contratto di deposito

Il contratto di deposito

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Il contratto di deosito in breve

Il contratto di deposito è un contratto tipico, disciplinato dall’art. 1766 al 1782 cod. civ..

Si tratta di un contratto reale ad effetti obbligatori

L’oggetto materiale del contratto di deposito è qualsiasi cosa mobile, anche registrata (come ad esempio un veicolo) con l’esclusione dei beni immobili. Si parla di deposito irregolare quando vengono depositate cose fungibili, ossia sostituibili (ad esempio una somma di denaro, o una certa quantità di olio di un certo tipo).

L’applicazione forse più diffusa del contratto di deposito (tipico) è il contratto atipico di parcheggio.

La disciplina del contratto di deposito merci si applica in tutti i casi in cui la custodia è una delle obbligazioni principali del contratto. Si può parlare in queste situazioni anche di contratti misti, come avviene nel caso del rimessaggio per la custodia e per la riparazione di un natante (contratto di deposito misto a contratto di prestazione d’opera).

In altri casi, la custodia rileva non come obbligazione principale, ma come prestazione accessoria. Si pensi, ad esempio, al contratto concluso con l’autoriparatore.

L’articolo esamina anche la responsabilità del contratto di deposito, modulata anche in base alla gratuità o alla onerosità, ed in base alla professionalità del depositario. In particolare il custode, oltre ad essere responsabile delle cose in sua custodia, è altresì responsabile dei danni che le cose possono cagionare a terzi, in base all’art. 2051 cod. civ.

Il Codice Civile conosce una specifica disciplina sul contratto di deposito in albergo e sul contratto di deposito di merci nei magazzini generali

CHE TIPO DI CONTRATTO È IL CONTRATTO DI DEPOSITO?

All’interno della disciplina dei singoli contratti, il deposito è regolato dagli artt. 1766 e ss. cod. civ. è definito come quell’accordo “col quale una parte riceve dall’altra una cosa mobile con l’obbligo di custodirla e di restituirla in natura”.

Il contratto di deposito è pertanto un contratto reale perché si perfeziona (si conclude) al momento della consegna della cosa depositata (non essendo sufficiente il mero consenso) e “ad effetti obbligatori” nel senso che non trasferisce la proprietà del bene depositato, ma dal momento della consegna fa sorgere in capo al depositario (colui che riceve la cosa in deposito) due obblighi:

  • di custodire la cosa
  • di restituire la cosa al termine della custodia.

Si tratta di un contratto ad esecuzione continuata in quanto il deposito, solitamente, si richiede per periodi più o meno lunghi.

Il contratto di deposito è a forma libera, non essendo richiesta in via generale la forma scritta.

Secondo la dottrina, i contratti di deposito rientrano tra le declinazioni legislative della “locatio operis” (come anche i contratti di appalto e dei contratti d’opera), caratterizzandosi per il fatto che la cosa viene consegnata al depositario, il quale ne assume un possesso qualificato. Rispetto agli altri contratti caratterizzati dall’obbligo di consegna, nel contratto di deposito essa avviene per rendere possibile lo svolgimento di una attività da parte del depositario/accipiens, ma nell’interesse del depositante/tradens e non, come avviene ad esempio il mutuo, nel pegno, nel comodato … nell’interesse dello stesso accipiens (il mutuatario diventa proprietario della somma di denaro, il comodatario può utilizzare la cosa …).

La funzione socio-economica (causa) del contratto di deposito è la conservazione della cosa, nello stato in cui era al momento della consegna. Ne consegue che “L’autorizzazione, per mero titolo di cortesia, al posteggio di un veicolo nello spiazzo privato (nella specie, recintato) antistante uno stabilimento industriale, anche se emessa da dipendente dell’impresa dotato dei necessari poteri, non implica, di per sé, assunzione dell’obbligo della relativa custodia e non è sufficiente, quindi, per ritenere concluso tra le parti un contratto di deposito, la cui funzione caratterizzante è, appunto, quella di custodia del bene” (Cass. civ. n. 6804/1991).

