Avvocato recupero crediti

Avvocato recupero crediti

L’avvocato recupero crediti è la figura professionale che si occupa di intervenire quando si vanta un credito verso terzi che non si riesce a recuperare.

Il recupero crediti è una procedura mediante cui il creditore può ottenere il pagamento di quanto dovuto da parte del debitore. Se, ad esempio, un’azienda ha venduto alcuni beni che non sono stati pagati, con la procedura di recupero crediti, può riscuoterne il corrispettivo dall’acquirente.
Lo stesso può dirsi per il recupero crediti professionali di avvocato, commercialista, geometra ed in genere del professionista, a cui il cliente non abbia saldato la notula.
In alcuni casi, assieme alla somma corrispondente al prezzo dei beni e dei servizi prestati, (detta somma capitale) è possibile richiedere anche gli interessi e le spese affrontate per la procedura del recupero credito professionale o non.
Avvalersi di un avvocato per recupero crediti non è sempre necessario (come vedremo, lo è nella fase “giudiziale” ma non in quella “stragiudiziale”), ma sicuramente rivolgersi ad uno studio legale per recupero crediti è opportuno, onde evitare di fare errori che possono compromettere il buon esito del procedimento di recupero.
Prima di affrontare il tema dell’articolo, pare opportuno dare al lettore alcune nozioni sui concetti di credito e di obbligazione.

In questo articolo parliamo di:


COS’È UNA OBBLIGAZIONE

L’obbligazione è un vincolo giuridico, in forza del quale si può costringere taluno all’adempimento di una prestazione, secondo le leggi del nostro Stato.
Il diritto moderno riprende questa definizione: in base agli articoli 1173 e seguenti del codice civile, l’obbligazione è un vincolo giuridico, in base a cui un soggetto è obbligato ad effettuare una determinata prestazione nei confronti di un altro soggetto, detto creditore, che simmetricamente vanta un diritto, nei confronti del debitore, di ottenere quella prestazione. L’obbligazione può nascere a seguito di un contratto, un fatto illecito o a qualsiasi ogni altro atto o fatto idoneo a produrre un’obbligazione in conformità dell’ordinamento giuridico.
Si precisa che cosa diversa (anche se, come suggerisce l’omonimia, vi è un qualche collegamento) è l’obbligazione intesa in termini finanziari: questa è un particolare strumento, emesso dalle società che necessitano di liquidità. Le obbligazioni sono “prestiti” che chiunque può concedere alla società, ricevendo come corrispettivo gli interessi sul denaro prestato (ovverosia sulle obbligazioni acquistate).


QUALI SONO LE TIPOLOGIE DI OBBLIGAZIONE

L’obbligazione civilistica, in base alla prestazione (oggetto dell’obbligazione) questa può essere:
pecuniaria o in natura, se ha per oggetto il pagamento di una somma di denaro o meno. Particolarmente rilevante è il fatto che le obbligazioni pecuniarie generano “frutti civili” che sono gli interessi.
Fungibile o infungibile, se è determinante o meno che la prestazione sia eseguita proprio dal debitore o può essere eseguita indifferentemente anche da un’altra persona. Ad esempio, le prestazioni pecuniarie sono sempre fungibili.
divisibile o indivisibile, se hanno per oggetto un bene o un’attività che può essere o meno frazionata.
Cumulative o alternative, se prevedono che il debitore debba soddisfare tutte le prestazioni richieste (cumulative), o possa sostituirne alcune ad altre, a scelta del debitore (alternative).
Ad esecuzione istantanea, continuata o periodica, se la prestazione consiste in un’unica azione (istantanea) oppure una prestazione che si protrae senza soluzione di continuità (continuata) o a intervalli più o meno regolari (periodica).
A differenza dei diritti cosiddetti “reali” (ad esempio la proprietà) i diritti di credito sono relativi, nel senso che non possono essere fatti valere nei confronti di chiunque, me solamente nei confronti del debitore (o dei debitori, in alcuni casi), che ha l’obbligo di eseguire una specifica prestazione


COS’È UN CREDITO

La nascita del vincolo dell’obbligazione, come sopra descritta, determina contestualmente il sorgere di un diritto di credito di vedere adempiuta la prestazione.
Nel linguaggio giuridico, un credito è il diritto (si parla appunto di diritto di credito) di un soggetto, chiamato creditore, di ottenere da parte di un altro soggetto, chiamato debitore, la prestazione dovuta, detta obbligazione.
La legge, quando parla di credito, non si riferisce esclusivamente al pagamento di somme di denaro. Un credito può avere ad oggetto anche una prestazione di fare qualcosa, oppure di astenersi a fare qualcosa, oppure ancora può riferirsi a diverse prestazioni.
L’oggetto della prestazione può essere di fare o di non fare, di consegnare, di contrarre, di garanzia.
Come vedremo nei prossimi paragrafi, prima di procedere con una formale diffida recupero crediti, occorre verificare se il credito in oggetto è certo, liquido ed esigibile.


RECUPERO CREDITI COS’È E PERCHÈ AFFIDARSI AD UN AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI

Come già accennato nei paragrafi precedenti, per recupero crediti si intende, in senso ampio, quel procedimento finalizzato ad assicurare al creditore di ricevere il suo credito, ovverosia la prestazione dovuta, che per la maggior parte delle volte consiste in una somma di denaro. il recupero crediti tutela pertanto gli interessi del creditore.
Il recupero crediti è spesso utilizzato dalle aziende, per ottenere il pagamento delle fatture a seguito della fornitura di beni o servizi.
Con tale procedura, è possibile ottenere altresì il recupero crediti professionali di avvocato, commercialista, geometra e di tutti i professionisti in generale, per i compensi non corrisposti dai clienti.
Si tratta di un procedimento particolarmente complesso, per il quale, in base alla normativa recupero crediti, prevalentemente contenuta nel codice civile e nel codice di procedura civile, si consiglia di affidarsi ad un avvocato per recupero crediti.


AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI: COME OPERA

Possono usufruire della normativa recupero crediti:
– un’azienda che deve riscuotere somme di denaro dai clienti, a seguito della fornitura di beni o servizi.
– un professionista, per ottenere il recupero credito professionale di avvocato, commercialista, architetto eccetera, a seguito di una notula non saldata.
– un privato, in caso possa vantare un diritto di credito ancora non riscosso nei confronti di un debitore. È il caso della riscossione dei canoni di affitto.
Il credito che può essere recuperato consiste in:
– la somma capitale, cioè il corrispettivo dei beni o servizi prestati dall’azienda o dal professionista che non sono stati pagati,
– gli interessi,
– le spese del procedimento di recupero crediti.
Il procedimento è sintetizzabile in questi termini:
1 – verifica preliminare dei presupposti di diritto e di fatto.
2 – in caso di esito positivo di tale verifica, si avvia una fase stragiudiziale, che solitamente inizia con una diffida recupero crediti e costituzione in mora. In questa fase, per il creditore interessato al recupero credito avvocato non è necessario, anche se caldamente consigliato, al fine di evitare errori che possono avere conseguenze pregiudizievoli per il buon esito della procedura.
3 – in alcuni casi, è prevista la fase obbligatoria della negoziazione assistita o della mediaconciliazione.
4 – in caso di esito sfavorevole della fase stragiudiziale, a questa segue l’avvio di una fase giudiziale, cioè di un vero e proprio contenzioso avanti all’autorità giudiziaria. In questa fase non è solamente consigliato, ma necessario che il creditore si avvalga di un avvocato fiduciario per recupero crediti.


AVVOCATO RECUPERO CREDITI: PRESUPPOSTI PER IL RECUPERO CREDITI

Prima ancora di procedere con una diffida recupero crediti, vi sono alcuni presupposti da verificare:
– la esistenza di un effettivo rapporto giuridico (contratto, provvedimento dell’autorità giudiziaria … ) tra creditore e debitore
– la sussistenza di un effettivo inadempimento
– la responsabilità del debitore.
– se il credito può considerarsi certo, liquido ed esigibile (art. 474 codice di procedura civile)


QUANDO RIVOLGERSI ALL’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI: L’ESISTENZA DEL RAPPORTO GIURIDICO

In primo luogo, occorre verificare che debitore e creditore siano legati da un rapporto giuridico, in base al quale il creditore può vantare un diritto di credito.
Ad esempio, se il creditore ritiene di avere un credito in base ad un contratto, occorre verificare che il contratto sia valido. Al contrario, un contratto nullo o addirittura inesistente non produce effetti giuridici sulle parti e quindi nulla potrà fare l’avvocato per recupero crediti derivanti da un contratto nullo o inesistente.
Altro esempio, se il creditore vanta un credito sulla base di una sentenza, è opportuno verificare preliminarmente che la sentenza sia definitiva oppure che sia provvisoriamente esecutiva.

COME L’AVVOCATO RECUPERO CREDITI INDIVIDUA L’INADEMPIMENTO DEL DEBITORE

In caso in cui si voglia procedere per il recupero crediti cos’è l’accertamento dell’inadempimento del debitore?
Creditore e debitore hanno la possibilità di conoscere i termini, condizioni e modalità in cui l’obbligazione deve essere adempiuta.
Nel caso di obbligazione contrattuale, le parti possono accordarsi che la prestazione deve essere eseguita in un certo giorno, in un certo luogo e con determinate modalità. Se il debitore non esegue la prestazione, si rende inadempiente.
Nel caso in cui le parti non siano state diligenti nella redazione del contratto, e non abbiano specificato i termini e le modalità della prestazione, questi possono essere rinvenuti nel testo della legge, ed in particolare del codice civile.
Nel caso in cui l’obbligazione non derivi dal contratto, ma da altra fonte le parti possono conoscere i termini, condizioni e modalità in cui l’obbligazione deve essere adempiuta, essendo indicati nella legge, oppure in un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Pensiamo ad una sentenza di un Giudice che, all’esito di una causa civile, condanni una parte a risarcire il danno all’altra. Oppure ad un provvedimento di omologa di un ricorso per separazione consensuale, che stabilisce l’importo dell’assegno che un coniuge deve versare in favore dell’altro. Ebbene, se la parte non risarcisce il danno all’altra parte, si rende inadempiente. Se il coniuge non versa all’altro quanto indicato nella separazione, si rende inadempiente.


COME L’AVVOCATO RECUPERO CREDITI INDIVIDUA L’ESATTO ADEMPIMENTO

Occorre specificare che il codice civile richiede l’esatto adempimento. Il che vuol dire che viene considerato inadempiente anche il debitore che esegue una prestazione che non è perfettamente aderente a quella prevista.
Non sempre, tuttavia, è facile verificare l’inadempimento. Può accadere che le clausole contrattuali non siano chiare e pertanto vengono interpretate in modi diversi dal creditore e dal debitore. Il primo ritiene che il debitore sia inadempiente, il secondo no.
Dalla non chiarezza del contratto, come visto, possono nascere questo tipo di controversie. per questo è opportuno affidare la redazione di atti e contratti ad un avvocato esperto in materia.


L’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI VERIFICA LA “CERTEZZA” DEL CREDITO…

Ultima delle verifiche preliminari, prima di procedere con una lettera recupero crediti avvocato deve verificare se il credito può considerarsi certo, liquido ed esigibile.
In materia di recupero credito cos’è la certezza del credito? Per la normativa recupero crediti (art. 474 codice di procedura civile), si parla di “certezza” del credito quando esso risulta accertato nella sua esistenza (cosiddetto “an”: dal latino “se” esiste il credito). Non si richiede una assoluta incontestabilità del credito (che potrebbe essere contestato, più o meno fondatamente, dal debitore, una volta ricevuta la lettera dell’avvocato per recupero crediti), ma quantomeno una delimitazione chiara degli elementi oggettivi e soggettivi del credito.
– elementi oggettivi: indicano in cosa consiste il credito. Ad esempio, nel pagamento di una somma di denaro, in una unica soluzione oppure in più rate….
– elementi soggettivi: indicano chi è il debitore e chi è il creditore. Ad esempio, vi sono più debitori, ognuno dei quali è obbligato per l’intera somma di denaro, ovvero per la sua parte. Oppure vi sono più creditori, ognuno dei quali può pretendere l’intera prestazione oppure solamente la sua parte.
La certezza del credito è dimostrata, ad esempio, mediante un contratto, una sentenza o una cambiale. Questi documenti, pertanto, sono elementi imprescindibili, sulla base di cui, per ottenere il recupero credito avvocato si deve muovere. Anche se non è necessario trasmetterli al debitore al momento della diffida recupero crediti, questi documenti devono essere nelle mani del creditore sin dall’inizio dell’affidamento della pratica all’avvocato per recupero crediti, per consentirgli di verificare se effettivamente vi sono i presupposti previsti dalla normativa recupero crediti.


