maltrattamento di animali

Il maltrattamento di animali

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Avv. Gabriele Toninelli
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Cos'è e come viene punito il maltrattamento degli animali

Il divieto di maltrattamento degli animali, e più in generale una normativa a tutela del benessere degli animali, esiste sia al livello internazionale che nazionale.

Sotto il primo profilo è possibile citare la Dichiarazione dei Diritti dell’Animale presentata a Bruxelles il 26 gennaio 1978, oppure la Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione degli animali da compagnia del 1987, oppure ancora la Direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, attuata in Italia col d.lgs. 26/2014.

Al livello nazionale, la prima forma di tutela degli animali è stata offerta dalla legge 281/1991 in materia di animali di affezione e di prevenzione del randagismo, con cui il legislatore prende atto della crescente sensibilità dell’opinione pubblica verso il benessere degli animali: ai sensi dell’art. 1 “Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente”.

Con la legge del 20 luglio 2004 n. 189 “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate” l’uccisione, l’abbandono o il maltrattamento degli animali diventano delitti, le cui sanzioni sono inasprite dalla legge n. 201/2010 che ha ratificato la citata convenzione europea.

La successiva normativa, introdotta nel 2021, detta una disciplina unitaria sulla tutela degli animali nelle attività sportive.

MALTRATTAMENTO DI ANIMALI: QUALI SONO I DIRITTI DEGLI ANIMALI?

Nel nostro ordinamento, parlare di diritti degli animali è improprio. O meglio, è improprio se ci si riferisce agli animali come titolari di diritti.

In realtà, per il codice civile gli animali non sono soggetti di diritto, ma oggetti di diritto, e cioè non possiedono diritti, ma sebbene siano esseri viventi senzienti (come definiti dal decreto legislativo n. 36 del 28 febbraio 2021), sono considerati per lo più al pari di beni mobili.

Solo le persone fisiche e giuridiche sono titolari e soggetti di diritto.

Pertanto, quando si punisce l’uccisione, o l’abbandono, o il maltrattamento degli animali, non si intende tutelare la salute degli animali di per sé, ma invece il sentimento di affezione o di pietà che le persone provano nei confronti degli animali.

QUALI SONO I REATI CONTRO GLI ANIMALI?

Già da tempo il nostro codice penale prevedeva il reato contravvenzionale di maltrattamento di animali, punito nell’ipotesi base con l’ammenda da due a dieci milioni di lire.

Negli ultimi anni il legislatore italiano ha rafforzato la tutela del sentimento di affetto che lega l’uomo agli animali, prevedendo nuove fattispecie e successivamente inasprendone le sanzioni.

Con la legge del 20 luglio 2004 n. 189 sono stati inseriti nel codice penale (Titolo IX Bis – Dei delitti contro il sentimento per gli animali) specifiche fattispecie di reato:

COSA È CONSIDERATO MALTRATTAMENTO DI ANIMALI?

Il maltrattamento di animali è un reato punito dall’art. 544 ter codice penale.

È considerato maltrattamento:

  • Al comma 1: qualsiasi comportamento con il quale per crudeltà o senza necessità, si cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche. La crudeltà (dolo specifico) si identifica con l’inflizione all’animale di gravi sofferenze per mera brutalità, mentre la necessità (dolo generico) si riferisce ad ogni situazione che induca all’uccisione dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno a sé o ad altri o ai propri beni, quando tale danno l’agente ritenga non altrimenti evitabile (Cass. Pen. Sez. 5 -, Sentenza n. 8449 del 04/02/2020).
  • Al comma 2: la somministrazione di sostanze stupefacenti o vietate nonché sottoporre gli animali a trattamenti che procurano un danno alla loro salute. Viene punito il “doping animale” anche al fine di scoraggiare le attività o le manifestazioni che impiegano gli animali in attività sportive.