Il contratto di deposito si presume gratuito come indicato nell’art. 1767 cod. civ. salvo espresso accordo tra le parti (Cass. civ., sent. n. 359/1993; Cass. civ., sent. n. 1537 del 19 febbraio 1997).

Diverso dal contratto di deposito giuridicamente vincolante e pertanto oggetto di tutela, è il contratto di deposito di cortesia, ove non sorge alcun obbligo giuridico, trattandosi di un fenomeno rilegato nelle dinamiche delle relazioni sociali come, ad esempio, nei rapporti di buon vicinato.

COME FUNZIONA IL DEPOSITO?

L’utilizzo forse più frequente dello schema del contratto di deposito, è il contratto di parcheggio. “Al contratto atipico di parcheggio si applicano le norme relative al contratto di deposito, sicché il depositario assume verso il depositante l’obbligo di restituzione della cosa nello stato in cui è stata consegnata, nonché, in caso di sottrazione, quello di risarcimento del danno, salvo che provi l’imprevedibilità e l’inevitabilità della perdita, nonostante l’uso della diligenza del buon padre di famiglia, e dunque la non imputabilità dell’inadempimento” (Cass. civ. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 9895 del 15/04/2021).

In materia, si segnala una particolare pronuncia sul contratto di deposito delle Sezioni Unite della Cassazione ove veniva chiarito che nelle aree pubbliche di sosta a pagamento senza custodia create dai Comuni, il gestore concessionario non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell’area all’uopo predisposta se l’avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima dell’ingresso nell’area, perchè l’esclusione attiene all’oggetto dell’offerta al pubblico ex art. 1336 c.c.. Nè la qualificazione del servizio reso “per finalità di pubblico interesse” consente, al fine di costituire l’obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell’affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l’adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all’organizzazione della sosta (SS. UU. Cass. civ., ord. n. 14319 del 28 giugno 2011).

Ricorre lo schema del contratto di deposito anche nella consegna delle chiavi dell’auto al vetturiere dell’albergo ove il cliente alloggia: “con tale atto, che integra l’affidamento del veicolo e non la presa in consegna delle chiavi e dell’autoveicolo a titolo di cortesia, si perfeziona un ordinario contratto di deposito, dal quale scaturiscono le relative obbligazioni a carico delle parti del rapporto, ed al quale non si applica la disciplina del deposito alberghiero, per effetto dell’esclusione dei veicoli di cui all’art. 1785-quinquies cod. civ.” (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 6048 del 12/03/2010). Similmente, si parla de deposito anche per il contratto atipico di ormeggio in un porto turistico con obbligo di custodia (Cass. civ. Sez. 3, Sentenza n. 18419 del 19/08/2009).

Sempre con riferimento al contratto di deposito merci tramite vettore aereo, il servizio di handling aeroportuale (cioè la consegna delle cose trasportate, dal vettore all’impresa esercente) configura un contratto di deposito a favore del terzo, che ha per oggetto, tra le varie attività di assistenza a terra autonomamente prestate in forza del contratto con il vettore, la custodia e il deposito delle merci sbarcate ai fini della conservazione e della restituzione al destinatario. Tale obbligo di custodia e deposito non cessa con la messa a disposizione della merce, ma solo con la consegna materiale della stessa, con conseguente insufficienza, a tal fine, della trasmissione al medesimo del titolo rappresentativo o della lettera di trasporto (Cass civ. Sez. 3, Sentenza n. 14593 del 22/06/2007).

Si ha un contratto di deposito misto, quando la custodia rileva come obbligazione principale, come nel contratto misto e atipico di rimessaggio di un natante, in cui una parte si impegna a riparare la cosa (contratto di appalto o contratto d’opera) ed a custodirla fino alla riconsegna (Cass. Civ. Sez. 3, Sentenza n. 22803 del 28/10/2009).

