sequestro preventivo penale

Il sequestro preventivo penale

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INTRODUZIONE

Tra i tipi di sequestro che la legge italiana conosce, il sequestro preventivo penale è una misura cautelare che viene applicata all’interno di un procedimento penale e crea un vincolo di indisponibilità su una cosa monìbile, o immobile o su una somma di denaro. Risponde al pericolo che la libera disponibilità della cosa possa aggravare le conseguenze di un reato, o possa agevolare la commissione di altri reati (sequestro impeditivo). In altri casi, ha la funzione di anticipare la misura della confisca e ne garantisce l’effettività (sequestro ai fini di confisca).

In linea di massima, i presupposti della misura sono il fumus commisi delicti e il periculum in mora, ovverosia la ipotizzabilità della commissione di un reato, e l’esistenza di un pericolo derivante dalla libera disponibilità della cosa.

L’applicazione del sequestro preventivo è rimessa alla discrezionalità dell’autorità giudiziaria (pubblico ministero, giudice delle indagini preliminari o giudice del dibattimento), ma nei casi di urgenza la misura può essere applicata dalla polizia giudiziaria, e successivamente convalidata del giudice.

E’ possibile opporsi contro i provvedimenti in materia di sequestro preventivo:  sono previsti il riesame (contro il decreto che dispone il sequestro), l’appello cautelare (contro le altre misure in materia), il ricorso per cassazione (anche “per saltum”), la riduzione (nei casi di sequestro penale preventivo finalizzato alla confisca per equivlnte) e la revoca (nel caso in cui vengano meno i requisiti).

QUALI SONO I TIPI DI SEQUESTRO?

L’ordinamento penale italiano conosce tre tipi di sequestro:

Il sequestro preventivo penale, regolato dall’art. 321 cod. proc. pen. è una misura cautelare. A sua volta, il sequestro preventivo conosce due ipotesi:

  • il sequestro preventivo impeditivo, indicato al primo comma.
  • il sequestro prevenivo finalizzato alla confisca diretta o per equivalente, indicati ai commi n. 2 e 2-bis.

Il sequestro conservativo penale regolato dall’art. 316 cod. proc. pen. è una misura cautelare finalizzata a garantire il pagamento delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato.

Il sequestro probatorio è un mezzo di ricerca della prova, regolato dall’art. 253 cod. proc. pen. finalizzato ad acquisire oggetti o documenti necessari per l’accertamento dei fatti.

Il codice di procedura civile prevede poi:

  • il sequestro giudiziario, all’art. 670 c.p.c., che si applica quando è controversa la proprietà o il possesso di beni mobili o immobili, aziende o altre universalità di beni, oppure quando è controverso il diritto alla esibizione o alla comunicazione di libri, registri, documenti, modelli, campioni e di ogni altra cosa da cui si pretende presumere elementi di prova rilevanti.
  • Il sequestro conservativo civile ex art 671 c.p.c. che si applica quando vi sia un fondato timore che il creditore possa perdere la garanzia del soddisfacimento del suo credito sui beni mobili e immobili del debitore.

COSA SI INTENDE PER SEQUESTRO PREVENTIVO?

Il sequestro preventivo penale è una misura cautelare reale (che cioè ha oggetto la “res”, la cosa) che viene di solito applicato ed eseguito durante la fase delle indagini preliminari, o quando sussista una situazione di urgenza. Il primo ed il secondo comma dell’art. 321 c.p.p. stabiliscono che “quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il sequestro con decreto motivato. Prima dell’esercizio dell’azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari. Il giudice può altresì disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca”.

Il comma 2 bis stabilisce inoltre che nel corso del procedimento penale relativo a delitti commessi dai pubblici ufficiali nei confronti della pubblica amministrazione (artt. 314 e ss cod. pen.) il giudice dispone il sequestro dei beni di cui è consentita la confisca.