Le ipotesi di cui al comma 1 sono reati di danno, nel senso che, come chiarito dai giudici di legittimità, per considerare il reato consumato è necessario che l’animale abbia riportato lesioni fisiche, anche attraverso condotte omissive (come la mancanza di cure, v. ex multis, Cass. pen., Sez. III, sent. n. 29543 del 22 luglio 2011)

Ad esempio, è stato rinvenuto il reato di cui all’art. 544 ter codice penale:

  • nell’utilizzo di collare elettronico, che produce scosse o altri impulsi elettrici trasmessi al cane tramite comando a distanza, qualora vengano cagionate gravi sofferenze, quale evento che incide sensibilmente sull’integrità psicofisica dell’animale (Cass. Pen. Sez. 3 – , Sentenza n. 10758 del 11/02/2021).
  • l’utilizzo di animali vivi come esca per la pesca sportiva (Cass. Pen. Sez. 3 – Sentenza n. 17691 del 14/12/2018).
  • in condotte omissive, come l’omessa cura di una malattia che determini il protrarsi e il significativo aggravamento della patologia quale fonte di sofferenze e di un’apprezzabile compromissione della integrità fisica (Cass. Pen. Sez. 3 – Sentenza n. 22579 del 15/01/2019).

Le ipotesi del secondo comma sono invece reati di pericolo presunto, per cui ad esempio viene punito chi somministri agli animali vaccini vietati, a prescindere dall’accertamento della dannosità per la loro salute (Cass. pen. Sez. 3 – , Sentenza n. 32602 del 11/05/2021 ). Ancora, è considerato maltrattamento di animali qualsiasi intervento chirurgico adibito a modificare la morfologia di un animale e non finalizzato a scopi curativi, come ad esempio: la recisione delle corte vocali, il taglio delle orecchie o della coda. Non è invece considerata maltrattamento la sterilizzazione.

COSA NON RIENTRA NEL MALTRATTAMENTO DI ANIMALI?

L’art. 19 ter disp. att. cod. pen. prevede che i reati disciplinati dal titolo IX bis del libro II del codice penale (tra cui il l’uccisione e il maltrattamento di animali di cui all’art. 544 bis codice penale e all’art. 544 ter codice penale) non si applicano:

  • ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali.
  • alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente.

In questi casi, l’utilizzo di animali non è considerabile maltrattamento, purché avvenga nel rispetto della normativa di settore (Cass. Pen. Sez. 3, Sentenza n. 10163 del 03/10/2017).

COSA SI RISCHIA PER IL MALTRATTAMENTO DI ANIMALI?

Come anticipato, il legislatore ha inteso inasprire le pene per l’uccisione ed il maltrattamento degli animali, nonché per il loro abbandono.

La pena base prevista dall’art. 544 ter codice penale è la reclusione da tre a diciotto mesi o la multa da 5.000 a 30.000 euro.

Nel caso in cui dal maltrattamento derivi la morte dell’animale, la pena è aumentata della metà. Si precisa, però, che l’evento morte dell’animale, per determinare tale circostanza aggravante, debba essere non voluto, perché altrimenti l’agente risponderebbe del diverso reato di cui all’art. 544 bis codice penale (Cass. Pen Sez. 5 – Sentenza n. 8449 del 04/02/2020).

Oltre alla pena principale, l’art. 544 sexies c.p. prevede inoltre:

  • la confisca dell’animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato, che viene posto in affidamento definitivo a privati ( 19-quater disp. att. cod. pen.) o al Comune in quanto ente che vanta una posizione di garanzia rispetto al benessere degli animali presenti sul territorio.
  • la pena accessoria della sospensione da tre mesi a tre anni dell’attività di trasporto, di commercio o di allevamento degli animali se la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta è pronunciata nei confronti di chi svolge le predette attività.
  • l’interdizione dall’esercizio di tali attività, in caso di recidiva.