LA “LIQUIDITA’”…

In materia di recupero credito cos’è la liquidità del credito? Per la normativa recupero crediti (art. 474 codice di procedura civile), si parla di “liquidità” del credito quando esso risulta determinato nel suo importo (cosiddetto “quantum”: dal latino, la quantità del credito). Cioè, non solo il creditore deve provare di vantare un credito, ma al fine del recupero crediti normativa del codice di procedura civile, impone di indicare l’esatto ammontare del credito, che deve essere già determinato direttamente nel titolo (ad esempio un contratto oppure una sentenza, oppure una cambiale) oppure deve essere facilmente identificabile, sulla base di un calcolo matematico tra gli elementi e con i criteri indicati dallo stesso titolo.


E L’ “ESIGIBILITA’”

Oltre alla certezza e liquidità del credito, come descritte nel paragrafi precedenti, ulteriore requisito prima di procedere al recupero credito avvocato deve verificare che sia esigibile.
In materia di recupero credito cos’è la esigibilità del credito? Ai sensi della normativa recupero crediti (art. 474 codice di procedura civile) si parla di “esigibilità” del credito quando è già maturato, cioè è scaduto il termine per l’adempimento, oppure non è sottoposto a condizione sospensiva, oppure questa si è già verificata.
In materia di recupero crediti normativa codice civile definisce:
1 – il termine, come quell’avvenimento futuro e certo che indica il momento “a partire da” (termine iniziale) oppure “entro cui” (termine finale) la prestazione, ovverosia il pagamento della somma di denaro, deve essere effettuata. Nel caso di una fattura “a trenta, sessanta, novanta (eccetera) giorni” il credito diventa esigibile il trentunesimo, sessantunesimo, novantesimo (eccetera) giorno
2 – la condizione “sospensiva” come quell’avvenimento futuro ed incerto (art. 1353 del codice civile) al verificarsi del quale la prestazione deve essere effettuata. Ad esempio, l’agente immobiliare ha diritto alla commissione se l’immobile viene venduto.
3 – la condizione “risolutiva”, cioè quell’avvenimento futuro ed incerto al verificarsi del quale il contratto perde efficacia e la prestazione non deve essere effettuata. Ad esempio, il contratto di locazione e l’obbligo di pagare il canone può essere condizionato “fino al momento in cui l’immobile sarà venduto”.
Il creditore ha l’onere di dimostrare la scadenza del termine e la verificazione della condizione sospensiva, mentre il debitore ha l’onere di dimostrare che la condizione risolutiva si è verificata.


COME L’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI CALCOLA IL “QUANTUM”

In cosa consiste l’esatto ammontare? Sono comprese varie voci, come già accennato nei paragrafi precedenti:
1 – il capitale: la somma di denaro indicata nel titolo (o facilmente calcolabile), sulla cui base è fondato il credito.
2 – gli interessi. Questi sono i cosiddetti “frutti civili” di cui all’art. 820 comma terzo del codice civile, secondo cui “sono frutti civili quelli che si ritraggono dalla cosa come corrispettivo del godimento che altri ne abbia. Tali sono gli interessi dei capitali, i canoni enfiteutici, le rendite vitalizie e ogni altra rendita, il corrispettivo delle locazioni”. Gli interessi possono essere legali o moratori, a seconda dalla circostanza che essi nascano dalle disposizioni di legge o dalla “mora” cioè dall’inadempimento del debitore, appunto, moroso.
2 A – gli interessi legali. Al fine del procedimento di recupero credito normativa dell’art. 1282 del codice civile prevede che “I crediti liquidi ed esigibili di somme di danaro producono interessi di pieno diritto, salvo che la legge o il titolo stabiliscano diversamente. Salvo patto contrario, i crediti per fitti e pigioni non producono interessi se non dalla costituzione in mora. Se il credito ha per oggetto rimborso di spese fatte per cose da restituire, non decorrono interessi per il periodo di tempo in cui chi ha fatto le spese abbia goduto della cosa senza corrispettivo e senza essere tenuto a render conto del godimento”. Il tasso di interesse è stabilito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con decreto, da pubblicarsi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore ai dodici mesi, e tenuto conto del tasso di inflazione che è stato registrato nel corso dell’anno. Gli interessi superiori al tasso legale, devono essere pattuiti per scritto, altrimenti si applica comunque la misura legale, attualmente fissata allo 0,05% (per l’anno 2020) dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 12.12.2019
2 B – gli interessi moratori, che come detto si applicano a fronte dell’inadempimento del debitore, per il quale fungono da “sanzione”, decorrono dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento, oppure nel termine previsto dall’art. 4 del decreto legislativo 231/2002 per le transazioni commerciali.
3 – le spese. Il decreto legislativo 231/2002 in materia di transazioni commerciali al art. 6 stabilisce che “il creditore ha diritto anche al rimborso dei costi sostenuti per il recupero delle somme non tempestivamente corrisposte. Al creditore spetta, senza che sia necessaria la costituzione in mora, un importo forfettario di 40 euro a titolo di risarcimento del danno. È fatta salva la prova del maggior danno, che può comprendere i costi di assistenza per il recupero del credito”. Ne consegue che, ad esempio, i costi della lettera dell’avvocato per recupero crediti possono essere addebitati direttamente al debitore.


ENTRO QUANTO TEMPO DEVO RICORRERE ALL’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI

Generalmente è sempre opportuno attivarsi immediatamente per il recupero del credito, una volta che siano maturati i presupposti (certezza, liquidità ed esigibilità). Questo perché:
– con il passare del tempo, il debitore potrebbe accumulare sempre più debiti, fino a non poter far fronte a tutti gli impegni presi.
– dal punto di vista fiscale, emettere una fattura che viene registrata ma non pagata, potrebbe comportare complicazioni per la tenuta della contabilità.
Inoltre, esiste un limite temporale, oltre il cui il creditore non può più procedere con il recupero crediti. Si tratta della cosiddetta prescrizione, istituto in virtù del quale il mancato esercizio di un diritto di credito per un determinato periodo di tempo, estingue il credito stesso.