Altro esempio di contratto misto è il mandato (o la commissione) a vendere, con deposito della cosa presso il mandatario (o il commissionario) (Cass. civ. Sez. 3, Sentenza n. 12089 del 24/05/2007).

In altri casi, l’obbligo di custodia rileva non come obbligazione principale, ma come prestazione accessoria. È il caso, ad esempio, del contratto concluso con l’autoriparatore (contratto di prestazione d’opera che prevede il deposito del veicolo). Quando l’obbligazione di custodia ha carattere meramente strumentale rispetto a quella principale, (e cioè la riparazione del veicolo) opera la presunzione di gratuità della custodia, la quale “viene meno solo nel contratto tipico di deposito (in cui la prestazione di custodia, costituisce, al contrario, l’oggetto dell’obbligazione principale), allorché il depositario sia tale di professione; al di fuori di questa ipotesi, pertanto, il compenso per la custodia prestata può aggiungersi a quello dovuto per la prestazione principale solo in presenza di un’espressa pattuizione in tal senso” (Cass. civ. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 17918 del 27/08/2020).

CHI È IL DEPOSITANTE E CHI IL DEPOSITARIO?

Le parti del contratto di deposito sono il depositante ed il depositario. Il depositante è colui il quale consegna il bene nelle mani dell’altro soggetto (depositario) affinché questi lo custodisca per poi restituirlo in un secondo momento. Egli è tenuto a rimborsare il depositario di eventuali costi sostenuti per la conservazione del bene e a tenerlo indenne da eventuali perdite subite dal deposito. Inoltre, nei casi in cui il contratto di deposito sia a titolo oneroso, il depositante è tenuto a corrispondere il compenso pattuito al depositario (art. 1781 cod. civ.). Inoltre “soggetto attivo dell’obbligazione di restituzione è il depositante, non potendo il depositario esigere la prova della proprietà della cosa depositata; egli, pertanto, è anche soggetto attivo dell’obbligazione sostitutiva di restituzione dell’equivalente pecuniario della cosa depositata, che grava sul depositario in caso di perdita a lui imputabile, non potendo il depositario esimersi dall’adempiere eccependo la mancanza del titolo di proprietà in capo al depositante.” (Sez. 3, Sentenza n. 6048 del 12/03/2010).

Il depositario è chi riceve il bene in custodia e sul quale gravano le responsabilità relative ad eventuali danni cagionati sul bene e dal bene in custodia ex art. 2051 cod. civ.

QUALI SONO GLI OBBLIGHI DEL DEPOSITARIO?

Il depositario, come accennato prima, custodisce ex art. 1768 cod. civ. la cosa oggetto del contratto di deposito.

L’obbligo di custodire si riferisce e si limita alla semplice conservazione, intesa come protezione dagli eventi dannosi esterni o connessi alla stessa natura della cosa. Non si estende invece all’obbligo di usare o amministrare la cosa: ai sensi dell’art. 1770 cod. civ. il depositario non può servirsi della cosa depositata né darla in deposito ad altri, senza il consenso del depositante, salvo che nei casi di urgenza, dandone immediato avviso al depositante. Tanto che se l’oggetto materiale dei contratti di deposito è un bene fruttifero, il depositario deve restituire i frutti della cosa che egli abbia percepiti (art. 1775 cod. civ.).

Il depositario deve detenere la cosa depositata sotto la sua custodia con la diligenza del buon padre di famiglia (art. 1768 cod. civ.). Quando il deposito è a titolo gratuito, la responsabilità del depositario, viene valutata con minor rigore.

In parziale deroga al principio generale ex art. 1256 cod. civ. (secondo cui l’impossibilità non imputabile di adempiere estingue l’obbligazione), se la detenzione della cosa è tolta al depositario per un fatto a lui non imputabile (ad esempio un furto, o una calamità naturale), egli è liberato dall’obbligazione di conservare e restituire la cosa, ma deve denunziare immediatamente al depositante il fatto, a pena di risarcimento del danno (art. 1780 cod. civ.).