Il sequestro preventivo priva della “libera disponibilità” della cosa, dovendo essa intendersi in senso civilistico “come una situazione di mero fatto per la quale, pur al di fuori di una giuridica titolarità di diritti sulla cosa, il soggetto realizzi pur sempre un’autonoma utilizzazione della stessa” (Cass. Pen. sez III sentenza 44368/2021).

QUANDO È PREVISTO IL SEQUESTRO PREVENTIVO?

I primi due commi dell’art. 321 c.p.p. descrivono due diverse finalità del sequestro preventivo: ai sensi del primo comma esso è disposto per scongiurare la prosecuzione o la reiterazione dell’azione criminosa, mentre in base al secondo comma il sequestro anticipa il vincolo di indisponibilità che sarà determinato dalla confisca, in una successiva fase processuale, per evitare che nelle more le cose vadano perdute o distrutte.

I presupposti per applicare il sequestro preventivo penale sono quindi:

  • L’esistenza di un “fumus” e cioè di una ipotesi fondata che sia stato commesso un reato, pur senza che sia necessaria la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza.
  • L’esistenza di un vincolo di pertinenzialità tra la il reato ipotizzato e le cose da sottoporre a sequestro.
  • Il requisito del periculum in mora.

In particolare, il requisito del periculum si atteggia diversamente a seconda della specie di sequestro. Nell’ipotesi del primo comma dell’art 321 c.p.p. (cd sequestro preventivo impeditivo), consiste nel pericolo che la libera disponibilità della cosa da sottoporre a sequestro possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato ovvero agevolare la commissione di altri reati. Il “periculum in mora” può essere desunto sia da elementi oggettivi, attinenti alla consistenza quantitativa o alla natura e composizione qualitativa dei beni attinti dal vincolo, sia da elementi soggettivi, relativi al comportamento dell’onerato, che lascino fondatamente temere il compimento di atti dispositivi comportanti il depauperamento del suo patrimonio, senza che gli stessi debbano necessariamente concorrere” (Cass. pen. n. 44874/2022).

Nell’ipotesi del secondo comma (cd sequestro preventivo finalizzato alla confisca), secondo una recente sentenza della Cassazione, non è sufficiente la previsione che sui beni possa essere disposta la confisca ex art 240 c.p., il che determinerebbe un automatismo applicativo, ma è necessario un effettivo pericolo che la cosa confiscabile sia, nelle more del giudizio, modificata, dispersa, deteriorata, utilizzata o alienata (Cass. pen., Sez. V, 22 luglio 2020, n. 25834;Cass. Sezioni Unite sentenza n. 36959/2021).

CHI PUÒ FARE IL SEQUESTRO PREVENTIVO?

I soggetti che possono applicare il sequestro preventivo sono:

  • l’autorità giudiziaria procedente (giudice del dibattimento oppure, se non è stata esercitata l’azione penale, il Gip) su richiesta del pubblico ministero.
  • il pubblico ministero quando, nella fase delle indagini preliminari, il sequestro debba essere disposto urgentemente. Il sequestro così disposto deve però essere convalidato a posteriori dal giudice.
  • la polizia giudiziaria, se ricorrono motivi di urgenza. La Pg deve trasmettere il verbale al pubblico ministero (art. 321 comma 3 bis c.p.p.), che a sua volta deve chiedere al giudice, entro 48 ore, la convalida.

Nei casi in cui il sequestro sia disposto dal pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria, deve essere convalidato dal giudice entro 10 giorni, a pena della perdita di efficacia.

QUALI SONO LE COSE CHE POSSONO ESSERE OGGETTO DI SEQUESTRO PREVENTIVO?

Possono essere sottoposti a sequestro beni mobili, immoili o somme di denaro, ma anche crediti. In particolare, possono essere sottoposte al sequestro preventivo penale le cose pertinenti al reato, anche se di proprietà o nella disponibilità di soggetti estranei al reato e le cose di cui è consentita o obbligatoria la confisca ex art. 240 cod. proc. pen. In particolare:

  • Le cose che servirono o furono destinate a commettere il reato.
  • Le cose che sono il prodotto del reato.
  • Le cose che sono il profitto del reato.
  • Le cose che sono il prezzo del reato.
  • le cose la cui fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione e l’alienazione costituisce reato.