IL TERMINE ULTIMO PER IL RECUPERO CREDITI: LA PRESCRIZIONE

In materia di recupero credito cos’è la prescrizione? Come detto, è il periodo di tempo entro cui il diritto non esercitato, ovverosia il credito non richiesto, si estingue. È nel codice civile che dobbiamo, in questo caso, rintracciare la normativa recupero crediti e della prescrizione. L’art. 2946 del codice civile detta la regola generale secondo la quale “salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni”, come nel caso dei crediti derivanti dai contratti. Tuttavia sono molte le eccezioni. Ad esempio:
1 – il diritto al risarcimento in caso di incidenti stradali si prescrive in due anni (art. 2947 del codice civile)
2 – in molti casi il termine di prescrizione per il recupero credito è di cinque anni: si applica questo termine nel caso del canone di affitto, degli oneri condominiali, degli interessi (art. 2948 del codice civile), dello stipendio e dei contributi del lavoratore dipendente (termine ulteriormente ridotto ad un anno nel caso di prestazioni di lavoro non superiori ad un mese).
3 – Particolare il caso del termine di prescrizione per il recupero credito professionali dell’avvocato e degli altri professionisti, che è stabilito in tre anni. Tuttavia, se il professionista dispone di un contratto sottoscritto dal proprio cliente, il termine di prescrizione per il recupero credito professionale torna ad essere quello decennale.
In ultimo, si deve evidenziare che il termine di prescrizione viene interrotto con la lettera recupero crediti che l’avvocato o direttamente il creditore invia al debitore per intimargli il pagamento, diffidarlo ad adempiere e costituendolo in mora. Lo stesso scopo è raggiunto con l’instaurazione della fase giudiziale.
Dal giorno successivo all’interruzione (ad esempio dal giorno successivo in cui il debitore riceve la diffida recupero crediti), la prescrizione ricomincia a decorrere dall’inizio. E pertanto al creditore saranno concessi altri dieci anni (o cinque, o tre, a seconda dei casi) per il recupero del credito.
Ipotesi diversa è quella della sospensione della prescrizione civile: al verificarsi di una delle ipotesi ex art. art. 2941 del codice civile, il decorso del termine di prescrizione rimane “congelato” fin tanto che perdura la causa della sospensione, riprendendo a decorrere da dove si era sospeso (e non dall’inizio) quando la causa della sospensione viene meno


COME PROCEDE L’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI: LA DIFFIDA

Una volta effettuate le verifiche, è possibile procedere con l’effettiva richiesta di pagamento della fattura insoluta, oppure, nel caso del recupero credito professionale, della notula non pagata.
Il primo passaggio avviene senza l’intervento dell’autorità giudiziaria, in quella che è chiamata la “fase stragiudiziale”, che inizia solitamente con un sollecito bonario, in cui si invita il debitore a pagare quanto dovuto, oppure direttamente con una messa in mora e diffida recupero crediti normativa individuata all’art. 1454 del codice civile. Essa contiene:
1 – l’intimazione di adempiere
2 – l’indicazione di un termine per adempiere
3 – eventualmente, la minaccia di risolvere il contratto.
4 – la messa in mora
Nel dettaglio, con la lettera recupero crediti l’avvocato (oppure il creditore stesso) chiede al debitore di pagare al creditore la somma dovuta, composta da somma capitale, interessi e spese legali, concedendogli per ciò un breve periodo di tempo, solitamente di quindici giorni. Detto termine può essere più breve, purché “congruo”, cioè deve consentire materialmente al debitore di potere adempiere, alla luce della natura del contratto e della prassi seguita (ad esempio, non è congruo un termine da venerdì alla domenica, periodo di chiusura delle banche).
La diffida può contenere la minaccia, nel caso in cui il termine di cui sopra non venga rispettato, di risolvere il contratto. Si tratta di un elemento solo eventuale: non sempre al creditore interessa sciogliere il contratto, ma solamente recuperare il credito (si pensi ad un contratto di locazione, per il quale il creditore è interessato solamente a recuperare i canoni di affitto scaduti, ma non anche alla risoluzione del contratto).
Nel caso in cui si verifichi la risoluzione per inadempimento, questa opera “di diritto” e cioè senza ulteriore attività del creditore.


COME PROCEDE L’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI: LA MESSA IN MORA

Nella lettera di recupero del credito l’avvocato inserisce la cosiddetta “messa in mora”. Si tratta della dichiarazione formale con cui il debitore diventa moroso.
La messa in mora non è sempre necessaria. In alcuni casi di recupero crediti normativa ex art. 1219 codice civile prevede che gli effetti della messa in mora si producono automaticamente, anche in assenza di una formale lettera dell’avvocato per recupero crediti, quando:
1 – il debito deriva da fatto illecito;
2 – il debitore ha dichiarato per iscritto di non volere eseguire l’obbligazione;
3 – è scaduto il termine, se la prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore. Se il termine scade dopo la morte del debitore, gli eredi non sono costituiti in mora che mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto, e decorsi otto giorni dall’intimazione o dalla richiesta.

avvocato recupero crediti


QUALI SONO GLI EFFETTI DELLA MESSA IN MORA

Dalla messa in mora, derivano importanti conseguenze:
1 – la debenza degli interessi da parte del debitore;
2 – il debitore moroso assume il rischio che la prestazione diventi oggettivamente impossibile. Ai sensi dell’art. 1221 codice civile “Il debitore che è in mora non è liberato per la sopravvenuta impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile, se non prova che l’oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore. In qualunque modo sia perita o smarrita una cosa illecitamente sottratta, la perdita di essa non libera chi l’ha sottratta dall’obbligo di restituirne il valore. ”La regola del principio “ad impossibilia nemo tenetur” (cioè nessuno può essere obbligato a fare l’impossibile) impone che se la prestazione diventa impossibile, il debitore non è più tenuto ad eseguirla. Fa eccezione tuttavia il debitore moroso, che rimane ugualmente vincolato, non alla prestazione originariamente pattuita, ma a pagare l’equivalente in denaro. La prestazione di pagare una somma di denaro non è mai oggettivamente impossibile (non rilevano nemmeno le condizioni soggettive di indigenza del debitore).
3 – il debitore è tenuto a risarcire i danni derivanti dal suo inadempimento.
4 – la prescrizione viene interrotta. Per il recupero crediti normativa in tema di interruzione della prescrizione ex art. 2943 terzo comma del codice civile stabilisce che “la prescrizione è inoltre interrotta da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore …”. Come già specificato nei paragrafi precedenti, l’interruzione comporta che il termine di prescrizione (in genere dieci anni) decorre dall’inizio dal giorno successivo alla messa in mora.


