frode assicurativa

La frode assicurativa: le truffe alle Assicurazioni

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Introduzione

La truffa assicurativa consiste, in parole povere, nel ricreare artatamente e fraudolentemente le condizioni per le quali si avrebbe diritto all’indennizzo da parte dell’assicurazione. La giurisprudenza definisce le truffe alle assicurazioni come “ogni azione fraudolenta diretta a ledere il patrimonio delle compagnie assicuratrici attraverso la manipolazione illecita del rapporto contrattuale, attuabile anche da soggetti estranei al sinallagma” (Cass. Pen Sez. 2, Sentenza n. 43534 del 19/11/2021).

Si tratta di una ipotesi particolare del reato di truffa di cui all’art. 640 cod.pen. All’art. 642 il codice penale individua cinque “modalità” di truffe assicurative, che sono sanzionate indipendentemente dal fatto che l’indennizzo previsto dalla polizza venga incassato o meno (tale circostanza rileva come aggravante e non come elemento costitutivo della fattispecie).

Soggetto attivo secondo l’interpretazione più recente, non è solo l’assicurato, ma chiunque induca la compagnia assicurativa a erogare un indennizzo non dovuto. Si pensi ad esempio al medico che redige un falso certificato di malattia, o il perito che rileva danni inesistenti alle cose assicurate.

Oltre alle conseguenze civili (annullamento o risoluzione del contratto di assicurazione, eventuale ripetizione dell’indebito percepito e risarcimento del danno) la condanna penale può comportare la reclusione da uno a cinque anni, aumentata se si è percepita indebitamente l’utilità cui la truffa assicurativa era finalizzata.

Nel caso in cui si sospetti di essere coinvolti in una frode assicurativa, ad esempio in un sinistro stradale mai avvenuto, è opportuno rivolgersi alla propria assicurazione per una denuncia cautelativa o per un disconoscimento di sinistro.

TRUFFE ASSICURATIVE: CHE COS'È L'ARTICOLO 642 C.P.?

L’art. 642 cod. pen. rubricato “fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona” tutela il patrimonio delle compagnie di assicurazione da comportamenti contrari alla buona fede contrattuale, con l’intento di prevenire la frode alle assicurazioni. La diffusione delle truffe alle assicurazioni si riverbera poi sull’intera collettività degli assicurati: il danno patito dalle compagnie viene riversato sul costo delle polizze e sulla generalità dei premi pagati.

La giurisprudenza interpreta la fattispecie di cui all’art. 642 c.p. come ipotesi speciale del reato di truffa descritto dall’art. 640 c.p., in cui vengono esplicitati gli “artifici” e i “raggiri”, che consistono, appunto nel danneggiamento dei beni assicurati, nell’auto-infliggersi lesioni personali, o nell’alterazione dei documenti.

In particolare, in base alla fattispecie, la frode assicurativa consiste:

  • nella distruzione, dispersione, deterioramento od occultamento delle cose assicurate (comma 1). A tal proposito, occorre citare l’art. 1914 del Codice civile secondo cui: “L’assicurato deve fare quanto gli è possibile per evitare o diminuire il danno” che descrive, almeno secondo una parte della dottrina, una vera e propria posizione di garanzia in capo all’assicurato per cui, in virtù dell’art. 40 cod. pen. integrerebbero la fattispecie non solo condotte attive, ma anche l’omesso “salvataggio” del bene. Egli sarebbe responsabile, in altre parole, qualora non abbia impedito la distruzione, dispersione, deterioramento o l’occultamento del bene assicurato.
  • nella falsificazione o alterazione di una polizza o della documentazione richiesta per la stipulazione di un contratto di assicurazione (comma 1),
  • nel cagionare a se stesso una lesione personale o aggravare le conseguenze della lesione personale prodotta da un infortunio (comma 2),
  • nel denunciare un sinistro non accaduto (comma 2),,
  • nella distruzione, falsificazione, alterazione o precostituzione di elementi di prova o documentazione relativi al sinistro (comma 2).

Le varie condotte di truffa all’assicurazione, che possono concorrere tra di loro (Cass. Pen., Sez. II  sentenza 17.01.2014, n.1856 ha precisato che il concorso di reati è configurabile solo tra le condotte di cui al primo e al secondo comma), devono essere finalizzate a conseguire l’indennizzo o comunque un vantaggio derivante da un contratto di assicurazione.