Infine un bene (più frequentemente una somma di denaro o un immobile) può essere sequestrato, fuori dai casi elencati sopra, anche quando non ha alcuna pertinenza col reato contestato: sono i casi di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente.

Ciò avviene, ad esempio, nei reati tributari.

Infatti l’art. 12 bis del D.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 sui reati tributari, dispone che quando non sia possibile la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, deve essere ordinata la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto.

Nonostante il citato l’orientamento delle Sezioni Unite in punto di motivazione, merita indicare una sentenza della Cassazione per la quale in caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente “spetta al giudice il solo compito di verificare che i beni rientrino nelle categorie delle cose oggettivamente suscettibili di confisca, essendo, invece, irrilevante sia la valutazione del “periculum” in mora, sia quella inerente alla pertinenzialità dei beni, senza alcuna ulteriore specificazione in ordine alle ragioni che rendono necessaria l’anticipazione dell’effetto ablativo rispetto alla definizione del giudizio con sentenza di condanna e di applicazione della pena” (Cass. Pen. Sez. 3, n. 20887 del 15/04/2015; Cass. Pen., Sez. 6, n. 12513 del 23/02/2022).

Nel caso di un sequestro preventivo di un immobile ai fini di confisca per equivalente, il valore dell’immobile deve essere proporzionato al prezzo o al profitto del reato, e può essere determinato in base al suo prezzo di acquisto, ove adeguato e non sproporzionato rispetto al valore reale (Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 41051 del 24 settembre 2018).

COME VIENE ESEGUITO IL SEQUESTRO PREVENTIVO

Le modalità esecutive del sequestro preventivo dipendono dalla natura del bene. Ai sensi dell’art. 104 disp. att. cod. proc. pen. il sequestro preventivo penale è eseguito:

  1. sui mobili e sui crediti: secondo le forme prescritte dal codice di procedura civile per il pignoramento presso il debitore o presso il terzo;
  2. sugli immobili o mobili registrati: con la trascrizione del provvedimento presso i competenti uffici;
  3. sui beni aziendali: oltre che con le modalità previste per i singoli beni sequestrati, con l’immissione in possesso dell’amministratore, con l’iscrizione del provvedimento nel registro delle imprese presso il quale è iscritta l’impresa;
  4. sulle azioni e sulle quote sociali: con l’annotazione nei libri sociali e con l’iscrizione nel registro delle imprese;
  5. sugli strumenti finanziari dematerializzati: con la registrazione nell’apposito conto tenuto dall’intermediario ai sensi dell’articolo 34 del decreto legislativo 24 giugno 1998, n. 213. Si applica l’articolo 10, comma 3, del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 170.
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DOVE VENGONO CUSTODITE LE COSE SEQUESTRATE?

In base all’art. 259 c.p.p. le cose sequestrate sono affidate in custodia alla cancelleria o alla segreteria. Quando ciò non è possibile (ad esempio nel caso del sequestro preventivo di un immobile) o non è opportuno, l’autorità giudiziaria dispone che la custodia avvenga in luogo diverso, determinandone il modo e nominando un altro custode.

Al custode spetta un’indennità per la custodia e la conservazione salvo, che sia il proprietario o avente diritto alla restituzione (art. 58 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115)

Il compito del custode è quello di conservare le cose, e di presentarle a ogni richiesta dell’autorità giudiziaria. Quando la custodia riguarda dati, informazioni o programmi informatici, il custode deve attivarsi per impedirne l’alterazione o l’accesso da parte di terzi, salva diversa disposizione dell’autorità giudiziaria.

COME OPPORSI AL SEQUESTRO PREVENTIVO?