COME PROCEDE L’AVVOCATO RECUPERO CREDITI DOPO LA MESSA IN MORA E DIFFIDA PER RECUPERO CREDITI

Una volta che il debitore ha ricevuto la lettera l’avvocato valuta come è opportuno proseguire, in relazione alla risposta che riceve dal debitore. In particolare:
1 – se il debitore paga l’intero importo richiesto entro il termine assegnatogli, il creditore può ritenersi soddisfatto ed il procedimento di recupero crediti (compreso il caso del recupero credito professionale) termina.
2 – è possibile che il debitore, nel termine indicato nella diffida recupero crediti, chieda un pagamento a saldo e stralcio. In tal caso, se il creditore è disposto a concederlo, si apre un’altra fase stragiudiziale, detta di transazione. Con un pagamento a saldo e stralcio, al creditore non viene pagata l’intera somma richiesta, ma una parte di essa. Tuttavia il creditore ha il vantaggio di risolvere la controversia in via “bonaria” o “stragiudiziale”, senza cioè dover affrontare i costi processuali. Inoltre ha la possibilità di incassare “subito” il denaro, senza dovere aspettare i tempi del processo civile. Non di rado poi, l’accettazione della proposta saldo e stralcio è l’unico modo per il creditore di recuperare almeno una parte del suo credito originario, a fronte del pericolo di assoluta insolvibilità del debitore. Della proposta di saldo e stralcio abbiamo parlato in questo articolo.
3 – se, infine, le trattative per il saldo e stralcio non vanno a buon fine, oppure se il debitore non risponde nemmeno alla lettera avvocato per recupero crediti, continuando ad essere inadempiente, non resta che adire le vie giudiziarie.
Tuttavia, adire le vie giudiziali comporta che il creditore debba anticipare le spese del processo, pur nell’incertezza del successo di questi procedimenti. È pertanto opportuno, laddove possibile, capire sin dall’inizio se il debitore è capiente e ha la possibilità materiale di pagare quanto richiesto (comprese le spese del procedimento, che verranno poi addebitate su di lui), al fine di non incappare in un inutile spreco di tempo e di denaro. Le indagini, in questo senso, comprendono un’ispezione ipocatastale, per verificare se il debitore è proprietario di immobili; la ricerca di un conto corrente o del fatto che il debitore percepisca rendite o redditi periodici (busta paga, affitti, pensioni….). Altre ricerche (ricerca dei beni da pignorare ex art. 492 bis c.p.c.) sono possibili soltanto se si dispone di un titolo esecutivo.


QUALI SONO LE ALTERNATIVE PER LA FASE GIUDIZIALE – AVVOCATO RECUPERO CREDITI

In caso di esito sfavorevole della fase stragiudiziale, a questa segue l’avvio di una fase giudiziale, cioè di un vero e proprio contenzioso avanti all’autorità giudiziaria. In questa fase non è solamente consigliato, ma necessario che il creditore si avvalga di un avvocato fiduciario per recupero crediti. Si parla di avvocato fiduciario recupero crediti, in quanto il legale è nominato direttamente dal creditore, sulla base di un rapporto di “fiducia” reciproca. La fase giudiziale può essere più o meno complessa e si articola in una fase di merito, per le quali sono previste alcune alternative (a seconda del tipo di credito vantato e della documentazione che dispone il creditore) ed eventualmente in una fase esecutiva.
La prima alternativa per il giudizio di merito è il cosiddetto giudizio monitorio, tramite cui è possibile ottenere un decreto ingiuntivo, cioè un ordine del giudice di pagare la somma di denaro, sulla base di alcuni presupposti. Questa alternativa è la più veloce ed economica. In questo caso, per le cause di fronte al giudice di pace, il cui valore sia inferiore o uguale a 1.100 euro, il creditore può stare in giudizio personalmente, senza il ministero di un avvocato.
In alternativa al giudizio monitorio, è possibile instaurare un giudizio ordinario di merito, con cui il creditore ottiene un provvedimento dell’autorità giudiziaria che accerta l’esistenza del suo credito, eventualmente condannando il debitore a pagare. Il giudizio ordinario si può trascinare per molti anni: sono infatti previsti tre gradi di giudizio. Il giudizio ordinario può essere inaurato anche nel caso di opposizione alla richiesta del decreto ingiuntivo.
La terza alternativa si pone come via di mezzo delle prime due. In tema di recupero crediti normativa ex art. 702 bis del codice di procedura civile prevede il procedimento semplificato a cognizione piena.
Infine, eventualmente, qualora, a causa del mancato adempimento spontaneo da parte del debitore, non sia stato possibile il recupero del credito, l’avvocato, munito di titolo esecutivo, chiede il pignoramento dei beni del debitore attraverso il processo di esecuzione forzata.


QUANDO ALL’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI NON SERVE UN PROCESSO DI COGNIZIONE

Scopo di un processo è quello di avvalersi di un titolo esecutivo giudiziale, come una sentenza o un provvedimento del giudice a cui la legge attribuisca efficacia esecutiva, per potere poi azionare il recupero crediti in modo coattivo, tramite il procedimento di esecuzione forzata o pignoramento.
Pertanto non è necessario affrontare un processo, quando il creditore dispone già di un titolo esecutivo. Ai sensi dell’art. 474 c.p.c. sono titoli esecutivi stragiudiziali:
– le scritture private autenticate, relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute,
– le cambiali,
– i titoli di credito ai quali la legge attribuisce espressamente la sua stessa efficacia,
– gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli.
Pertanto, se il creditore dispone di uno di questi documenti, per recuperare il credito può saltare la fase processuale di cognizione e passare direttamente alla fase processuale di esecuzione.


