresì la conversione in permessi di soggiorno per lavoro autonomo di:

  • 370 permessi per studio, tirocinio e/o formazione professionale;
  • 20 permessi UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell’Unione Europea.

La richiesta per ottenere la conversione del permesso di soggiorno in proprio possesso in permesso per lavoro subordinato o autonomo prevista dal Decreto flussi 2020 doveva essere inoltrata con le medesime modalità indicate nei paragrafi precedenti: compilando gli appositi modelli disponibili sul sito del Ministero dell’Interno.


COSA HA STABILITO IL DECRETO FLUSSI 2020 PER BADANTI

Le colf e le badanti costituiscono una ricca percentuale di impiego lavorativo in Italia, si tratta di figure molto ricercate, ma troppo spesso costrette a lavorare senza formale assunzione.
Non sono previste esplicite quote all’interno del Decreto flussi 2020 per badanti ma tuttavia, inquadrando il lavoro domestico quale rapporto di lavoro subordinato, possiamo fare riferimento alle unità previste dall’articolo 2 del DPCM 7/07/20, in numero di 12.850.
Il datore di lavoro che voglia assumere con il Decreto flussi 2020 badanti, oltre a dimostrare il possesso dei requisiti analizzati nei paragrafi precedenti quali la sussistenza di un alloggio idoneo e l’assunzione dell’onere di provvedere alle spese per il ritorno nel proprio Paese d’origine del lavoratore extracomunitario non residente in Italia, è tenuto a garantire un orario settimanale non inferiore alle venti ore nonché dimostrare di possedere un reddito annuo di importo almeno doppio rispetto all’ammontare della retribuzione lorda che stabilirà il contratto di lavoro subordinato stipulato con il lavoratore domestico.
Il Decreto flussi 2020 per badanti prevede altresì la possibilità di convertire il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da uno Stato membro dell’Unione Europea posseduto dal lavoratore extracomunitario in permesso di soggiorno per lavoro subordinato domestico, sempre se in possesso di un documento di assunzione da parte del datore di lavoro.

 

Lo Studio degli Avvocati Berti e Toninelli in Piazza Garibaldi n. 5 a Pistoia, fornisce assistenza, consulenza e rappresentanza in materia di diritto dell’immigrazione.
Per richiedere una consulenza, è possibile compilare il form presente in questa pagina, oppure inviare una e-mail all’indirizzo info@btstudiolegale.it.
Lo Studio opera in particolare presso i Tribunali di Pistoia, Prato, Lucca e Firenze ed in tutta Italia tramite i servizi online.