Impugnazione del Testamento

Quando si apre una successione, che sia sulla base del testamento (che esso sia olografo, pubblico, segreto o speciale) oppure “ab intestato” (cioè in assenza di testamento), alcuni soggetti particolarmente vicini al testatore (i figli, il coniuge e gli ascendenti) hanno diritto, per legge, ad una porzione dell’eredità, chiamata “quota legittima” o “quota di riserva”. E questo diritto non può essere violato nemmeno dalla volontà del testatore.

Cosa succede quando ad un erede legittimario, in base al testamento, vengono assegnati beni per un valore inferiore alla quota di legittima? 

In che modo questo soggetto può far valere il suo diritto? Occorre impugnare il testamento?

La risposta è affermativa: in mancanza di accordi stragiudiziali, dovrà procedere con la impugnazione del testamento. Si dovrà rivolgere ad un Giudice, lamentando la lesione della legittima. Otterrà in tal modo la restituzione dei beni che le disposizioni del testamento o le donazioni hanno assegnato ad altri, in violazione della quota di riserva, e ciò con la cosiddetta azione di riduzione.

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    L'azione di riduzione

    L’azione di riduzione può essere divisa in tre fasi:

    • Riduzione in senso stretto: occorre impugnare la disposizione del testamento che lede la quota di legittima per farle dichiarare inefficaci, nella misura necessaria alla reintegrazione della quota di legittima. In tal modo, i soggetti chiamati in giudizio riducono la propria quota sui determinati beni.
    • Restituzione dei beni.
    • Eventualmente, la divisione dei beni.

    È il caso di specificare che l’azione di riduzione non ha l’obiettivo di fare dichiarare nulle o annullare le disposizioni inserite nel testamento, ma di renderle inefficaci. Anzi, paradossalmente, la validità delle disposizioni del testamento è la condizione per avvalersi di questo mezzo di tutela. Non si discute, pertanto, della capacità o incapacità a redigere testamento del deceduto: l’impugnazione del testamento è finalizzato unicamente a rimediare alla lesione della legittima.

    Impugnazione del testamento per lesione della legittima

    Prima della impugnazione del testamento o comunque prima di agire in riduzione, il legittimario deve assicurarsi della effettiva entità della lesione della legittima: deve calcolare la quota che in concreto gli spetta e calcolare la quota disponibile.

    L’art. 564 c.c. stabilisce che il legittimario “deve imputare alla sua porzione legittima le donazioni e i legati a lui fatti, salvo che ne sia stato espressamente dispensato”. 

    L’art. 564 c.c. impone una ulteriore condizione: il legittimario che intende esperire l’azione di riduzione deve avere accettato l’eredità con beneficio di inventario. 

    Inoltre, se un legittimario ha ricevuto, per testamento, un legato in sostituzione di legittima (art. 551 c.c.), per azionare la riduzione, deve preventivamente rinunciare al legato, altrimenti non potrà ottenere la integrazione della quota a lui riservata.