DOVE L’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI PRESENTA LA DOMANDA GIUDIZIALE

Le autorità giudiziarie competenti sono il Giudice di Pace ed il Tribunale, a seconda dei criteri di competenza per materia e per valore. In materia di recupero crediti cos’è che decide la competenza del giudice? Ad oggi, in ambito di recupero crediti normativa ex art. 7 del codice di procedura civile indica la competenza del giudice di pace:
– cause relative a beni mobili di valore non superiore a cinquemila euro, quando dalla legge non sono attribuite alla competenza di altro giudice. Ad esempio, il Tribunale è sempre competente per il decreto ingiuntivo emesso per i canoni di locazione non riscossi.
– cause di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e di natanti, purché il valore della controversia non superi ventimila euro.
– in alcune materie, qualunque ne sia il valore. Ad esempio quelle relative alla misura ed alle modalità d’uso dei servizi di condominio di case e nelle cause relative agli interessi o accessori da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali”.


AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI: COME OTTENERE UN DECRETO INGIUNTIVO

In materia di recupero credito cos’è un decreto ingiuntivo? Il decreto ingiuntivo è un provvedimento dell’autorità giudiziaria in cui il giudice competente ordina al debitore di pagare quanto richiesto dal creditore, senza però un contraddittorio tra le parti, solamente sulla richiesta (pur documentata) del creditore. Il procedimento monitorio o per decreto ingiuntivo è sicuramente il più veloce delle tre alternative sopra rappresentate. Questo perché, a meno che il debitore non si opponga, non si discute se il creditore vanta un credito realmente esistente, nell’an e nel quantum.
Possiamo dire che in questo caso, l’autorità giudiziaria si “accontenta” della prova che viene fornita dal creditore nel ricorso che presenta l’avvocato per recupero crediti, chiamato ricorso per decreto ingiuntivo, tanto è che si parla di procedimento a cognizione sommaria, poiché sul credito vantato non si forma una piena prova. Si parla di modello “puro” ossia basato sulla dichiarazione unilaterale del creditore.
In particolare, in questo atto introduttivo è necessario:
1 – dare prova scritta del credito, ai sensi dell’art. 634 codice di procedura civile. Sono valide prove scritte, “le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata e i telegrammi, anche se mancanti dei requisiti prescritti dal codice civile. Per i crediti relativi a somministrazioni di merci e di danaro nonché per prestazioni di servizi, fatte da imprenditori che esercitano un’attività commerciale e da lavoratori autonomi, anche a persone che non esercitano tale attività, sono altresì prove scritte idonee gli estratti autentici delle scritture contabili di cui agli art. 2214 e seguenti del codice civile, purché bollate e vidimate nelle forme di legge e regolarmente tenute, nonché gli estratti autentici delle scritture contabili prescritte dalle leggi tributarie, quando siano tenute con l’osservanza delle norme stabilite per tali scritture”.
2 – dimostrare che il credito è certo, liquido ed esigibile. Nei paragrafi precedenti abbiamo spiegato cosa la normativa recupero crediti intende per certezza, liquidità ed esigibilità. Nel caso del decreto ingiuntivo per recupero crediti normativa in tema di locazione prevede una piccola deroga: l’art 664 del codice di procedura civile stabilisce che, quando viene richiesto uno sfratto per morosità e contestualmente il decreto ingiuntivo per recupero credito avvocato può chiedere che nel decreto ingiuntivo siano compresi i canoni di locazione scaduti e quelli da scadere (e quindi teoricamente non esigibili) fino all’intimazione dello sfratto. Se non si riesce a dimostrare questi tre elementi, non si può ricorrere a questo tipo di processo molto rapido, ma si dovranno affrontare le due alternative sopra descritte.
Si ribadisce che nella fase processuale, a dispetto della fase di trattativa stragiudiziale, è necessario avvalersi dell’assistenza di un avvocato fiduciario per recupero crediti.
La competenza del giudice di pace è stata modificata dal D. Lgs. 13 luglio 2017, n. 116, che entrerà in vigore dal 31 ottobre 2021
Il Tribunale è competente per tutte le altre controversie.


AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI PROFESSIONALI TRAMITE DECRETO INGIUNTIVO: QUALE PROVA SEMPLIFICATA

Nel caso che venga nominato un avvocato fiduciario per recupero crediti professionali di avvocato, notaio e degli altri esercenti una libera professione o arte, per la quale esiste una tariffa legalmente approvata, gli articoli 633 e 636 del codice di procedura civile prevedono una deroga speciale.
Per il legislatore, la dichiarazione unilaterale di questi soggetti è particolarmente affidabile, per cui per dimostrare il credito è sufficiente allegare al ricorso:
– la parcella sottoscritta dal professionista
– il parere della competente associazione professionale, non necessario quando le spese siano determinate in base a tariffe obbligatorie. Il decreto legge 1/2012 ha abrogato le tariffe professionali, stabilendo che per la liquidazione giudiziale dei compensi del professionista, il giudice deve riferirsi ai parametri stabiliti dal ministero.
Nel caso degli altri professionisti se si intende richiedere un decreto ingiuntivo per recupero credito professionale avvocato deve allegare al ricorso la fattura e la copia conforme dell’annotazione dal registro IVA. La posizione dei professionisti è infatti equiparata dal Job Act (che ha modificato l’art. 634 c.p.c) a quella delle imprese commerciali.