COME È PUNITA L’UCCISIONE DI ANIMALI

Il delitto previsto dall’art. 544 bis codice penale punisce l’uccisione di animali con la reclusione da quattro mesi a due anni.

La fattispecie è integrata quando, come per l’ipotesi analizzata sopra, la condotta attiva o omissiva è caratterizzata:

  • dalla mancanza di necessità. A tal proposito, la nozione di “necessità” comprende non solo lo stato di necessità di cui all’art. 54 cod. pen., ma anche “ogni altra situazione che induca all’uccisione dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno alla persona propria o altrui o ai propri beni, quando tale danno l’agente ritenga altrimenti inevitabile” (Cass. Pen. Sez. 3 – Sentenza n. 37847 del 15/06/2023).
  • oppure dal dolo specifico della crudeltà, che si identifica con l’inflizione all’animale di gravi sofferenze per mera brutalità.
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ABBANDONO DI ANIMALI: COSA DICE L’ARTICOLO 727 DEL CODICE PENALE?

L’abbandono degli animali “custoditi nella propria abitazione” è sanzionato in primo luogo dall’art. 5 della legge del 1991 n. 281, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire trecentomila a lire un milione.

L’articolo 727 del codice penale prevede poi la contravvenzione (e non un delitto come per l’ipotesi del maltrattamento) dell’abbandono degli animali che siano domestici o che abbiano acquisito le abitudini della cattività (comma 1). Recentemente è stato affermato che integra la fattispecie ex art. 727 codice penale, comma I, “non solo la condotta di distacco volontario dall’animale, ma anche qualsiasi trascuratezza, disinteresse o mancanza di attenzione verso quest’ultimo, dovendosi includere nella nozione di “abbandono” anche comportamenti colposi improntati ad indifferenza od inerzia nell’immediata ricerca nell’animale”, in riferimento ad un caso di omessa denuncia di smarrimento di un cane da parte del suo proprietario, palesandosi un evidente disinteresse nel cercare l’animale perso (Cass. pen., Sez. III, sent. n. 18892 del 13 maggio 2011).

Al secondo comma dell’art. 727 codice penale è poi punita la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Secondo la Cassazione (Sez. 3 – Sentenza n. 14734 del 08/02/2019 Ud.), la detenzione di animali in condizioni produttive di gravi sofferenze consiste non solo in quella che può determinare un vero e proprio processo patologico nell’animale, ma anche in quella che produce meri patimenti, come tenere un portamento innaturale, tale da impedire o rendere difficoltosa la deambulazione o il mantenimento della posizione eretta e stabile. Ad esempio, integra il reato de quo la “detenzione di uccelli in gabbie talmente piccole da cagionare il danneggiamento e l’avulsione del piumaggio, ed il loro impiego nell’attività venatoria quali richiami vivi, fuori dai casi e dai modi consentiti dagli artt. 4 e 5 della legge 11 febbraio 1992, n. 157” (Cass. pen. Sez. 5 – Sentenza n. 20221 del 11/04/2022 ).

Entrambe le fattispecie costituiscono ipotesi di reato proprio perché possono essere poste in essere solo dal proprietario dell’animale. Invece, il non proprietario che uccide o danneggia un animale altrui è punito dall’art. 638 cod. pen..

COSA SI RISCHIA NEI CASI DI ABBANDONO DI ANIMALI

Nel caso dell’art. 727 cod. pen. (così come modificato dalla L. 20 luglio 2004, n. 189) la pena base prevista è quella dell’arresto fino ad un anno oppure di un’ammenda il cui importo può variare da € 1.000,00 ad € 10.000,00.

COME SEGNALARE I MALTRATTAMENTI DI ANIMALI

Per segnalare episodi di abbandono o maltrattamento di animali, esistono diverse strade:

  1. Denuncia diretta agli organi competenti (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardie Zoofile, Corpo Forestale, Guardia di Finanza, Polizia Municipale);
  2. Segnalazione all’ AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente).