Contro il sequestro preventivo sono possibili:

Contro il decreto di sequestro emesso dal giudice, l’imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre richiesta di riesame (art. 324 c.p.p.). Al contrario, l’ordinanza con la quale il giudice, a norma dell’art. 321, comma terzo bis, c.p.p., convalida il sequestro preventivo disposto in via d’urgenza dal P.M. è inoppugnabile (Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 21334 del 7 giugno 2005).

Così anche avverso il decreto di sequestro preventivo emesso in via d’urgenza dal P.M. non è previsto alcun autonomo mezzo di impugnazione, atteso che l’art. 322 bis del codice di rito non include tale provvedimento nell’ambito di quelli avverso i quali è consentito l’appello, e, adoperando il termine «ordinanza», intende fare chiaro riferimento a provvedimenti adottati dal giudice (mentre, relativamente a quelli emessi dal P.M., menziona esplicitamente soltanto il decreto che dispone la revoca del sequestro (Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 47710 del 15 dicembre 2003).

 Ai sensi dell’art. 324 cpp la richiesta di riesame deve presentarsi entro dieci giorni dalla data di esecuzione del provvedimento che ha disposto il sequestro o dalla diversa data in cui l’interessato ha avuto conoscenza dell’avvenuto sequestro.

Contro i provvedimenti in materia di sequestro preventivo diversi dal decreto che lo dispone (ad esempio quelli che rigettano la richiesta d revoca, o quelli che modificano il sequestro, o quelli interlocutori) è possibile l’appello ex art 322 bis c.p.p. entro dieci giorni dalla comunicazione del provvedimento da impugnare.

Contro il decreto di sequestro emesso dal giudice nonché contro le ordinanze che decidono sull’appello e sul riesame, è possibile il ricorso per cassazione per morivi di legittimità ex art. 325 c.p.p.

Nel caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, nel caso in cui il valore del bene sequestrato sia sproporzionato rispetto al valore del bene da confiscare (si pensi ad esempio ad un sequestro preventivo di immobile a fronte di un prezzo/profitto/prodotto del reato di modesta entità), è possibile chiedere la riduzione del sequestro.

CHI REVOCA IL SEQUESTRO PREVENTIVO?

Ai sensi del comma 3 dell’art 321 c.p.p., il sequestro è immediatamente revocato a richiesta del pubblico ministero o dell’interessato quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità.

In base al comma 4, nel corso delle indagini preliminari provvede il pubblico ministero con decreto motivato, che è notificato a coloro che hanno diritto di proporre impugnazione. Se vi è richiesta di revoca dell’interessato, il pubblico ministero, quando ritiene che essa vada anche in parte respinta, la trasmette al giudice, cui presenta richieste specifiche nonché gli elementi sui quali fonda le sue valutazioni.

CHE DIFFERENZA C'È TRA LA CONFISCA E SEQUESTRO?

Oltre ai casi di revoca, il sequestro preventivo può essere convertito

  • Nel sequestro probatorio.
  • Nel sequestro conservativo.
  • Nella confisca.

Come visto, uno dei motivi per cui un bene può essere sequestrato è quello di anticipare gli effetti della confisca, evitando così il pericolo che, nelle more del procedimento, i beni possano essere distrutti o dispersi. Pertanto, in caso di sentenza di condanna (o patteggiamento, nei reati tributari) il sequestro preventivo può (ed in alcuni casi deve) convertirsi in confisca.

Pur tuttavia, alcuni beni possono essere sottoposti a sequestro preventivo, ma non possono essere confiscate, anche in caso di condanna: sono le cose “pertinenti” al reato, ma che non ne costituiscono il prezzo, il profitto e il prodotto, né servirono né furono destinate a commetterlo.

Tanto è vero che, laddove vengano meno i requisiti, il sequestro preventivo può essere revocato e le cose restituite.

La differenza tra i due istituti si apprezza anche sul piano della stabilità degli effetti, nel senso che la confisca è una misura definitiva, mentre il sequestro è provvisorio.

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