OTTENUTO IL DECRETO INGIUNTIVO COME PROCEDE L’AVVOCATO PER IL RECUPERO DEL CREDITO

Se l’autorità giudiziaria (giudice di pace o tribunale) accoglie la domanda, ingiunge al debitore di pagare entro un termine preciso (il più delle volte quaranta giorni), ai sensi dell’art. 641 del codice di procedura civile. Una volta emesso il decreto ingiuntivo per recupero credito l’ avvocato lo notifica al debitore entro 60 giorni dal deposito del decreto in cancelleria (90 giorni in caso di notifica al di fuori dell’Italia).
Detto questo, si aprono alcune alternative.
In primo luogo, il debitore decide di ottemperare a quanto intimatogli. Dovrà pagare non solo il capitale e gli interessi, spettanti al creditore, ma anche le spese legali liquidate dal giudice, spettanti all’avvocato del creditore.
In secondo luogo, può decidere di contestare la somma richiesta. In questo caso è necessario che, una volta nominato un avvocato fiduciario recupero crediti sia contestato mediante atto di opposizione a decreto ingiuntivo, che si propone entro quaranta giorni dal ricevimento del decreto ingiuntivo.
Infine, se il debitore non si è opposto e tuttavia continua a non soddisfare la richiesta di recupero credito avvocato, una volta ottenuta la formula esecutiva del decreto, notifica al debitore il cosiddetto atto di precetto. Si tratta dell’atto prodromico alla fase esecutiva, di cui parliamo nei prossimi paragrafi.
È possibile anche notificare immediatamente il decreto ingiuntivo con il precetto, senza aspettare la scadenza del termine per adempiere o per opporsi, nel caso in cui il giudice abbia concesso l’esecuzione provvisoria, ai sensi dell’articolo 642 c.p.c., il quale prevede che “se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, il giudice, su istanza del ricorrente, ingiunge al debitore di pagare o consegnare senza dilazione, autorizzando in mancanza l’esecuzione provvisoria del decreto e fissando il termine ai soli effetti dell’opposizione. L’esecuzione provvisoria può essere concessa anche se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ovvero se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere”. Altri casi in cui il decreto ingiuntivo è concesso provvisoriamente esecutivo, sono quelli espressamente previsti dalla legge, ad esempio per il recupero crediti dei canoni di locazione scaduti, nel caso degli importi dovuti dal coniuge per il mantenimento della prole, per le spese condominiali.
Tutto ciò consente di avviare l’esecuzione forzata, anche in pendenza di un giudizio di opposizione.


COSA SONO MEDIAZIONE E NEGOZIAZIONE ASSISTITA DELL’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI

Quando non è possibile attivare il procedimento di ingiunzione, la legge prevede una fase prodromica, volta a risolvere bonariamente la controversia instauranda tra creditore e debitore, anche in materia di recupero crediti, prima di adire le vie giudiziarie.
Si tratta, in primo luogo, del procedimento di mediazione, che in alcuni casi particolari (ad esempio in materia di condominio, locazione e affitto d’azienda, contratti bancari, assicurativi e finanziari, risarcimento del danno derivante responsabilità medica, eccetera) è prevista come condizione obbligatoria di procedibilità. Questo vuol dire che, prima di sedere davanti al giudice, le parti dovranno necessariamente sedere davanti ad un mediatore, organo terzo e imparziale, per tentare di risolvere bonariamente la lite.
In secondo luogo, la legge prevede un diverso istituto, chiamato negoziazione assistita.
È questo un procedimento obbligatorio, nel senso che è condizione di procedibilità della domanda giudiziale, in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti, nei casi di contratto di trasporto e sub trasporto ed in genere nei casi in cui si richieda il pagamento a qualsiasi titolo di somme non superiori a € 50.000, ad eccezione per le controversie nelle quali è prevista la mediazione obbligatoria.
Nelle altre controversie in materia di diritti disponibili, sia la mediazione che la negoziazione assistita sono facoltative.


QUANDO L’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI RICORRE AL RITO ORDINARIO DI COGNIZIONE

Nei casi in cui non sussistono i presupposti per ottenere un decreto ingiuntivo, ovverosia nei casi in cui il credito non sia certo, liquido ed esigibile e fondato su prova scritta, è necessario procedere con il processo ordinario, che comporta costi più elevati e tempi di decisione assai più lunghi del procedimento monitorio.
Se per crediti fino a 1.100 euro il creditore può stare in giudizio senza il patrocinio di un avvocato, nel procedimento ordinario questo non è possibile ed il creditore deve necessariamente nominare un avvocato fiduciario per recupero crediti.
La finalità del rito ordinario consiste nell’ottenere un titolo esecutivo che accerti l’esistenza del credito e la sua entità, nel caso in cui questo non possa essere agilmente provato.
Al rito ordinario si ricorre anche in un’altra circostanza, ossia nel caso in cui il debitore, una volta ricevuto il decreto ingiuntivo, lo opponga. Con l’opposizione si apre quindi la fase di merito a cognizione piena, dove il creditore dovrà dimostrare le sue pretese.
Talvolta è possibile ricorrere ad uno strumento alternativo al rito ordinario, ossia al rito sommario di cognizione ex art. 702 bis c.p.c. .Vi sono, poi, casi in cui non si può procedere con il rito ordinario. Si pensi al recupero crediti derivanti dall’opera professionale dell’avvocato, per cui l’unica alternativa al decreto ingiuntivo è il rito sommario di cognizione “speciale”, frutto del combinato disposto dell’art. 702 bis c.p.c. e degli artt. 14, 3 e 4 del D. Lgs n. 150/2011.
Del rito sommario di cognizione parleremo a breve.


AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI: LO SCHEMA DEL PROCESSO ORDINARIO DI COGNIZIONE

Questa è, schematicamente, la procedura del rito ordinario.
Il creditore, avendo già nominato un avvocato per recupero crediti, notifica immediatamente l’atto introduttivo, detto atto di citazione, al debitore. L’atto di citazione contiene la richiesta del creditore, la prova della sua fondatezza, le richieste istruttorie e la chiamata in giudizio (detta vocatio in ius) cioè l’invito al debitore a presentarsi in udienza ad una certa data. Si precisa che l’atto di citazione è molto complesso e la legge ne determina precisamente il contenuto minimo.
Una volta notificata la citazione, l’avvocato fiduciario per recupero crediti deposita in cancelleria il fascicolo di parte, instaurando così il processo. Il creditore prende il nome di parte processuale, o “attore”.
Il debitore, se intende contestare la richiesta, deve costituirsi in giudizio, depositando le proprie difese, riassunte in un atto chiamato “comparsa di costituzione e risposta” e assumendo la qualifica di “convenuto”.
Alla prima udienza, detta “di comparizione” il Giudice verifica la regolarità del contraddittorio, ed in caso positivo, procede con l’udienza, a meno che attore e convenuto non chiedano un termine per tentare la conciliazione.
Se l’udienza deve continuare, il giudice può sollevare questioni “rilevabili d’ufficio” e chiedere alle parti i chiarimenti che ritiene opportuni. Se richiesto, concede alle parti i termini per presentare alcune memorie con cui le parti precisano la propria posizione, le richieste e le istanze di assunzione delle prove.
Una volta che le parti hanno precisato le loro posizioni, si apre la fase istruttoria. Prima il giudice valuta se le richieste istruttorie sono ammissibili, ed in caso positivo fissa la data di udienza per l’assunzione delle prove.
Una volta esaurita la fase istruttoria, le parti sono invitate a riassumere le proprie richieste e difese nelle memorie conclusionali, che sono utilizzate dal giudice per emettere la sentenza.