Le truffe alle assicurazioni sono punite anche se sono realizzate in uno Stato estero, ai danni di un assicuratore italiano che eserciti la sua attività in Italia.

Si tratta di un reato a dolo specifico e a consumazione anticipata: le condotte sopra descritte devono essere finalizzare a conseguire dall’assicurazione un indennizzo non dovuto, ma ai fini della sussistenza del reato, non è necessario che l’assicurazione eroghi effettivamente l’indennizzo (elemento che rileva come circostanza aggravante). “Il reato di frode assicurativa compiuta mediante la falsa denuncia di un sinistro o la simulazione di conseguenze più gravi rispetto alla effettiva entità delle lesioni subite si consuma con la ricezione della richiesta di risarcimento del danno da parte della compagnia assicuratrice” (Cass- Pen. Sez. 2, Sentenza n. 43534 del 19/11/2021).

CHI COMMETTE IL REATO DI FRODE ASSICURATIVA ART 642 COD. PEN.?

Secondo la dottrina prevalente, nonostante il testo della fattispecie si rivolga a “chiunque”, il reato di frode assicurativa è un reato proprio, in quanto può essere commesso solo dal soggetto assicurato.

Sul punto, però, si segnala un condivisibile orientamento giurisprudenziale per il quale la frode assicurativa sarebbe reato comune:  “non integra un reato “proprio” attribuibile esclusivamente al contraente del rapporto assicurativo, potendo essere ravvisata in ogni azione fraudolenta diretta a ledere il patrimonio delle compagnie assicuratrici attraverso la manipolazione illecita del rapporto contrattuale, attuabile anche da soggetti estranei al sinallagma” (Cass. pen., sez. II, sent. n. 43534 del 19 novembre 2021). Ad esempio, nei casi di falsificazione o alterazione di polizze assicurative o documenti relativi al finto sinistro, l’agente del reato può ben essere un soggetto diverso dall’assicurato, come il medico che realizza il certificato falso, il meccanico che certifica un danno maggiore di quello reale.

 

QUANDO SI CONCRETIZZA IL REATO DI FRODE ASSICURATIVA?

Il bene, oggetto materiale della fattispecie del primo comma (che punisce tra l’altro chi distrugga, disperda, deteriori od occulti un bene al fine di trarre vantaggio da un contratto assicurativo) deve essere:

  • assicurato mediante un contratto concluso antecedentemente alla condotta delittuosa,
  • di proprietà dell’agente, sicché il reato non sussiste quando la condotta riguardi un bene posseduto in forza di un titolo non attributivo della titolarità dello stesso (Cass. pen., sez. II, sent. n. 51088 del 30 ottobre 2019). Ad esempio, la Cassazione (Cass. Pen. Sez. 6, Sentenza n. 23810 del 07/04/2004) esclude il reato qualora l’oggetto assicurato sia posseduto in virtù di un contratto di leasing, privo di immediato effetto di traslazione della proprietà, a nulla rilevando l’identità di colui che abbia stipulato il contratto assicurativo.

La falsificazione della documentazione che la giurisprudenza considera ai fini delle truffe alle assicurazioni, è sia quella di tipo ideologico, che materiale, atteso che la previsione normativa, a differenza da quelle in tema di delitti di falso, non distingue espressamente tra i due tipi di falsità (Cass. pen., sez. II, sent. n. 9553 del 4 febbraio 2021). In particolare, il falso ideologico consiste nella attestazione di fatti non avvenuti oppure che si sono verificati diversamente da quanto documentato (così ad esempio, il medico del pronto soccorso che referta lividi, fratture o escoriazioni in realtà inesistenti). La falsità materiale è invece la contraffazione o alterazione di un documento, anche se di contenuto veritiero (ad esempio la creazione di un falso certificato medico, oppure la alterazione dei giorni di malattia ivi indicati).

Tuttavia, come affermato dalla Cass. Pen Sez. 2, Sentenza n. 22906 del 16/05/2012, non integra il reato de quo l’integrale falsificazione della polizza e del contrassegno assicurativo, poiché impedisce l’instaurazione del rapporto tra l’autore e la compagnia di assicurazione, rendendo l’azione inidonea a ledere il bene protetto dalla norma incriminatrice (potendosi però configurare il delitto di falsità in scrittura privata e, qualora il fatto sia commesso dall’agente assicurativo, anche quello di truffa ai danni del cliente e della compagnia assicuratrice).