Nel primo caso è possibile sia effettuale la segnalazione telefonicamente, soprattutto se risulta necessario un intervento immediato oppure recandosi di persona nelle sede dell’Autorità competente. Nei casi cui si intende sporgere denuncia scritta è fondamentale che all’interno dell’atto siano indicate dettagliatamente tutte le vicende oggetto di segnalazione, con indicazione dei fatti precisi, di eventuali nomi di testimoni. In questi casi, come è noto, sarà necessario fornire le generalità del denunciante e sottoscrivere la denuncia. In questi casi, la denuncia verrà automaticamente trasmessa agli uffici della Procura della repubblica territorialmente competente.

Invece, la segnalazione all’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente può essere realizzata anche in anonimato attraverso portali informatici. Sarà l’AIDAA ad informare le Forze dell’Ordine indicando i dati necessari ad identificare luogo e soggetti coinvolti. Si segnala, però, a livello locale l’esistenza di diverse associazioni e sportelli ove è possibile rivolgersi per i casi di maltrattamento ad animali.

ESISTE UNA TUTELA NELLE DISCIPLINE SPORTIVE CHE PREVEDONO L’IMPIEGO DI ANIMALI?

Molti sport prevedono l’utilizzo di animali, si pensi all’equitazione, alla corsa con i cani da slitta, il salto ad ostacoli, il dressage, ecc….

Nel decreto legislativo n. 36 del 28 febbraio 2021, al Titolo IV, dall’articolo 19 all’articolo 24 il legislatore ha dettato le norme a tutela del benessere degli animali impiegati nelle attività sportive, ed in particolar modo nelle discipline equestri, ritenendo opportuno armonizzare le disposizioni dei Ministeri competenti attraverso un’unitaria disciplina.

Ai sensi dell’art. 19, coloro che detengono un animale impiegato in attività sportive, devono preservarne il benessere, nel rispetto delle sue esigenze etologiche. Devono essere utilizzati metodi di addestramento che tengono conto delle capacità cognitive e delle modalità di apprendimento degli animali, e che non danneggino la salute e il benessere psicofisico dell’animale, in quanto essere senziente. È altresì vietato qualsiasi metodo di coercizione o costrizione e l’utilizzo di mezzi o dispositivi che possano provocare danni alla salute e al benessere psicofisico dell’animale e comunque provocarne sofferenza.

All’art. 21, il decreto legislativo affida alle singole Federazioni sportive, alle Discipline Sportive Associate e agli Enti di Promozione Sportiva la redazione dei regolamenti che fissino specifici obblighi, sotto la pena di sanzioni disciplinari che, al netto delle responsabilità civili e penali, possono prevedere fino alla revoca dell’affiliazione, per le società e le associazioni sportive, o del tesseramento, per le persone fisiche.

COME VIENE CONSIDERATO L’UTILIZZO DEL COLLARE ELETTRONICO DALLA LEGGE PENALE?

Di per sé, non è illecito mettere il collare elettronico al cane in quanto innocuo se non attivato: il proprietario dell’animale non può essere sanzionato se sprovvisto del telecomando che azionerebbe l’impulso elettrico, in quanto non è possibile provare il danno o la sofferenza dell’animale (cfr. Cass. pen., sent. n. 10758 del 19 marzo 2021).

È invece un reato il provocargli sofferenze attraverso scosse o altri impulsi in grado di provocare dolore. La Cassazione afferma che l’utilizzo di collare elettronico “che produce scosse o altri impulsi elettrici trasmessi al cane tramite comando a distanza, integra la contravvenzione di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze” perché costituisce “una forma di addestramento fondata esclusivamente su uno stimolo doloroso tale da incidere sensibilmente sull’integrità psicofisica dell’animale” (Cass. pen., Sez. III, sent. n. 21932 del 25 maggio 2016), pertanto, non può negarsi la portata offensiva di tale condotta e la sua rilevanza penale.  

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