QUANDO L’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI UTILIZZA IL PROCEDIMENTO SOMMARIO DI COGNIZIONE

Cos’è il procedimento sommario di cognizione? Il procedimento sommario di cognizione è la terza alternativa giudiziale per il recupero del credito, che si pone a metà strada tra il rito ordinario ed il procedimento per decreto ingiuntivo.
Si ricorre a questo procedimento quando le questioni possono, in linea di massima, essere risolte sulla base di un’istruttoria semplice, o addirittura “allo stato degli atti” cioè senza che sia necessaria alcuna attività di ricerca della prova.
La maggiore speditezza della trattazione, non comporta una modifica del ripartimento dell’onere probatorio: rimane al creditore l’onere di dimostrare l’esistenza ed il quantum della sua pretesa.
Il rito si applica per tutte le cause trattabili con il rito ordinario di cognizione e di competenza del tribunale in composizione monocratica. Sono pertanto escluse le cause da trattare con i riti speciali (ad esempio le cause in materia di lavoro o di locazione di immobili urbani) e quelle che vengono giudicate al tribunale in composizione collegiale, ex art 50 bis c.p.c., tra cui, ad esempio, quelle devolute alle sezioni specializzate (ad esempio il Tribunale delle imprese) quelle di opposizione, impugnazione, revocazione e in quelle conseguenti a dichiarazioni tardive di crediti della legge fallimentare (r.d. 267/1942), e alle altre leggi speciali disciplinanti la liquidazione coatta amministrativa.


COME FUNZIONA IL PROCEDIMENTO SOMMARIO DI COGNIZIONE: AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI

Si tratta di un processo concepito in due fasi: una fase di cognizione sommaria, simile a quella per il decreto ingiuntivo, ed una fase a cognizione piena, simile a quella del rito ordinario.
L’atto introduttivo si propone con ricorso, che viene depositato nella cancelleria del Tribunale. Il giudice a cui la causa viene assegnata, fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti,
Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato al convenuto almeno trenta giorni prima della data fissata per la sua costituzione.
Il debitore convenuto può costituirsi in giudizio fino a dieci giorni prima della data fissata per l’udienza, mediante deposito in cancelleria della comparsa di risposta, nella quale deve proporre le sue difese.
All’udienza, svolte le verifiche preliminari in tema di competenza e applicabilità del rito, il giudice decide se continuare ad applicare il rito sommario, quando effettivamente le difese delle parti richiedono una istruttoria agile e veloce. Al contrario, il processo prosegue nelle forme del rito ordinario.
Nel rito sommario, il giudice ha la massima libertà di movimento: “omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione rilevanti in relazione all’oggetto del provvedimento richiesto e provvede con ordinanza all’accoglimento o al rigetto delle domande”.
La prima fase a cognizione sommaria, si chiude con un’ordinanza, appellabile entro trenta giorni.
Occorre precisare che, sebbene l’istruttoria sia sommaria, la cognizione rimane piena. Questo consente al provvedimento del giudice, divenuto definitivo (cioè non appellato), di acquisire efficacia di giudicato e fare stato tra le parti, i loro eredi e gli aventi causa ai sensi dell’art. 2909 del codice civile.
Al contrario, nel caso in cui l’ordinanza sia appellata, nel giudizio che ne consegue “sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando il collegio li ritiene indispensabili ai fini della decisione, ovvero la parte dimostra di non aver potuto proporli nel corso del procedimento sommario per causa ad essa non imputabile”.
Nel giudizio di appello si recupera il pieno contraddittorio sacrificato nella prima fase, per ragioni di semplificazione.


IL PIGNORAMENTO RICHIESTO DALL’AVVOCATO PER RECUPERO CREDITI

In materia di recupero crediti cos’è l’esecuzione forzata? Una volta che il creditore ha in mano un titolo esecutivo giudiziale (come un provvedimento dell’autorità giudiziaria che accerta il diritto del creditore di essere pagato) o stragiudiziale (come una cambiale), può far valere coattivamente il suo diritto, mediante il procedimento di esecuzione forzata per crediti di denaro, con cui parte del patrimonio del debitore al debitore viene venduto e la somma ricavata consegnata al creditore.
Il pignoramento ha una disciplina differente, a seconda dei beni del creditore che si intende “aggredire”:
– beni mobili (arredamenti, automobili …),
– beni immobili,
– crediti come pensioni, stipendi, somme depositate su libretti e conti correnti ….
– ogni altro bene che sia nella disponibilità di una persona diversa dal debitore.
Esistono tuttavia beni e crediti che non possono essere pignorati. Tra i beni mobili, sono impignorabili, ad esempio, parte dell’arredamento (letti, tavoli e sedie, armadi, cassettiere), gli oggetti indispensabili allo svolgimento dell’attività lavorativa, le armi utilizzate per l’adempimento di un pubblico servizio, gli oggetti con un valore affettivo rilevante (ad es la fede nuziale, la corrispondenza e gli oggetti di famiglia).
Tra i crediti, sono impignorabili i crediti alimentari, tranne che per cause di alimenti, i crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.
Lo stipendio e le altre indennità di lavoro, possono essere pignorate fino a un quinto.
La pensione e le indennità sostitutive, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale (per l’anno 2020 ammonta a 460,00 euro), aumentato della metà. Rimane pignorabile solamente la quinta parte della parte eccedente.
Per una consulenza in materia, la sede dello Studio degli Avv.ti Berti e Toninelli è a Pistoia, in Piazza Garibaldi, 5. Offriamo assistenza ed assistenza in tutta Italia ed in particolare presso i Tribunali di Pistoia, Prato, Firenze e Lucca. Per contattarci, potete utilizzare questo link: https://www.btstudiolegale.it/contatti/