La restituzione avviene, salvo patto contrario, nel luogo in cui il bene doveva essere custodito (art. 1774 cod. civ.) e, se il contratto di deposito merci ha durata indeterminata, a semplice richiesta del depositario o del depositante, (art. 1771 cod. civ.) salvo il rispetto di un termine “congruo” che il giudice può concedere al depositante per riprendere la cosa.

Viceversa, se è stato pattuito un termine specifico nell’interesse dell’uno o dell’altro, l’obbligo di restituire (o di ritirare il bene) sorge alla scadenza del termine.

Se i depositanti sono più di uno (ad esempio nel contratto di deposito di merci in comproprietà, o se al depositante succedono più eredi) e non vi è accordo sulle modalità di restituzione, la decisione può essere rimessa al giudice (art. 1772 cod. civ.). Se più sono i depositari, il depositante può chiedere la restituzione a chi detiene la cosa.

Nel caso dei contratti di deposito a favore di terzi aderenti all’accordo, questi devono acconsentire alla restituzione (art. 1773 cod. civ.).

RESPONSABILITÀ NEL CONTRATTO DI DEPOSITO: COSA VUOL DIRE ESSERE DEPOSITARIO

Col contratto di deposito merci, il depositario assume una duplice responsabilità:

  • Responsabilità del contratto di deposito per i danni che la cosa depositata può subire,
  • Responsabilità del contratto di deposito per i danni che la cosa depositata può produrre ad altre cose o persone (art. 2051 cod. civ.).

Sotto il primo aspetto, la sua responsabilità viene modulata in base a:

  • la gratuità/onerosità del contratto,
  • la professionalità del depositario,
  • la capacità del depositario: se è incapace, resta responsabile nei limiti in cui è tenuto a rispondere per i fatti illeciti, ma il depositante mantiene comunque diritto di ottenere la restituzione del bene, potendo altrimenti chiedere il rimborso di quanto versato al depositario incapace (art. 1769 cod. civ.).

COSA SI INTENDE PER DEPOSITO IRREGOLARE?

L’art. 1782 cod. civ. disciplina il deposito irregolare. Si tratta di una particolare tipologia di contratto di deposito, invero più vicino ad altre fattispecie contrattuali quali il mutuo (che viene richiamato dallo stesso art. 1782 cod. civ.), che ha ad oggetto una somma di denaro o una determinata quantità di cose fungibili. Se il depositario può servirsi di tali beni fungibili, né acquista la proprietà, e sarà poi tenuto alla restituzione di altrettante cose della stessa specie e qualità.

La peculiarità sta nel fatto che nel deposito irregolare:

  • non rileva la tipica obbligazione di custodire la cosa,
  • i beni rientrano nella disponibilità del depositario, che acquista il diritto di servirsene, sostituirli o consumarli.

Pertanto, il depositario diventa proprietario dei beni, pur essendo tenuto a restituirne altrettanti della stessa specie e qualità, salvo che al negozio sia stata apposta apposita clausola derogatoria (Cass. civ., Sez. III, sent. n. 17512 del 23 agosto 2011).

Le norme che disciplinano la fattispecie de quo sono quelle del contratto di deposito e, quando compatibili, quelle del contratto di mutuo.

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CONTRATTO DI DEPOSITO: COME SI PROVA LA RESPONSABILITA’ DEL CUSTODE

L’orientamento pacifico della giurisprudenza sostiene che in merito alla responsabilità nel contratto di deposito, in caso di richiesta risarcitoria per inadempimento dell’obbligo di custodia:

  • il depositante ha il solo onere di provare l’avvenuta consegna e i danni subiti, dovendo presumersi che la cosa sia stata consegnata in buone condizioni (Cass. Civ. 3, Sentenza n. 7529 del 27/03/2009 ).
  • il depositario deve provare che il danno o il perimento del bene affidato non è dipeso da fatto a lui imputabile (ma ad esempio alla stessa natura del bene, o da eventi imprevedibili, oppure che il danno già esisteva al momento della consegna).