Le dichiarazioni false e le reticenze in sede di stipula del contratto di assicurazione sono penalmente rilevanti quando sono finalizzate al conseguimento di un ingiusto profitto, ma ancor prima e indipendentemente dal dolo specifico rilevano sul piano civile. Infatti:

  • l’art. 1892 cod. civ. stabilisce che le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l’assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose, sono causa di annullamento del contratto se il contraente ha agito con dolo o colpa grave (negligenza o inescusabile trascuratezza);
  • l’art. 1893 cod civ. stabilisce che se il contraente ha agito senza dolo o colpa grave, l’assicuratore può recedere dal contratto, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l’inesattezza della dichiarazione o la reticenza. Se il sinistro si verifica prima di tale dichiarazione, l’indennizzo dovuto è ridotto.

Sul punto, occorre anche dire che l’obbligo di correttezza e di informazione impone all’assicuratore di cooperare con il contraente, individuando le informazioni che il contraente è tenuto a dare in quanto determinanti per il consenso dell’assicuratore (Cass. civ., Sez. I, sentenza n. 11206 del 20 novembre 1990).

In merito all’elemento soggettivo del dolo specifico, il vantaggio richiesto dalla truffa all’assicurazione a cui deve essere preordinata la condotta, non si limita al solo indennizzo assicurativo, può essere d altra natura purché sia comunque riconducibile al contratto assicurativo (ad esempio la liberazione del pagamento delle rate future per l’acquisto del bene assicurato).

QUANDO UN SINISTRO VA ALL’ANTIFRODE?

Nei casi di anomalie o fondati dubbi sulla veridicità del sinistro o della documentazione, la compagnia assicurativa può avviare una istruttoria suppletiva e sospendere per 30 giorni il pagamento del risarcimento.

In particolare, se in sede di perizia emergono elementi di incongruenza rispetto al danno dichiarato dal richiedente, oppure se dai controlli dell’archivio informatico IVASS risultano anomalie, oppure ancora i dispositivi del veicolo tipo “scatola nera” abbiano segnalato indicatori di frode, l’assicuratore può comunicare al danneggiato entro 60 giorni, di non offrire alcun risarcimento, motivando tale decisione con la necessità di condurre ulteriori approfondimenti in relazione al sinistro.

Svolta l’istruttoria suppletiva, l’assicuratore deve comunicarne l’esito entro altri 30 giorni, comunicando eventualmente anche di aver presentato querela per truffa all’assicurazione.

COSA SUCCEDE SE DICHIARI IL FALSO IN UN INCIDENTE?

Se, sulla base dell’istruttoria svolta emerge un’ipotesi di reato, la compagnia può presentare querela all’Autorità Giudiziaria entro 90 giorni, termine che decorre dallo spirare del termine di trenta giorni dall’obbligatoria comunicazione all’interessato della decisione di effettuare approfondimenti sul sinistro (Cass. Pen. Sez. 2, Sentenza n. 11144 del 18/12/2020).

La querela è infatti condizione di procedibilità del reato. Sul punto, nel 2022 si è pronunciata la Cassazione affermando che “per la punibilità del reato di frode assicurativa è necessaria la querela della persona offesa dal reato, che nel caso di specie va individuata nella compagnia assicuratrice che gestisce o liquida il sinistro, con esclusione di altri soggetti, compresi quelli che potrebbero essere stati danneggiati dal reato … Il reato di frode in assicurazione non ha natura plurioffensiva, in quanto è volto a tutelare esclusivamente il patrimonio delle imprese assicuratrici dai comportamenti contrari alla buona fede contrattuale, sicché legittimata a proporre querela è solo la compagnia che gestisce o liquida il sinistro e non anche la persona danneggiata dal reato, che potrà agire eventualmente per il risarcimento del danno subito.” (Cass. pen., sez. II, sent. n. 27372 del 14 luglio 2022; Cass. pen., Sez. II, sent. n. 20988 del 31 marzo 2021).

Il diritto di procedere con querela avverso i truffatori spetta “sia alla Compagnia assicuratrice che gestisce il sinistro, sia a quella debitrice, perché entrambe, in quanto parti direttamente coinvolte, seppur con ruoli diversi, nella richiesta di risarcimento del danno, hanno interesse alla corretta gestione del sinistro e a non vedere depauperato il proprio patrimonio da false denunce” (Cass. pen., sez. II, sent. n. 24075 del 15 maggio 2017).