In virtù della custodia sorge una presunzione semplice di colpa del depositario, dalla quale egli può liberarsi provando di aver adottato tutte le misure conformi all’ordinaria diligenza, anche mediante precauzioni maggiori rispetto a quelle ordinarie (in tal senso: Cass. civ., sez. III, 12 giugno 1995, n. 6592; Cass. civ., sez. III, 8 agosto 1997, n. 7363; Cass. civ., sez. III, 1 giugno 2004, n. 10484; App. Roma, sez. II, 1 dicembre 2005; Cass. civ., sez. III, 13 ottobre 2016, n. 20657).

CONTRATTO DI DEPOSITO: COSA DICE L'ARTICOLO 2051 DEL CODICE CIVILE?

Cosa succede invece se la cosa custodita produce un danno a cose o persone?

L’art. 2051 cod. civ. disciplina la responsabilità derivante da danno cagionato da una cosa in custodia, costituendo una sorta di responsabilità civile oggettiva in capo al custode di un bene, per il semplice fatto del possesso. L’unico modo per liberarsi da tale responsabilità è provare il c.d. caso fortuito e quindi una situazione eccezionale ed imprevedibile alla quale ascrivere il danno subito (sul caso fortuito, ex multis, Cass. civ., Sez. III, ord. n. 35429 del 1 dicembre 2022).

Inoltre, è necessario che il custode sia nel pieno possesso del bene sia materiale che giuridico affinché possa realizzarsi questa presunzione di responsabilità nei suoi confronti.

COSA FARE SE IL CLIENTE NON RITIRA LA MERCE?

Si è detto che il contratto di deposito merci sorge nel momento in cui il depositante consegna al depositario la merce. Tuttavia, potrebbe realizzarsi un contratto di deposito anche in conseguenza, ad esempio, di un mancato ritiro di un bene acquistato, qualora sia pattuito l’obbligo di custodire la merce fino all’effettivo ritiro. Secondo la giurisprudenza, infatti, la consegna può realizzarsi anche con una “ficta traditio” attraverso la ritenzione della cosa da parte del depositario, per effetto del mancato ritiro da parte dell’avente diritto, con il conseguente sorgere per il depositario dell’obbligo di custodia e per il proprietario dell’obbligo di pagamento delle spese di custodia fino al ritiro dello stesso (Cass. Civ. Sez. 3, Sentenza n. 7493 del 27/03/2007).

CHE COS'È IL DEPOSITO LIBERATORIO?

Il deposito liberatorio non è un contratto, ma un modo di liberazione dall’obbligazione. Nell’ottica di una collaborazione tra debitore e creditore anche e soprattutto nella fase di esecuzione del regolamento contrattuale, sono previsti degli istituti adibiti a tutelare il debitore in caso di comportamenti non collaborativi del creditore.

Ci troviamo nella disciplina, appunto, della mora del creditore, che consente di offrire formalmente l’adempimento del contratto al creditore, quando tuttavia si rifiuta di riceverlo o ne rende difficoltoso lo svolgimento. Infatti, l’art. 1210 cod. civ. afferma che quando il creditore non accetta l’offerta reale (per beni mobili) o l’offerta per intimazione (per beni immobili) il debitore può eseguire il deposito liberatorio. In tal modo, il debitore è liberato dall’obbligazione in seguito all’accettazione del deposito da parte del creditore o dopo il passaggio in giudicato della sentenza dichiarativa della validità del deposito.

Inoltre, la giurisprudenza ha precisato che nel deposito liberatorio, l’accettazione anche tacita ha efficacia retroattiva sin dalla data del deposito stesso, determinando, come anticipato, l’estinzione dell’obbligazione, con effetto assimilabile a quello della datio in solutum.

Ad esempio, una volta che il creditore ritira la somma depositata in sostituzione della prestazione originaria, accettando implicitamente il deposito liberatorio, viene assorbita qualsiasi valutazione sulla congruità della somma depositata (Cass. civ., Sez. II, sent. n. 19261 del 19 luglio 2018).

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