Quando la notizia di reato giunge alla Procura, il Pubblico Ministero la iscrive in un apposito registro, dando avvio al procedimento penale. Come ribadito più volte dalla giurisprudenza, la Procura della Repubblica territorialmente competente “si determina nel luogo in cui la richiesta di risarcimento, quale atto unilaterale recettizio, giunge a conoscenza dell’effettivo titolare del diritto patrimoniale compromesso e, quindi, presso la sede legale della compagnia assicuratrice, soggetto giuridico legittimato a disporre di tale diritto.” (ex multis, Cass. pen., sez. I, sent. n. 51360 del 26 ottobre 2018).

COSA RISCHIA CHI DICHIARA IL FALSO? LA SANZIONE PER LA FRODE ALLA ASSICURAZIONE

Le truffe alle assicurazioni possono costare caro: in caso di condanna, la fattispecie prevede la pena base della reclusione da uno a cinque anni. E ciò, indipendentemente dal fatto che si ottenga o meno l’indennizzo dell’assicurazione.

La pena è aumentata fino ad un terzo se l’assicurazione eroga l’indennizzo che la truffa era finalizzato ad ottenere.

truffa assicurazioni

TRUFFE ASSICURATIVE: COME DIFENDERSI DA UN FALSO SINISTRO

Non è sempre facile riconoscere quando si viene coinvolti in una truffa assicurativa. Il rischio è che la propria compagnia riconosca il sinistro e attivi il passaggio alla classe di merito superiore, con conseguente aumento della polizza.

Nel caso in cui si tema di essere coinvolti in un sinistro falsamente segnalato, ci si deve rivolgere entro tre giorni alla propria assicurazione e presentare la cd denuncia cautelativa ex art. 1913 cod civ., fornendo la propria versione dei fatti, eventualmente indicando i testimoni a supporto delle proprie affermazioni, e chiedendo di non procedere al risarcimento, in realtà non dovuto. In tal modo, la denuncia cautelativa anticipa l’istruttoria che la compagnia assicurativa svolgerà sulla segnalazione dell’incidente. È opportuno trasmettere una denuncia cautelativa quando:

  • si teme di essere coinvolti in un sinistro mai avvenuto,
  • il sinistro è avvenuto, ma non ne sono derivati danni a persone o cose,
  • la dinamica dell’incidente non è chiara, oppure non è stato compilato il modello di constatazione amichevole.

Tuttavia, soprattutto in caso di sinistro falso, il soggetto inconsapevolmente coinvolto nella truffa all’assicurazione potrebbe non averne tempestiva conoscenza. Spesso è messo al corrente della possibile frode assicurativa dalla stessa compagnia, quando ormai è già avviata l’istruttoria, ma è superato il termine indicato nell’art. 1913 cod. civ. Occorre quindi procedere con il disconoscimento del sinistro, in cui si dichiara di non avere cagionato il sinistro stradale.

COSA SUCCEDE SE SI DISCONOSCE UN SINISTRO?

Attraverso la denuncia cautelativa o il disconoscimento del sinistro si chiede alla propria compagnia di assicurazione di non procedere con il pagamento del risarcimento richiesto dall’agente della truffa assicurativa e quindi, di conseguenza, di non applicare l’aumento del premio trattandosi di una frode.

Infatti, con la liquidazione del danno al soggetto danneggiato la compagnia assicurativa, di regola, aumenta il premio che l’assicurato-danneggiante deve versare, mentre con il disconoscimento del sinistro, in attesa delle opportune verifiche, non viene applicato alcun rincaro della polizza da pagare.

QUANTO TEMPO HO PER DISCONOSCERE UN SINISTRO?

Il disconoscimento del sinistro deve essere presentato alla società di assicurazione o a mezzo p.e.c. o attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno, e ciò al fine di avere una data certa.  Infatti, entro 45 giorni l’assicuratore deve avviare l’istruttoria per accertare l’esatta dinamica del (presunto) incidente. All’esito delle indagini, l’assicuratore può:

  1. liquidare e risarcire il danno, qualora il sinistro risulti vero e i danni effettivamente subiti;
  2. chiudere la pratica senza risarcire alcunché in assenza del sinistro o in assenza dei danni subiti;
  3. sporgere querela ai fini di iniziare un giudizio penale nei confronti dei truffatori, qualora emergano gli estremi della truffa assicurativa.

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